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Pagelle Parigi-Nizza 2021: solo la sfortuna ferma Primoz Roglic e Schachmann ringrazia, Bennett Re delle volate, italiani non pervenuti

Primoz Roglic (Jumbo-Visma), 9: Il successo gli sfugge per una doppia caduta e per una gestione non proprio perfetta dell’inseguimento. Ovviamente, resta l’ottima impressione destata sino all’ultima frazione, con tre splendidi successi di tappa che ormai lo avevano visto mettere sostanzialmente al sicuro il proprio trionfo finale. Una festa rovinata da quegli incidenti che a voler guardare con attenzione potrebbero tuttavia essere nuovi segnali di un certo nervosismo che a volte sembra scalfire quel suo sguardo di ghiaccio.

Maximilian Schachmann (Bora-hansgrohe), 8,5: Riesce a conquistare la Parigi – Nizza 2021 e nell’arduo compito di confermarsi come trionfatore (cosa che non succedeva ormai dal 2003). Ovviamente, lo ammette lui stesso, se è successo è dovuto alla sfortunata ultima giornata di Roglic, ma ci mette comunque anche del suo, con otto giorni di alto livello che comunque lo avrebbero visto concludere con un più che onorevole secondo posto.

Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech), 8: Forse ci si aspettava qualcosa in più da lui, visto l’eccezionale finale di stagione che lo aveva visto diventare uno dei migliori scalatori in circolazione, ma il secondo posto finale in una prova di prestigio come la Corsa del Sole resta un risultato importante, che ne conferma la solidità, anche mentale.

Sam Bennett (Deceuninck-QuickStep), 8,5: Su tre volate, ne conquista due, confermando di essere ormai uno dei migliori (se non il migliore) velocista al mondo. Perfetto finalizzatore di un treno ormai più che collaudato, l’irlandese è arrivato ai vertici e dimostra di saperci restare con naturalezza, cosa non sempre scontata a questo livello di competitività.

Lucas Hamilton (BikeExchange), 7,5: Parigi-Nizza convincente per il 25enne australiano che sembra tornato sui livelli di un paio di anni fa. Rimane sempre incollato ai migliori e non riesce a salire sul podio soltanto per una manciata di secondi. Questo piazzamento anticipa quello che potrebbe essere un ruolo da outsider nelle Grandi Corse a tappe.

Stefan Bissegger (EF Education-Nippo), 7: Sorprendente, ma fino ad un certo punto, il successo dell’elvetico nella cronometro di Gien, conquistata per soli 83 centesimi su Cavagna. Oltre alla vittoria, la seconda della carriera, che certifica la crescita di questo interessante prospetto, anche la soddisfazione per lui di indossare per un giorno la Maglia Gialla di leader.

Michael Matthews (Team BikeExchange), 7: Non vince, ma l’australiano lotta sin dalla prima giornata per prendere gli abbuoni che, al termine della seconda frazione, gli permettono di prendere la Maglia Gialla, che perde nella cronometro del giorno seguente dopo essersi comunque difeso molto bene. Oltre a questo, arrivano anche due terzi posti di tappa: un discreto bottino, considerando che era alla prima gara stagionale.

Tiesj Benoot (Lotto Soudal), 7: Il quinto posto finale è in linea con quello che ci si aspettava da lui prima dell’inizio della Parigi-Nizza. Non riesce a vincere tappe ma è sempre con i migliori e si conferma tra i corridori più competitivi in queste corse senza salite particolarmente impegnative.

Cees Bol (Team DSM), 7: La vittoria nella seconda tappa conferma le sue grandi qualità allo sprint, anche se nelle altre due occasioni fa fatica a trovare tempo e spazio per esprimersi allo stesso livello. Per il momento può decisamente ritenersi soddisfatto: tuttavia, per poter diventare davvero uno dei velocisti di riferimento dovrà fare molto di più.

Magnus Cort (EF Education – Nippo), 7: Corridore coriaceo e veloce, aggiunge un altro successo di spessore al suo crescente palmarès. Non è un corridore appariscente, ma è solido e concreto e lo dimostra con una splendida volata nell’ultima frazione, nascondendosi fino alla volata finale, interpretata alla perfezione grazie alla sua ottima lettura tattica.

Anthony Perez (Cofidis), 7: Conquista la maglia degli scalatori e va in fuga spesso, confermandosi corridore generoso, capace di lavorare tanto per i compagni, ma anche di ritagliarsi i suoi piccoli, grandi spazi quando ne ha l’occasione.

Christophe Laporte (Cofidis), 7: Cinque piazzamenti nella top ten, compresi due secondi posti che dimostrano la duttilità di un corridore veloce, resistente e potente. Gli manca qualcosa per compiere il salto di qualità, ma indubbiamente è arrivato ad un livello importante e probabilmente è solo una vittoria di peso che può permettergli di compiere, anche mentalmente, quello step che attualmente gli manca.

Matteo Jorgenson (Movistar), 7: Lo statunitense coglie benissimo l’occasione che la squadra gli concede, sfruttando una corsa in cui ha modo di esprimersi in prima persona per cogliere un ottimo e inatteso ottavo posto finale. Classe 1999, non è stato uno dei giovani più appariscenti della sua generazione, ma ha dimostrato una solidità interessante in questa corsa non proprio facilissima.

Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), 6,5: Quattro volate di buon livello per lo sprinter francese che si porta a casa un quarto, un quinto e due settimi posti. Gli manca ancora il colpo di reni per salire sul podio ma è sulla strada buona per riuscirci.

Pierre Latour (Total Direct Energie), 6,5: Un finale in crescendo per lo scalatore transalpino, che con il terzo posto della frazione conclusiva chiude al sedicesimo posto. Un piazzamento lontano dalla top ten ma che sicuramente gli dà morale, soprattutto dopo aver dovuto fare i conti con una caduta qualche settimana fa.

Guillaume Martin (Cofidis), 6,5: Il sesto posto finale è incoraggiante per lo scalatore francese, che si difende bene soprattutto a La Colmiane, anche se forse era lecito attendersi qualcosina di più.

Mads Pedersen (Trek-Segafredo), 6,5: Nelle prime due frazioni è protagonista, chiudendo sul podio due volate difficili, riuscendo poi nei giorni seguenti a realizzare una discreta cronometro, a conferma di una discreta condizione. In un percorso in cui non c’erano per lui molte altre opportunità prova anche ad andare in fuga, seppur senza fortuna.

Gino Mader (Bahrain Victorious), 6,5: Beffato da Roglic nella settima tappa, all’attacco nel finale dell’ottava, il giovane corridore elvetico si conferma tra i più interessanti prospetti della nuova generazione. Gli manca ancora qualcosa per poter rivaleggiare con alcuni suoi coetanei che ormai vanno per la maggiore, ma la sua è una crescita costante che può portarlo ad ottenere presto risultati importanti, ben più del già interessante decimo posto finale conquistato.

Rudy Barbier (Israel Start-Up Nation), 6: Tre top ten in volata per il 28enne corridore francese che prova a districarsi al meglio con l’aiuto non certo dell’ultimo arrivato, André Greipel. Con l’aiuto del tedesco sta migliorando molto e potrebbe sicuramente riuscire a raggiungere traguardi ancora migliori.

Mattia Cattaneo (Deceuninck-QuickStep), 6: Buona cronometro, all’attacco nella prima e nella settima tappa. Se poteva essere la sua occasione per cercare di fare classifica e dimostrare di poter salire di qualche gradino nelle gerarchie interne, la sua resta comunque una prova tutto sommato positiva, che ne conferma le qualità nel complesso.

Dylan Teuns (Bahrain Victorious), 6: Discreta Parigi-Nizza per il belga, che arriva vicino al successo di tappa a Biot ma che poi si perde nelle altre tappe chiave, non riuscendo ad andare il ventesimo posto in classifica generale.

Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix), 6: Tre discrete volate per il giovane velocista belga, che parte bene a Saint-Cyr-l’Ecole ma poi va decrescendo, dovendo abbandonare la corsa nel corso della settima tappa. Sicuramente un buon punto di partenza per la sua stagione.

Giacomo Nizzolo (Qhubeka Assos), 5,5: Il quinto posto di Bollène non basta per salvare una Parigi-Nizza che non gli sorride, fino a portare al ritiro alla vigilia della convulsa ultima tappa. Rimandato.

Pascal Ackermann (Bora-hansgrohe), 5,5: Volate non eccezionali nonostante la squadra lavori bene per lui. Per uno come lui non basta di certo il terzo posto nella quinta tappa (che migliora di ben poco il sesto e il settimo ottenuto nei giorni precedenti) per ritenersi soddisfatto, a livello personale e per il team.

Jai Hindley (Team DSM), 5,5: Alla prima corsa dell’anno, la rivelazione dello scorso Giro d’Italia non lascia il segno, vivendo una corsa difficile, lontano dai migliori. Era alla sua prima apparizione al termine di un inverno non semplice e si può comprendere. Anche se ovviamente ci si aspettava qualcosa in più.

Rohan Dennis (INEOS Grenadiers), 5: L’australiano non è particolarmente utile alla causa dei britannici. Si fa vedere nella cronometro individuale, ma nelle prove in linea non è all’altezza delle proprie potenzialità e quindi non è mai nel gruppo dei migliori in quelle più impegnative.

Arnaud Demare (Groupama-FDJ), 5: A parte il secondo posto nella prima tappa, male le altre due volate, in una delle quali viene declassato per una scorrettezza. Arrivato con grandi aspettative dopo i numerosi successi dello scorso anno, per adesso nel 2021 è ancora a secco: in vista dei grandi appuntamenti che arrivano il suo bel sorriso sembra un po’ vacillare.

Richie Porte (Ineos Grenadiers), sv: Neanche il tempo di iniziare la corsa, la sua prima con la maglia del team britannico dopo più di cinque anni, che l’australiano è costretto ad alzare bandiera bianca ad una trentina di chilometri dal traguardo della prima tappa.

Tao Geoghegan Hart (Ineos Grenadiers), sv: La sfortuna che ha colpito Porte nella prima frazione torna a bussare in casa Ineos Grenadiers nella quarta tappa, con il vincitore del Giro d’Italia 2020 che finisce a terra a pochi chilometri dal traguardo. Al termine della cronometro del giorno precedente, il britannico pagava già 38 secondi di ritardo da Roglic in classifica, ma le tappe a lui congeniali sarebbero arrivate nei giorni successivi, dunque ci sarebbe probabilmente stata la possibilità per il 25enne di cercare un buon piazzamento.

Brandon McNulty (UAE Team Emirates), sv: Ancora più sfortunato di Geoghegan Hart è stato il giovane statunitense che, al momento della caduta che lo ha portato al ritiro durante la sesta tappa, si trovava al terzo posto in classifica generale, a 37″ da Roglic. Un peccato, dato che avrebbe avuto la possibilità di lottare almeno per il podio finale.

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