Andare in bici si può? Sì, ma non fatelo #IoRestoaCasa

Andare in bici ai tempi del coronavirus è consentito, ma sarebbe decisamente meglio evitare. Se dalle prime disposizioni sembrava abbastanza chiaro (e così avevamo interpretato con soddisfazione anche noi) che l’utilizzo della bicicletta fosse consentito solo per gli spostamenti necessari, oppure ai professionisti per allenarsi, le disposizioni odierne del Ministero della Salute hanno chiarito che l’attività motoria è consentita a tutti, entro certi limiti chiaramente. Una interpretazione francamente incomprensibile, non solo in virtù del decreto-legge emanato, ma soprattutto in virtù di una situazione di grande complessità che tutta la popolazione mondiale, non solo italiana, sta vivendo. L’appello #IoRestoaCasa viene così completamente stravolto nel suo senso principale e il buon senso sembra perdersi…

Andare in bici in questo momento non è strettamente necessario ai non professionisti e come tutte le attività di questo tipo non andrebbe fatto. Può essere un sacrificio, così come lo sono molti altri (diversi per ognuno di noi probabilmente), ma va fatto. Siamo in pandemia e anche le persone che non manifestano sintomi sarebbero potenzialmente positive se le venisse fatto un tampone. Studi scientifici dimostrano che una gran parte dei contagi avvengono proprio da persone che non sanno di aver contratto il coronavirus. Uscire se non necessario (in bici, a piedi, in moto, triciclo, monopattino e chi più ne abbia più ne metta), significa correre rischi in prima persona, ma anche farli correre a tutti coloro con cui ci avviciniamo. È una questione di responsabilità civile.

Forse per la prima volta nella storia recente, ognuno di noi ha davvero la possibilità di fare la differenza in prima persona. E questo significa agire con buon senso. Pensare non alle proprie esigenze, ma a quelle più generali. A partire dalla propria famiglia. Correre qualsiasi tipo di rischio non necessario può portare a far ammalare un nostro familiare o amico. Tutti noi abbiamo un parente (genitore, nonno o zio) che appartiene alla fascia considerata più a rischio e se non è nella nostra cerchia ristretta, può essere il padre, madre, nonno, nonna, zio, zia di un nostro caro amico (che magari incontriamo per caso un giorno durante il nostro giro in bici).

Nessun uomo è un’isola. Siamo tutti connessi. Come tali dovremmo ragionare sempre. E se non è possibile farlo veramente in ogni momento delle nostre frenetiche vite per ragioni che possono anche essere valide nella normale quotidianità, questa volta dobbiamo farlo. Ognuno di noi, giorno per giorno, fino a quando tutto questo non sarà finito. E se l’emergenza durerà a lungo il discorso è ancora più valido. Più ognuno di noi si applica, più sarà possibile sconfiggere il coronavirus e rialzarsi tutti assieme.

Noi di SpazioCiclismo, al di là del decreto, restiamo a casa. Se non siete professionisti, fatelo anche voi

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