Parigi-Roubaix 2018, chiusa senza procedimenti l’inchiesta sulla morte in gara di Michael Goolaerts: “Nel corpo tracce di Ventolin e Valium, ma nessuna evidenza di pratiche illecite”

A distanza di 8 anni dall’accaduto, è stata archiviata l’inchiesta sulla morte di Michael Goolaerts avvenuta durante la Parigi-Roubaix 2018. Il corridore belga, in gara con la maglia della Veranda’s Willems-Crelan, perse il controllo della sua bicicletta e finì ad alta velocità fuori strada: trasportato in ospedale, l’allora 23enne spirò nelle ore successive per le conseguenze di un arresto cardiorespiratorio. Subito dopo il fatto, la Procura di Cambrai, in Francia, aprì un procedimento per fare luce su quelle che potevano essere state le cause del decesso, considerate dalle autorità all’epoca non chiare.
Il verdetto, reso pubblico dalla magistrata Ingrid Görgen, interpellata da L’Équipe, è quindi di archiviazione: “Non ci sono prove che suggeriscano la commissione di alcun reato, ad esempio, azioni tali da configurare un omicidio colposo. Non è stato possibile stabilire che una o più sostanze siano stata somministrate o abbiano avuto un ruolo causale nella morte del corridore“.
Nel dettaglio, la causa della morte è stata attribuita a uno scompenso cardiaco dovuto a una patologia cardiaca pre-esistente: “Secondo le analisi effettuate Michael Goolaerts soffriva di cardiomegalia (ingrossamento del cuore – ndr) – le parole della magistrata – Le indagini e le testimonianze raccolte indicano che Goolaerts ha perso il controllo della bicicletta ed è andato a sbattere contro un terrapieno, entrando poi in una condizione di arresto cardiorespiratorio“.
Görgen ha precisato che “gli esperti da noi interpellati, viste alcune anomalie statistiche riscontrate in alcuni dati del suo passaporto biologico, si sono chiesti se in passato avesse fatto uso di sostanze dopanti. Tuttavia, le indagini mediche su possibili precedenti pratiche di doping, che non possono essere accertate, non hanno rivelato alcuna prova. Non sono state rilevate sostanze proibite, sostanze al di sopra delle soglie regolamentari o sostanze considerate di uso non comune“.
Nelle analisi condotte nei mesi successivi al decesso, secondo quanto reso noto allora dalle autorità che avevano il procedimento in carico, furono trovate “tracce di Ventolin e Valium, ma ben lontane da concentrazioni che potevano essere significative. Inoltre, è stata trovata una dose significativa di caffeina – fece rilevare all’epoca il procuratore Rémi Schwartz – Nulla di straordinario, anche se questi numeri sollevano comunque interrogativi su cosa ci facesse un atleta di 23 anni con simili sostanze in corpo“.
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