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Italia, dopo l’incidente dello scorso anno prosegue il recupero per Samuele Manfredi che promette: “Tornerò a correre in bici”

Continua il percorso di recupero per Samuele Manfredi. Il ciclista ligure era stato investito da un’auto che non aveva rispettato lo stop il 10 dicembre 2018, mentre si allenava sulle strade di casa. Ricoverato in gravi condizioni, il 19enne era rimasto per un mese in coma farmacologico prima di risvegliarsi, anche se la sua situazione continuava ad essere complicata, dato che non riusciva a parlare e muoversi. Da allora, è iniziata la lunga riabilitazione presso una struttura specializzata a Ferrara, che pian piano ha permesso a Manfredi di tornare a parlare e a muovere le braccia, mentre per le gambe la situazione resta difficile. Il giovane corridore, che quest’anno avrebbe dovuto correre con la squadra satellite della Groupama-FDJ, non si dà però per vinto e, molto agguerrito, afferma sulle pagine della Gazzetta dello Sport odierna di voler tornare a praticare lo sport che ama.

Tornerò a correre in bici – esordisce il 19enne, che nel 2018 conquistò la Gand-Wevelgem juniores e arrivò secondo nella Parigi-Roubaix di categoria – Non ho paura della riabilitazione, ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma nessuno mi ferma. Fino a qualche mese fa non avevo forza nelle braccia. Ora fanno il loro lavoro, è stata una lenta risalita: devo dire grazie a tutti, medici, infermieri. Mi resta l’ostacolo maggiore: le gambe“.

Per velocizzare il recupero degli arti inferiori, un mese fa il ragazzo è stato nuovamente operato e gli è stato inserito un apparecchio che rilascia una sostanza in grado di aiutare il cervello a dare gli impulsi giusti: “Dopo l’intervento, ci sono stati dei netti miglioramenti, faccio due sedute al giorno, circa 5-6 ore in totale, ma potrei arrivare a 10. I medici mi guardano stupito “Non sei stanco?”, dicono. No, chi ha fatto ciclismo conosce bene la fatica. E poi devo rientrare in gruppo, non posso aspettare”.

Manfredi continua dichiarando di non ricordare nulla dell’incidente e lancia anche un appello per fare in modo che episodi come il suo non capitino più: “Mi sono svegliato in ospedale e non capivo. Poi mi hanno spiegato, inutile piangersi addosso. Dico solo che accade troppo spesso. Troppo spesso in Italia un ciclista muore o rischia la vita. Chi pedala è il più fragile, va protetto come accade all’estero. E ci vuole più cultura sportiva, da noi manca”.

Me la riprendo la mia vecchia vita“, dichiara infine con grande combattività, e non manca di ringraziare Antonio Tiberi che, dopo aver conquistato la cronometro iridata juniores la scorsa settimana, aveva dedicato la vittoria proprio a Manfredi: “Tiberi mi ha commosso con la sua dedica. Mi ha telefonato, è stato bellissimo, mi sono sentito parte del gruppo. Di solito andavo in fuga io, adesso mi tocca inseguire. Ma forse il destino non sa che ho vinto l’oro proprio in quella specialità…”, conclude il giovane che, nel 2018, si laureò campione europeo juniores su pista proprio nell’inseguimento individuale.

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