One Cycling, il progetto prosegue nonostante la bocciatura dell’UCI: “Abbiamo una proposta che pensiamo funzioni e che permetterà a squadre e organizzatori di guadagnare soldi”

I promotori del progetto One Cycling vanno avanti nonostante il no dell’Unione Ciclistica Internazionale. La scorsa settimana, nell’annunciare i calendari WorldTour per la prossima stagione, il massimo organismo mondiale del ciclismo aveva bocciato la proposta di questa nuova organizzazione di inserire quattro nuove corse nel programma della massima categoria, ritenendo il progetto “incompatibile con il quadro normativo e di gestione dell’UCI” ma dicendosi comunque disponibile a “continuare le discussioni” nel prossimo futuro. Una piccola apertura sulla quale i rappresentanti di One Cycling, del quale fanno parte numerosi team e organizzatori ed è sostenuto dal fondo sovrano saudita, sembrano intenzionati a concentrarsi per proseguire lo sviluppo del progetto e programmarne il lancio con un anno di ritardo, a partire quindi dal 2027, secondo quanto riportato da Escape Collective.

Cyclingnews riferisce invece che i promotori del progetto sarebbero disposti anche ad arrivare allo scontro diretto con UCI e ASO (principale oppositore della nuova organizzazione) per portare avanti i loro piani, e una fonte anonima di One Cycling ha svelato al sito di lingua inglese che i più grandi marchi di consumo del mondo sono pronti a investire nel ciclismo se il progetto si concretizzerà e lo sport sarà trasformato.

Gli sport che sono disposti a trasformarsi e a cambiare sono interessanti per gli investitori; quelli che non lo sono rimarranno indietro – le parole della fonte anonima – Il ciclismo professionistico è su un baratro in questo momento. La conseguenza di nascondere la testa sotto la sabbia potrebbe essere la morte. Il ciclismo corre questo rischio”.

Abbiamo una proposta commerciale che pensiamo funzioni – ha proseguito – Pensiamo che farà crescere le entrate di questo sport. Permetterà alle squadre e agli organizzatori che sono in perdita di guadagnare potenzialmente soldi. Non so come qualcuno che presiede uno sport possa ignorare questo aspetto o creare impedimenti perché questo cambiamento avvenga“.

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