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Deceuninck-QuickStep, Patrick Lefevere attacca l’UCI: “Questo ciclismo è una dittatura”

Si rinnova lo scontro verbale fra Patrick Lefevere, uno dei manager più navigati ed esperti del mondo World Tour, e l’UCI. Il belga, motore di una delle formazioni più vincenti del lotto, la Deceuninck-QuickStep ha scagliato forti accuse nei confronti del governo del ciclismo mondiale, sottolineando diversi punti di contrasto fra quelli che sono i suoi punti di vista sulla gestione dello sport e quelli del massimo organismo politico. Particolarmente “caldo”, secondo Lefevere, il fronte che rimane aperto fra UCI e Velon, che avrebbe anche portato a un contenzioso legale fra le due entità.

“Ci hanno informato via e-mail di una nuova modifica alle regole – le parole del dirigente belga riportate da Wielerflits – D’ora in poi non sarà più consentito condividere dati come velocità, frequenza cardiaca o potenza tramite video. Non devi essere andato molto a scuola per capire qual è l’intenzione alla base di questo: l’UCI vuole eliminare Velon”. Lefevere parla anche delle Hammer Series, altro motivo di contrasto: “L’intenzione era di espandersi in Colombia e Turchia, ma l’UCI ha attivamente sostenuto la ritirata di quei paesi. Velon si è rivolta per questo  all’Autorità europea per la concorrenza e per questo l’Unione ciclistica internazionale ha prelevato un milione di euro dal Fondo di emergenza per pagare la difesa nel contenzioso”. Fondo che però è finanziato da squadre e organizzatori e mira ad aiutare le formazioni o le competizioni che hanno difficoltà finanziarie.

Il capo della Deceuninck-Quick-Step ritiene che le squadre non siano abbastanza considerate: “Siamo tenuti lontani da qualsiasi processo decisionale. Ad esempio, le squadre hanno solo due dei dodici voti nell’organismo consultivo del Consiglio ciclistico dei professionisti. Ma poi le decisioni che contano spettano al Comitato di gestione, dove tutti i seggi sono occupati dall’UCI. Si può proprio dire che questo ciclismo non sia altro che una dittatura”, le affermazioni di Lefevere.

Il belga sottolinea come “l’Unione ciclistica internazionale stia combattendo contro qualsiasi cosa, ma trascura ciò che dovrebbe davvero fare, ovvero regolare il nostro sport. La competizione con altre discipline sta diventando sempre più difficile. Ma questo loro non lo vogliono capire: il ciclismo è diventato un locale in cui le persone combattono e che non attira le persone”.

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