UCI, la grande crisi delle squadre Professional: nel 2027 potrebbero essercene solo 14 – Nel 2018 erano il doppio
Il ciclismo professionistico su strada è davvero in salute? Ci sono alcuni numeri, che sono in particolare quelli relativi al seguito che hanno le corse più importanti, e quelli inerenti ai fondi a disposizione di (alcune) squadre che sembrano indurre a una risposta affermativa a questa domanda. Altri dati, senza dubbio con un riscontro più immediato, lascerebbero però pensare il contrario. Andando oltre la vetrina WorldTour (dove, peraltro, difficoltà economiche e gestionale sono comunque abbastanza ricorrenti) e scendendo a quote Professional, in panorama delle realtà affiliate all’Unione Ciclistica Internazionale, si fa davvero gramo.
A poco più di tre mesi dalla conclusione della stagione in corso, e quindi nel pieno del momento in cui si fanno i programmi per quella alle porte, si ha la certezza della presenza in gruppo di solo 14 squadre con la qualifica Professional per il 2027. Attualmente le formazioni del secondo livello mondiale sono 17, ma c’è già la certezza che a fine annata la belga Flanders-Baloise chiuderà i battenti. Inoltre, sul destino della spagnola Kern Pharma e della francese TotalEnergies ci sono nubi che non riescono – almeno per ora – a essere spazzate via dai rispettivi dirigenti operativi.
Il conto è presto fatto, anche se non tiene conto di eventuali realtà disposte a tentare il salto da Continental a Professional a breve termine. Ci starebbe pensando l’ungherese United Shipping, ma non prima del 2028, voci vorrebbero la cinese Li Ning Star interessata a una “promozione” e qualcosa in tal senso potrebbe riguardare anche la giapponese Team Ukyo. Siamo però nel campo delle ipotesi, mentre la realtà è quella di una categoria che si sta contraendo, anno dopo anno.
Facendo giusto qualche passo indietro e spostandoci all’era pre-Covid, il confronto è drammatico, sportivamente parlando. Nella stagione 2018, di squadre Professional attive ce n’erano 27 (ventisette!), a fronte di un numero di squadre WorldTour (18) identico a quello di oggi. Da quelle 27 sono sparite, per motivi e in tempi diversi, l’irlandese Aqua Blue Sport, la polacca CCC, la russa Gazprom Rusvelo, le statunitensi Holowesko-Citadel p/b Arapahoe Resources, Rally Cycling e United Healthcare, la colombiana Manzana Postobon, la neerlandese Roompot-Nederlandse Loterij, le francesi Delko Marseille Provence KTM, Fortuneo-Samsic (poi diventata Arkéa-Samsic e più recentemente Arkéa-B&B Hotels, prima di scomparire) e VitalConcept (diventata poi B&B Hotels-KTM) e tre belghe, ovvero Vérandas Willems-Crelan, Wanty-Groupe Gobert (confluita nell’attuale Lotto-Intermarché, WorldTour) e WB Aqua Protect Veranclassic, che ha chiuso i battenti poco meno di un anno fa, dopo diversi cambi di denominazione.
Alla lista vanno poi aggiunte, oltre alla Hagens Berman Axeon (diventata squadra giovanile), le italiane Androni Giocattoli-Sidermec, Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini e Wilier Triestina-Selle Italia, entità che non hanno interrotto poi le loro attività, in tempi diversi. Negli anni successivi al 2018, poi, si sono affacciate sulla scena Professional la danese Riwal Readynez, la portoghese W52-Porto e la neozelandese Bolton Equities Black Spoke, anch’esse sparite dalla circolazione.
Sull’altro piatto della bilancia, ci sono le squadre che in questo periodo “ce l’hanno fatta”, ovvero sono riuscite a consolidarsi: la Uno-X è WorldTour, Pinarello-Q36.5 e Tudor non lo sono nominalmente, ma in pratica lo sono, e – sempre in questo decennio – vanno considerate anche la Polti VisitMalta (partita, da Professional, come Eolo-Kometa nel 2021), la Solution Tech-Nippo-Rali (partita come Corratec-Selle Italia nel 2023) e la Unibet Rose Rockets, entrata nel secondo livello del ciclismo mondiale poco più di un anno fa. Inoltre, a inizio 2026 è apparsa sulla scena di categoria la statunitense Modern Adventure. Il saldo della bilancia, numericamente parlando, è comunque ampiamente negativo, in termini di realtà attive.
I motivi? Il nocciolo del discorso cade sempre sulla disponibilità economica e sulla possibilità di trovare dei sostegni che possano coniugare la competitività con la sostenibilità, a fronte di un calendario sempre più bloccato per via degli inviti obbligatori alle corse più importanti e di uno spazio, quello legato al lancio dei giovani corridori, che, stagione dopo stagione, viene occupato dalle squadre di sviluppo che sono diretta emanazione dei “colossi” WorldTour.
C’è qualcosa che non va? Probabilmente sì, almeno a guardare i numeri. Chissà, a questo punto, se nelle stanze del palazzo di Aigle, in Svizzera, dove c’è la sede dell’UCI, c’è qualcuno che si sta ponendo questa stessa domanda…
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