Tour de France 2026, l’UCI difende i controlli antidoping notturni: “Sono una misura eccezionale, ma rispondono a un interesse superiore: la lotta al doping”

L’Unione Ciclistica Internazionale si schiera con l’ITA nella polemica sui test antidoping notturni al Tour de France 2026. Nell’ormai nota vicenda che ha visto Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard (e anche altri corridori) svegliati in piena notta dagli ispettori dell’Agenzia Internazionale per i Test (ITA) per dei controlli a sorpresa, il massimo organismo mondiale del ciclismo ha emesso un comunicato nel quale sostiene tali misure (che restano comunque “eccezionali”) nell’ambito di un “interesse superiore” quale è la lotta al doping, pur riconoscendo i possibili disagi per i corridori. Di seguito, il comunicato completo dell’UCI.

“A seguito delle numerose reazioni registratesi negli ultimi giorni in merito ai controlli antidoping a sorpresa effettuati dall’Agenzia Internazionale per i Test (ITA) durante il Tour de France – in particolare a seguito della dichiarazione rilasciata dall’Associazione dei Corridori Professionisti (CPA) – l’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) desidera rispondere e ribadire che la lotta al doping rappresenta una priorità assoluta.

L’UCI riconosce naturalmente che i controlli notturni possono compromettere il riposo e il recupero dei corridori e desidera ribadire che l’effettuazione di tali controlli al di fuori dell’orario normale rimane una misura eccezionale, riservata a circostanze limitate e giustificate. Pur essendo pienamente consapevole di quanto tale misura sia onerosa per i corridori, l’UCI sottolinea tuttavia che questi controlli rispondono a un interesse superiore: la lotta al doping.

Nel 2021, l’UCI ha affidato all’ITA la gestione del proprio programma antidoping – compresa la pianificazione e l’esecuzione dei controlli – al fine di garantirne l’indipendenza e massimizzarne l’efficacia. In quest’ottica, l’UCI sostiene pienamente l’ITA nell’utilizzo di ogni mezzo a sua disposizione per svolgere la propria missione nel modo più efficace possibile, nel rispetto, naturalmente, del Codice mondiale antidoping dell’Agenzia mondiale antidoping (WADA), dei regolamenti dell’UCI e della legislazione applicabile in ciascun paese per lo svolgimento dei controlli (come nel caso in esame, con l’approvazione del giudice competente) e/o la raccolta di informazioni.

L’UCI ritiene fondamentale che tutte le parti interessate si uniscano e sostengano il programma antidoping in vigore nel ciclismo, ormai riconosciuto dalle autorità sportive competenti come un punto di riferimento in questo campo.

Il requisito di indipendenza, rigore ed efficacia del proprio programma antidoping comporta un costo per il ciclismo, sostenuto collettivamente da tutte le parti interessate: ogni anno vengono investiti oltre 10 milioni di euro nella raccolta, nell’analisi e nella rianalisi dei campioni, nonché nella raccolta di informazioni, in occasione di tutti gli eventi che rientrano nella sfera di competenza normativa dell’UCI, compreso il Tour de France. Questo investimento riflette la determinazione dell’UCI a proteggere i corridori che rispettano le regole e a perseguire senza sosta il rafforzamento dei propri strumenti contro chi bara.

L’UCI continuerà a sostenere l’ITA nello svolgimento della sua missione, nel pieno e completo rispetto della sua indipendenza, al servizio di uno sport ciclistico più pulito e credibile”.

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