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Deceuninck-Quick-Step, Yves Lampaert racconta il Fiandre: “È il nostro mondiale”

La sesta partecipazione di Yves Lampaert al Giro delle Fiandre dovrà aspettare. Il belga doveva essere uno dei protagonisti alla Ronde Van Vlaanderen di quest’anno, dopo aver ben figurato in diverse classiche nella scorsa stagione. Il coronavirus ha modificato in corsa i suoi piani, costringendolo, come tutti i rivali, ad allenarsi per pianificare ciò che potrà essere la seconda parte della stagione, che comprende il recupero delle competizioni annullate nella prima. Il corridore della Deceuninck-Quick-Step tuttavia non ha mai ottenuto grandissimi risultati nella sua gara fiamminga preferita, non andando mai oltre al diciassettesimo posto nella sua carriera. Il secondo posto alla Omloop Het Nieuwsblad 2020 dimostrava la sua ottima condizione, che dovrà cercare di recuperare in futuro.

Il classe ’91 ha raccontato quanto significa questa corsa per lui e per il suo Paese: “Per me e per molti altri il Giro delle Fiandre non è solo il più grande obiettivo dell’anno, è il nostro mondiale. Ha lo stesso significato e prestigio. È il giorno in cui un intero Stato si ferma, un giorno nazionale che vede centinaia di migliaia di fan lungo le strade che vogliono vedere il plotone passare anche se è solo per un breve momento. Il Fiandre è parte della nostra identità, è qualcosa che ci definisce. Non correrlo quest’anno diventa più deludente giorno dopo giorno, più ci avviciniamo a domenica. Ne parlo con i miei vicini e sapere che non si corre questo weekend ti fa capire quanto sia strano tutto. D’altra parte, la sicurezza delle persone è la cosa più importante ora, e tutto ciò che puoi fare è che la situazione passi”.

Il mio debutto al Fiandre non è stato facileha poi riconosciuto Lampaert “Era il mio secondo anno da professionista e ho forato, poi sono riuscito a rientrare in gruppo solo per cadere duramente prima della seconda volta sull’Oude Kwaremont. Ma prima di tutto, mi sono divertito quel giorno. Questo è il Fiandre, hai una relazione di amore-odio. L’ultimo giro sull’Oude Kwaremont e il Paterberg è uno dei momenti più duri nella stagione ciclistica e ti fa soffrire e lottare molto. D’altra parte, solo essere alla linea di partenza ti dà molto orgoglio e ti permette di goderti la fantastica atmosfera, che ti fa voler dare il 110%”.

Il belga ha infine passato in rassegna le salite più rappresentative del Fiandre: “Il Kapelmuur, anche se si fa presto nella corsa, movimenta sempre le cose. Rende tutti nervoso perché tutti sanno che devi essere in una buona posizione lì. Praticamente ogni anno succede qualcosa su quello strappo. Poi, a circa 50 chilometri dall’arrivo, si sale sul Koppenberg sui suoi ciottoli sconnessi. È la salita più dura nel Fiandre, ed è anche molto stretta. Bisogna farla al proprio ritmo. Un altro punto chiave della corsa è l’Oude Kwaremont, che è anche la mia salita preferita. Molto irta all’inizio, poi una parte centrale molto veloce, e poi di nuovo piuttosto impegnativo fino all’arrivo. Se stai bene sull’Oude Kwaremont, stai bene anche sul Paterberg che ha una sezione di 100 metri al 22% circa. È davvero importante fare uno sforzo intenso, ma bisogna anche stare attenti a non esplodere”.

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