© Unipublic / Charly Lopez

CPA, i corridori ritirati nel 2019 non hanno ancora ricevuto il pagamento dal Fondo di Transizione

Il CPA fa fatica a pagare i corridori che ricorrono al fondo di transizione. Secondo Cyclingnews, a fine 2019 ben 69 corridori dopo aver appeso la bici al chiodo hanno fatto richiesta di ricorrere al fondo pensato proprio per affrontare la transizione dalla vita da ciclista a quella successiva, con la cifra dovuta in tutto il 2020 che ammonta a 12500€. Ad oggi, però, hanno ricevuto soltanto 3000€ con l’associazione dei corridori che si è giustificata con la crisi economica derivata dalla pandemia, ma non solo, anche perché per chi si è ritirato nel 2019 i fondi dovrebbero essere stati stanziati prima.

 

Uno dei problemi è il mancato adeguamento dei premi (il fondo è infatti finanziato con una trattenuta del 5% sui premi, che però gli organizzatori non sempre pagano oppure versano a team e corridori) e al crescente numero di corridori che fanno ricorso al fondo: “La prima e più ovvia motivazione è legata al fatto che sempre più corridori fanno richiesta per il Fondo di fine carriera, mentre i premi non sono aumentati – è stato il commento del CPA – I premi non aumentano da vent’anni, ma il ciclismo si è trasformato e ci sono molti più team e corridori”.

 

I corridori in attesa della restante cifra dovranno attendere almeno fino a febbraio e potrebbero comunque non ricevere tutta la somma prevista, visti i tagli diventati necessari dopo la crisi economica legata al coronavirus, mentre è più incerta la situazione per chi si ritirerà nel 2020: “Stiamo valutando varie idee oltre a quella di un nuovo regolamento che prevede pagamenti in proporzione agli anni di carriera, richiesta di aumentare i premi, chiedere un contributo a UCI, organizzatori e sponsor aumentando la percentuale di quanto dovuto al fondo”.

 

Dal canto loro i corridori ritirati nel 2019 continuano ad attendere e, stando a quanto rivelato da uno di loro (rimasto anonimo) a Cyclingnews, non sembrano averla presa molto bene: “Non voglio sembrare un vecchio brontolone, ma io credo che ci debbano altri 9000 euro. Non ha senso usare la pandemia come scusa, perché non c’era una pandemia l’anno scorso. Non mi sembra corretto, perché alcuni di noi sono stati corridori per molti anni e l’impressione è che abbiano fatto male i calcoli, ma bisogna essere coerenti. Hanno trattenuto delle percentuali dai miei premi per anni e per cosa? Che fine hanno fatto quei soldi?”.

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