© Jean-Claude Fauchere

Bahrain-Merida, Nibali conferma Tour e Mondiale come obiettivi principali passando per Sanremo, Liegi e Vuelta

Vincenzo Nibali torna a parlare a margine del mancato esordio stagionale alla Vuelta a San Juan 2018. Il messinese, colpito da un virus intestinale che lo costringerà a riposarsi per alcuni giorni, ancora non ha deciso cosa fare nel futuro prossimo, ma la situazione attuale non cambia la sua stagione. Se rimarrà in Argentina ad allenarsi, per poi presentarsi al via del Tour of Oman 2018, in programma dal 13 al 18 febbraio prossimi, o se tornerà in Europa per poi correre un’altra corsa prima della rassegna ASO, la sostanza dell’anno non cambia. In un’intervista pubblicata quest’oggi da Gabriele De Bari de Il Messaggero, il capitano della Bahrain – Merida torna dunque a fare il punto degli obiettivi stagionali.

Confermo che sarò al Tour de France per cercare il bis su un percorso che mi piace tanto”, afferma come prima cosa, pur ammettendo che non è stato facile decidere di saltare il Giro d’Italia: “La rinuncia è stata dolorosa, però i programmi vanno fatti anche insieme al Team ed è stato deciso di privilegiare la partecipazione al Tour. Ad ogni modo, con Froome, Aru e Domoulin, sarà lo stesso grande spettacolo. Il tracciato del Giro è molto classico, credo che manchi una grande salita, perciò abbiamo deciso di provare a rivincere la maglia gialla”, ammette in seconda battuta.

Nibali aggiunge che, con questo programma, il suo obiettivo principale per la prima parte di stagione sarà la Liegi-Bastogne-Liegi, passando per il Giro delle Fiandre, per poi riposarsi a maggio, affrontare il Tour e quindi la Vuelta, “per arrivare rodato e competitivo al Mondiale di Innsbruck“, su un percorso molto selettivo che lo “stuzzica parecchio” e che dovrebbe “esaltare” le sue caratteristiche. Un altro obiettivo che potrebbe inserirsi nell’elenco è la Milano-Sanremo: “Devo ancora decidere se andare o meno alla Parigi-Nizza, ma alla Classicissima non mancherò e mi piacerebbe migliorare il mio terzo posto”.

Il vincitore del Tour de France 2014 torna anche sul Caso Froome, confermando un approccio prudente: “Penso sia giusto e corretto aspettare la soluzione della vicenda. La lotta al doping ha comunque compiuto passi avanti importanti soprattutto perché, oltre all’UCI, ogni team investe molti soldi per controllare i propri atleti. I casi sono ormai diventati molto rari e questo è fondamentale per la credibilità dello sport”.

Un altro argomento che accende sempre l’interesse è quello della sua rivalità con Fabio Aru, che però viene ancora una volta minimizzata: “Noi siamo amici da tempo, ma in gara ognuno deve fare la propria corsa. Capiterà anche di essere nemici”. Riguardo ad un’eredità futura, Nibali sostiene che Formolo e Moscon “hanno dimostrato il loro valore”, ma che “devono avere pazienza per crescere e diventare competitivi, in un ciclismo sempre più globalizzato e quindi ancora più difficile”.

Di certo, l’assenza di una formazione WorldTour con licenza italiana, non favorisce una crescita compatta dei giovani italiani: “È un discorso lungo. Non è facile allestire una squadra di questo tipo, parliamo di settanta-ottanta persone, tra corridori e staff. Occorrono tanti soldi e in Italia, in questo periodo, si fa fatica a trovarli”.

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