Chris Froome: “Con i miei numeri di 8 anni fa, oggi non arriverei nei primi 20. Pogačar riesce a fare per più di 40 minuti quello che io facevo per circa 10 minuti”

Chris Froome si toglie il cappello di fronte alle prestazioni di Tadej Pogačar. Il britannico ha da poco confermato la sua decisione di ritirarsi dal ciclismo professionistico, dopo che la Israel – Premier Tech (oggi NSN Cycling Team) ha deciso di non rinnovare il suo contratto, in scadenza alla fine del 2026. Il vincitore di quattro Tour de France è attualmente impegnato come ambassador di alcuni brand, tra cui Skoda, con cui ha partecipato ad alcuni eventi collaterali durante quest’edizione della Grande Boucle. In un’intervista concessa ad Adam Blythe, ex corridore oggi voce di Eurosport, il classe ’85 ha parlato delle grosse differenze tra il ciclismo attuale e quello di 10 anni fa, quando era all’apice della sua carriera.

Nella conversazione con il connazionale, Chris Froome ha spiegato cosa è cambiato dal suo dominio al Tour de France a quello di Pogačar, cominciando da una considerazione sui watt espressi durante i momenti chiave della corsa: “Tadej riesce a fare per più di 40 minuti quello che io facevo per circa 10 minuti. È cambiato tutto davvero tanto, è difficile da dire come andrei oggi perché l’asticella è stata spostata molto più in alto. Con i numeri che facevo sette o otto anni fa, probabilmente non arriverei nei primi 20 ora. Questo è ciò che penso, vedendo le gare e guardando i tempi che fanno registrare i corridori in salita”.

Riguardo queste dichiarazioni, va ricordato che il periodo d’oro di Chris Froome è durato dal 2013 al 2017, quando il britannico ha vinto i suoi quattro Tour de France. L’anno dopo, l’uomo immagine del Team Sky ha vinto il Giro d’Italia 2018 con quello storico attacco sul Colle delle Finestre e ha chiuso la Grande Boucle in terza posizione, vedendo vincere il compagno di squadra Geraint Thomas. Oggi la sua vita è da spettatore del ciclismo: “È fantastico guardare il ciclismo oggi, non mi perdo un secondo. Sono davvero grato per la mia carriera ma, allo stesso tempo, quando vedo Pogacar correre penso ‘Grazie a Dio non sono lì ora’“.

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