Mondiali Montréal 2026, anche Michael Matthews si unisce alla polemica: “Alcune squadre hanno lavorato assieme a prescindere dalla nazionalità”

Continuano i commenti riguardo le collaborazioni fra corridori ai Mondiali di Montréal 2026. Alle parole di Tom Pidcock, che ha chiaramente accusato Isaac Del Toro di aver voluto favorire il suo compagno di club Brandon McNulty, ostacolando l’inseguimento, si unisce il vice-campione del mondo Michael Matthews. L’australiano, che dopo l’arrivo non ha nascosto la sua gioia per il successo spendendo parole di grande rispetto per l’unico che era stato in grado di batterlo, definendolo “il più forte” o “un ciclista migliore” almeno relativamente a quella gara, successivamente non ha nascosto un po’ di amarezza per come si sono svolte le cose nell’inseguirlo.

Oltre al grande lavoro dei compagni, Matteo Jorgenson e Quinn Simmons, che ovviamente accetta e loda, il classe 1990 non manca di notare come “ci sia stato un po’ di lavoro di squadra fra certi corridori“, che sostanzialmente “collaboravano fra loro”. Per questo ritiene che “se meno squadre avessero lavorato assieme a prescindere dalla nazionalità, allora lo avremmo ripreso“. Il 36enne di Canberra, che domenica ha così conquistato il suo quarto podio mondiale a livello individuale (senza contare il successo fra gli U23), resta comunque fatalista e consapevole che “le cose stanno così“, senza dunque fare accuse più circostanziate, consapevole di una consuetudine che purtroppo non sarà la prima né l’ultima volta che fa parlare di sé.

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