Mondiali Montréal 2026, Lorenzo Finn racconta la sua prima tra i pro’: “Un mattone per il futuro. Alla fine mi sembrava di essere morto, ma ho vissuto l’emozione di stare davanti”

I Mondiali di Montréal 2026 hanno segnato il passaggio di Lorenzo Finn tra i professionisti con la maglia della nazionale. Il ligure dopo aver vinto il titolo iridato juniores nel 2024 a Zurigo e Under 23 nel 2025 a Kigali, si è confrontato per la prima volta con il massimo livello, andando a fare un’esperienza formativa di grande importanza. L’azzurro era il più giovane al via della prova in linea elite (19 anni e 282 giorni) e ha concluso al 55° posto, scegliendo di non ritirarsi e di arrivare comunque fino in fondo nonostante i 10’ di ritardo, ed essendo infatti il quartultimo tra coloro che sono arrivati al traguardo. Il piazzamento quindi ha un valore relativo, mentre esserci è stato già un grande risultato.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Finn ha raccontato questa sua esperienza, partendo dalla sensazione all’arrivo: “Mi sembrava di essere ‘morto’. Ma è stata una bella esperienza. Nelle prime 3-4 ore mi sentivo piuttosto bene. Via via, con il passare della corsa, si sono spente le luci. Però, dai, sono contento di esserci stato. Di avere portato a casa quest’esperienza. Un mattone per il futuro”.

Un finale quindi in cui ha pagato lo sforzo, ma a lungo è stato comunque dove doveva essere: “Dovevo provare a resistere il più possibile per rimanere vicino a Giulio Ciccone. E fino a un certo punto, ce l’avevo fatta. Quando poi la gara è ‘esplosa’, mi sono un po’ mancate le gambe. Però come posizionamento eravamo lì, l’Italia ha corso bene. Forse ho sentito il peso, nel finale, di una stagione lunga con tanti impegni. Magari avrei potuto essere, nel complesso, più brillante. Però, due ore in più di competizione rispetto all’abitudine, quasi 280 chilometri… si sentono. Fino a pochi mesi prima, la normalità era per me farne 160-170, e a ritmi sicuramente diversi. L’emozione di stare davanti, fianco a fianco con tanti campioni, sono comunque riuscito a viverla. Finché ho potuto”.

Il giovane ligure si è subito trovato a suo agio nella squadra azzurra, con cui spera di poter ottenere grandi risultati in futuro: “Mi sono inserito bene. L’atmosfera è stata sempre piacevole, un misto di giovani e esperti che mi ha fatto sentire a casa. Sono stato in camera con Ciccone, che nella prova del circuito mi ha guidato grazie a tutto ciò che sa, e alle volte che già aveva corso a Montreal. Pensando ai prossimi anni, ci saranno ancora, su certi percorsi, Piganzoli e Pellizzari. Oltre, spero, a me…Credo che quest’Italia abbia un futuro”.

Finn ha anche ritrovato in gruppo il coetaneo Paul Seixas, che ha pagato anche lui dazio nel finale, saltando a causa dei crampi: “Beh, anche lui è umano. E poi, andando a vedere chi c’era davanti… Parliamo di uomini che hanno già tanti anni di esperienza nel World Tour. L’unico Under 23 è stato Del Toro. Paul era un mio rivale nelle giovanili e vedere dove è già arrivato mi stimola. Mi fa sperare di poter ripetere il suo percorso”.

Per quanto riguarda i prossimi impegni con la Red Bull – BORA – hansgrohe in questo finale di stagione ci saranno tre classiche italiane e per il prossimo anno un grande obiettivo: “Giro dell’Emilia sabato, e poi Tre Valli Varesine e Gran Piemonte. Saranno più corte del Mondiale! Meglio… […] Sarebbe bello essere al Giro d’Italia. E lo stesso vale per la Vuelta, alla quale potrei arrivare con più gare ed esperienza nelle gambe. Ma non ne abbiamo ancora parlato con la squadra: si vedrà”.

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