Tokyo 2020, Dino Salvoldi dà la carica alle azzurre: “Gruppo può ottenere grandi risultati, il futuro è dalla nostra”

Dino Salvoldi e le ragazze della pista pronte per i Giochi di Tokyo 2020. Un gruppo giovane e affiatato quello che si sta costruendo a livello femminile, che in questi anni ha saputo costruirsi e crescere assieme attorno alla figura del CT azzurro. A pochi giorni ormai dalla partenza per il Giappone, con il commissario tecnico che partirà qualche giorno prima essendo anche impegnato nelle prove su strada che anticipano gli eventi su pista, è il momento di fare un bilancio di quanto fatto sinora e di cosa aspetta la nazionale nella rassegna nipponica.

Sei contento di cio che è stato fatto?

Salvoldi: Il percorso di preparazione che avevamo in mente ha subito alcune variazioni, soprattutto per i cambiamenti di calendario, sia negli step di selezione delle atlete che nel confronto diretto con la partecipazione ad alcune gare. Ci siamo dovuti adattare basandoci sugli allenamenti. Abbiamo alcuni riferimenti, altri mancano. I presupposti e le aspettative non sono cambiate più di tanto, siamo sempre legati alla quotidianità e il periodo che stiamo vivendo. Il gruppo è giovanissimo e quindi è più soggetto ad alti e bassi.

Quando dovresti decidere chi schierare nell’Omnium (ricordiamo che l’Italia sarà presente, per quanto riguarda nella pista femminile, a Tokyo nell’inseguimento a squadre, Omnium e Madison, ndr)?

Salvoldi: Nei prossimi giorni, prima della mia partenza che sarà in anticipo rispetto al gruppo pista, mi concentrerò sulla condizione individuale delle mie atlete. L’Omnium permettere di scegliere il più tardi possibile, quindi potrei basarmi anche sulle gare precedenti, come l’inseguimento a squadre. Nonostante questo preferirei comunicarlo prima della mia partenza, per correttezza.

Com’è l’affiatamento in gruppo e come vi preparerete nei giorni antecedenti alle gare?

Salvoldi: Queste ragazze sono quasi tutte coetanee, si conoscono bene sin dalle giovanili. Sanno il valore delle proprie compagne, se sono in condizione sanno cosa possono apportare alla squadra. La convivenza porta anche a dei momenti di tensione che fanno parte dello sport, sono comunque amiche che si vogliono bene. Questo gruppo, rispetto ad altri del passato lo sento mio, costruito da un lungo percorso volto ad ottenere grandi risultati, non solo su pista. Per la preparazione abbiamo iniziato un ritiro al passo Maniva alternato con allenamenti in pista a Montichiari. Il 26 arriviamo a Tokyo, dal 28 ci potremo allenare sulla pista.

Quali sono le nazionali da temere?

Salvoldi: Per l’inseguimento a squadre credo ci saranno delle grandissime sorprese, soprattutto per la mancanza di confronto dai mondiali di Berlino nel 2020. Molte nazioni si sono isolate e quindi è difficile fare pronostici. Gran Bretagna, Stati Uniti sembrano sopra tutti e poi ci sono le competitive Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Per la Madison la coppia più rodata sembra quella olandese, ma anche Belgio e Francia si difendono bene.

Nell’Omnium la rosa delle possibili vincitrici sono numerose: Wilde (Olanda), Valente (USA), Kenny (GB) e la campionessa del mondo Giapponese. Inoltre potrebbero esserci altre sorprese.

Siete una squadra molto giovane. Con un anno in più vi sentite ancora più pronte?

Barbieri: Per quanto mi riguarda questo posticipo delle Olimpiadi mi è servito. Come squadra, abbiamo fatto più gruppo tra di noi e ci siamo allenato un sacco su pista più che su strada. Lavorare di gruppo è molto importante, cercavamo sempre di essere presente agli allenamenti.

Salvoldi: A Tokyo vogliamo fare esperienza per le prossime Olimpiadi. Cercheremo di fare grandi prestazioni cronometriche ed individuali. Se facciamo risultato saremo tutti più contenti. Il futuro è dalla parte delle ragazze, la specificità richiesta è sempre più alta. Le nostre avversarie sono gestite in maniera diversa, in funzione di un obbiettivo ben definito. Nella cultura sportiva italiana questo non avviene e questi pregi e difetti sono evidenti. Queste ragazze hanno una buona visibilità e sono molto legate e riconoscenti per quello che fanno in pista e tutto ciò sarà importante per il futuro.

Come sta la Longo Borghini dopo il Giro, in funzione soprattutto di quello che può fare a Tokyo?

Salvoldi: Elisa è sempre stata l’unica atleta che ha provato a contrastare le olandesi. Il Giro aveva aspettative diverse da quelle che si sono concretizzate. Ci si aspettava una giornata negativa più dal punto di vista mentale che fisico. Ha ascoltato il suo corpo e si è gestita, recuperando dagli sforzi precedenti.

Sentite più la tensione o la felicità per il fatto di essere a questo evento?

Guazzini: Penso più felicità perché è un sogno che si avvera. La tensione c’è, non dobbiamo farci prendere dall’ansia ma la dobbiamo usare come vantaggio per tirare fuori qualcosa di buono per darci una spinta in più.

Fidanza: Per me è un sogno e prendo tutto quello che arriva, sono pronta a tutto.

Balsamo: La felicità prevale sull’ansia. Ognuno cerca di godersi al meglio questo sogno. Ovvio che un po’ di preoccupazione c’è , ci si sente un pò agitati ma se lo gestiamo bene insieme possiamo andare a Tokyo serene.

Paternoster: Dopo il mio anno un po’ sfortunato la tensione c’è , ho avuto tempo di rimettermi e sono serena sul percorso che sto facendo.

Alzini: Paragono spesso queste Olimpiadi ad una valigia da riempire di tutte le emozioni e esperienze che vivremo e stiamo vivendo. È un mondo tutto nuovo e da esplorare.

Avete un oggetto portafortuna o scaramantico che porterete a Tokyo?

Alzini: La maglia della Juve, che utilizzo come pigiama.

Fidanza: Una collanina che tocco prima di partire anche in gara.

Guazzini: Non ho oggetti, ho dei rituali pre-gara che dipendono più da quello che faccio io.

Balsamo: Il mio peluche.

Barbieri: Non sono così scaramantica, quindi non ne ho.

Paternoster: Ho sempre un santino attaccato alla collana che tocco alla partenza prima di ogni gara.

Salvoldi: Non ne ho ma il giorno della gara provo grande orgoglio a vestire la maglia azzurra. Non gareggio ma è come se mi stessi preparando con i corridori.

Come stai e come vivrai questa Olimpiade?

Balsamo: Mancano ancora una ventina di giorni, dopo la corsa a tappe della scorsa settimana in Belgio sono fiduciosa. Io partirò prima perché sono la riserva della strada, quindi avrò qualche giorno in più per adattarmi. Faremo delle prove e grazie al CT non abbiamo tanta preoccupazione.

Alternate tutte pista e strada, riuscite a gestirla questa alternanza?

Barbieri: Il passaggio non è stato impegnativo perché ho sempre usato la strada per allenarmi per la pista. Peccato che quest’anno causa covid le gare sono state molto meno sulla pista. Mi sarebbe piaciuto farne di più.

Balsamo: Io mi sono dedicata più alla strada dato il carattere che ho, avrei fatto fatica ad allenarmi solo su pista. Penso che sia un punto di vantaggio per poi dedicarmi in questa seconda parte di stagione alla pista.

Guazzini: Io ho corso più su strada e per questioni di recupero e di ritmo ho preferito così . Poi la mente dopo le classiche è andata tutta sulla pista in funzione delle Olimpiadi. Ma la strada ha aiutato a prepararci per la pista.

Fidanza: Le due attività sono complementari. Si sta andando sempre più nello specifico e nel caso dell’anno olimpico bisogna concentrarsi maggiormente su una specialità. Ma le cose si possono far combaciare.

Alzini: Io mi sono sempre allenata su strada in funzione della pista. Le due attività si possono fare in contemporanea. Avrei preferito fare più strada ma essendoci le Olimpiadi mi sono concentrata sulla pista.

Paternoster: Le gare che ho fatto sono state tutta sulla pista perché sono stata ferma per il covid a gennaio quindi la mia stagione è iniziata un pò più tardi.

Salvoldi: Ringraziamo tutto questo interesse, tutto questo alza le aspettative, faremo del nostro meglio e daremo tutto.

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