(c) AP Photo/Alessandro Trovati)

Saluti a… Franco Pellizotti: il Delfino con la passione per le montagne

Franco Pellizotti è uno di quei corridori apprezzato da tutti. Pacato ma gioviale, apprezzato come capitano ma anche, soprattutto, come uomo squadra. La sua è stata una carriera in cui probabilmente non è riuscito a raccogliere quanto il suo talento per le salite gli avrebbe concesso, ma se a 39 anni è stato voluto in squadra da Vincenzo Nibali, che ne ha fatto il suo uomo più fidato e prezioso, vuol dire che qualcosa di buono c’era eccome. Le sue vittorie totali in carriera sono 12, in 17 stagioni da professionista. Non tante, è vero, ma tutte di buona fattura. Ottimo scalatore, nei primi anni del suo percorso da pro si è dilettato nelle corse a tappe e, ancor di più, nelle fughe dalla lunga distanza. Negli ultimi anni, complice una competitività che era un po’ venuta a mancare, si è messo a disposizione dei suoi compagni, risultando un ottimo regista in corsa e un uomo sul quale fare affidamento ad occhi chiusi.

Nato a Latisana nel 1978, ma cresciuto a Bibione, località balneare veneta (da qui il suo soprannome il Delfino di Bibione), è passato professionista nel 2001 con la Alessio di Bruno Cenghialta. Con loro dimostra subito le sue qualità di grimpeur, facendosi apprezzare all’interno del gruppo. Nel 2005 sposa il progetto della Liquigas, nuova squadra italiana, e con loro vive momenti di alti e bassi che culminano con la discussa squalifica per anomalie sul passaporto biologico che, di fatto, lo mette fuorigioco per il 2010 e 2011, proprio nel momento del suo apice. Il ritorno in gruppo avviene grazie a Gianni Savio, che gli dà l’opportunità di diventare il capitano dell’Androni Giocattoli a partire dal 2012. Pellizotti ripaga la sua fiducia e diventa l’uomo simbolo della formazione Professional italiana, prima di venir contattato dal suo vecchio compagno di squadra Nibali, che lo porta alla Bahrain-Merida per gli ultimi due anni della sua carriera dopo averlo già voluto precedentemente in Astana. Per lui si prospetta ora una nuova avventura in ammiraglia, visto che fin dal 2019 sarà direttore sportivo della squadra araba.

Le Gioie

Il corridore friulano non ci mette molto ad ambientarsi tra i professionisti e già al suo secondo anno nella categoria dimostra di che pasta è fatto. Nel 2002, infatti, coglie ben quattro vittorie, in quella che resterà la sua stagione più prolifica. Il primo squillo arriva a marzo alla Tirreno-Adriatico, quando a Montegranaro riesce ad anticipare Rinaldo Nocentini e Paolo Bettini, mentre, neanche un mese dopo, fa sua una tappa del Giro dei Paesi Baschi, arrivando in solitaria sul traguardo di Villabona. L’ottima annata continua con la vittoria al Giro del Friuli, dove riesce a battere in volata Davide Rebellin e Gilberto Simoni, e al Giro di Polonia, dove si aggiudica la quinta tappa. In questi suoi primi anni da professionista si dimostra un buon cacciatore di tappe, ma ancora un po’ troppo incostante per poter puntare alla vittoria della classifica generale di una grande corsa.

Il 2003 non va come sperato e per tornare alla vittoria deve aspettare il GP Chiasso del 2004, anno in cui riesce a piazzarsi in Top 10 al Giro di Lombardia. Con l’approdo alla Liquigas comincia a prendere più consistenza nelle corse a tappe e la prima vittoria di una classifica generale arriva alla Settimana Coppi&Bartali 2005, del quale vince anche una tappa. Dopo svariati tentativi arriva finalmente anche la prima gioia al Giro d’Italia del 2006, che lo vede vincitore della frazione di Peschici dopo una lunga fuga. Le sue doti di attaccante gli permettono anche di vincere una tappa alla Parigi-Nizza del 2007, chiusa in quinta posizione con la conquista della maglia a punti, e la vittoria al Memorial Pantani.

Al Giro d’Italia, pur concludendo al 9° posto l’edizione del 2003, 8° il 2006 e nuovamente 9° il 2007, non sembra mai avere la forza per lottare per la maglia rosa. Le cose cominciano però a cambiare nel 2008, quando è protagonista di un’ottima prima settimana nella quale riesce ad indossare anche il simbolo del primato per quattro giorni. Il corridore della Liquigas ha la forza di lottare per il podio per tutte e tre le settimane, trionfa anche nella cronoscalata di Plan de Corones, ma alla fine chiude quarto a soli due secondi dal podio di Marzio Bruseghin.
Depennate dagli annali le stagioni 2009 e 2010, Pellizotti torna in gruppo nel 2012 e lo fa in grande stile, ovvero vincendo la maglia tricolore di campione nazionale italiano a Borgo Valsugana. In un percorso selettivo, il corridore dell’Androni riesce a fare il vuoto, prendendosi una bellissima rivincita dopo due anni di non facile gestione. Questa sarà l’ultima vittoria in carriera per il friulano, nonostante numerosissimi piazzamenti nelle corse italiane sia nel 2013 che nel 2014, con anche un 10° e un 12° posto finale al Giro d’Italia.

Nel 2015 e 2016 ha un comprensibile calo che lo porta a prendere la decisione di mettere da parte le ambizioni personali per mettersi a disposizione del vecchio amico Vincenzo Nibali alla Bahrain-Merida. Si cala subito alla perfezione nel ruolo e fa da ombra al siciliano nel doppio podio al Giro d’Italia e Vuelta a España del 2017, mettendo tutta la sua esperienza a disposizione della causa comune. A Il Lombardia 2018 è invece andata in scena la sua ultima recita, conclusa al meglio con un grande ritmo sul Muro di Sormano, che ha lanciato Nibali verso un importante podio.

© Sirotti

I Dolori

Dal punto di vista sportivo non ha brillato nelle stagioni 2003 e 2004, quando ci si aspettava un salto di qualità che lo avrebbe potuto innalzare ad una dimensione più alta. La delusione più cocente è però probabilmente arrivata sul Monte Zoncolan, al Giro d’Italia 2014, quando chiuse secondo alle spalle di Michael Rogers una tappa epica, che lo vide scoppiare in lacrime subito dopo il traguardo.

La vera macchia della sua carriera risale però alla stagione 2009, quando viene coinvolto in un confuso caso di doping, che lo terrà lontano dalle corse per due anni. Quell’anno aveva chiuso al terzo posto il Giro d’Italia, venendo battuto solamente da Denis Menchov e Danilo Di Luca e trionfando anche nella tappa del Blockhaus. Come se non bastasse era andato al Tour de France per andare a caccia di una vittoria di tappa e supportare un giovane Vincenzo Nibali; la vittoria non arrivò (venne battuto solamente da Fedrigo nella tappa di Tarbes), ma si aggiudicò comunque la prestigiosa maglia a pois di miglior scalatore.

Il 3 maggio 2010, però, viene “fermato” dall’UCI a causa di anomalie riscontrate nei suoi valori ematici in seguito ai controlli antidoping effettuati alla vigilia del Tour 2009. Costretto a saltare il Giro 2010, il 29 luglio seguente viene deferito al Tribunale Nazionale Antidoping del CONI, con la richiesta formulata dal CONI stesso di due anni di squalifica: dopo un primo rinvio dell’udienza, il 21 ottobre 2010 il TNA assolve però Pellizotti. La sentenza viene però discussa nel marzo successivo presso il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, e ribaltata. A Pellizotti viene infatti riconosciuta l’anormalità nel passaporto biologico e quindi comminata una sospensione di due anni, con scadenza il 4 maggio 2012, e 115 mila euro di multa. La sentenza ha effetto anche sui risultati ottenuti a partire dal 7 maggio 2009, che vengono cancellati (tra essi il terzo posto al Giro e la maglia a pois al Tour).

“La mia assoluzione sarebbe stata un colpo durissimo al nuovo sistema di controlli personalizzati voluto a tutti i costi dall’UCI – disse Pellizotti, che fu molto vicino a ritirarsi, in un’intervista di allora a La Stampa – Bisogna pensare a tutti gli interessi economici che coinvolge il passaporto biologico. Il mio è diventato un caso molto delicato per il ciclismo e credo che in futuro farà riflettere molto e rappresenterà una svolta. Tutti erano ormai certi della mia assoluzione, che però avrebbe fatto crollare tutto il palazzo. Era più comodo sacrificare me, che non conto nulla”. Questo caso gli costò anche il passaggio all’Astana nell’autunno del 2014, in quanto la loro iscrizione all’MPCC vietava l’ingaggio di corridori precedentemente coinvolti in casi legati al doping.

Palmarés

  • 2002
Giro del Friuli
5ª tappa Tour de Pologne (Kożuchów > Szklarska Poręba)
6ª tappa Tirreno-Adriatico (Rapagnano > Montegranaro)
4ª tappa Vuelta al País Vasco (Alsasua > Villabona)
  • 2004
Gran Premio di Chiasso
Memorial Fabio Casartelli
  • 2005
2ª tappa Settimana Internazionale di Coppi e Bartali (Riccione > Faenza)
Classifica generale Settimana Internazionale di Coppi e Bartali
  • 2006
10ª tappa Giro d’Italia (Termoli > Peschici)
  • 2007
3ª tappa Parigi-Nizza (Vatan > Limoges)
Memorial Marco Pantani
  • 2008
16ª tappa Giro d’Italia (San Vigilio di Marebbe > Plan de Corones, cronometro)
  • 2009
17ª tappa Giro d’Italia (Chieti > Blockhaus)
  • 2012
Campionati italiani, Prova in linea
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