© ASO/Fabien Boukla

Coronavirus, anche il ciclismo si ferma…e ora? I corridori si interrogano: “Quando potremo riprendere a correre?”

Con l’ultima tappa della Parigi-Nizza 2020, che in realtà era la penultima, si è ufficialmente fermato anche il ciclismo a causa della minaccia Coronavirus. L’atmosfera nella quale si è conclusa la corsa francese è stata piuttosto surreale, anche perché è stato uno degli ultimi eventi sportivi di alto livello a fermarsi e perché tutto ciò rappresenta un vero e proprio salto nel vuoto. Da gennaio ad oggi, lo spettro della pandemia si è fatto sempre più reale, portando a una progressiva sospensione di tutti gli eventi del calendario, fino ad arrivare alla giornata simbolicamente conclusiva di ieri. A questo punto, con tutte le prossime classiche del pavé a un passo dalla cancellazione definitiva, compresi Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix, è difficile ipotizzare una data in cui si potrà tornare a pieno regime.

DirectVelo ha raccolto alcune impressioni al termine della tappa di ieri: “Bisogna prendere le cose in modo positivo. Io ne ho approfittato, mentre alcuni corridori sono già a casa da 15-20 giorni – ha raccontato Romain Combaud (Nippo Delko Provence) – Ci sono persino corridori come Primoz Roglic o Tom Dumoulin che non hanno ancora ripreso la stagione. Abbiamo già una quindicina di corse alle gambe, va bene così. Pensavamo tutti a questa situazione particolare dall’inizio della gara. Ma trovo già positivo che ASO sia riuscita a fare la Parigi-Nizza. Certo, abbiamo perso l’ultimo giorno che è stato cancellato, ma è andata bene correre per una settimana”.

L’incertezza riguarda soprattutto i tempi dello stop, ancora poco chiari: “L’UCI deciderà cosa fare degli eventi – aggiunge sempre Combaud – ma le decisioni dovranno essere annunciate per tempo in modo che le squadre abbiano il tempo di adattarsi e organizzarsi, soprattutto in termini logistici. Se si tratta di un mese, due mesi… Peccato, dovremo prenderne atto. Saremo ancora più motivati ​​quando torneremo alle gare. Dobbiamo metterlo in prospettiva. Ma se ci saranno due mesi di pausa, è certo che inizieremo quasi da zero!”.

“La cosa più importante, secondo me, è sapere al più presto quando potremo riprendere a correre – aggiunge Julien Vermote della Cofidis- La cosa peggiore sarebbe prepararsi per le gare e ogni volta annullarle a pochi giorni prima della partenza. Quello, sarebbe estenuante fisicamente e mentalmente. D’altra parte, se sappiamo quando torneremo a correre possiamo adattare la nostra forma, almeno un minimo. Se dovessimo riprendere al Giro delle Fiandre o alla Parigi-Roubaix, sarebbe speciale. Ma sarebbe sempre meno peggio che vederle annullate”.

Anche Tom van Asbroeck (Israel Start-Up Nation) è ancora spaesato: “Non so se sarà come una pausa invernale… Sarà sicuramente una situazione strana. L’unica cosa che è già certa è che non correremo per diverse settimane. Ma per quanto tempo, nessuno lo sa. Il team ci darà istruzioni. Quello che è certo è che siamo professionisti, dobbiamo essere pronti nel caso in cui dovessimo riprendere in fretta la competizione. Dovremo cercare di mantenere una forma decente ma senza correre, che è necessariamente più difficile”.

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