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Team Ineos, Rohan Dennis ammette: “Ho avuto problemi alimentari, mangiavo 100-300 grammi di cioccolata di notte”

Rohan Dennis confessa di aver avuto disturbi del comportamento alimentare in quest’ultimo anno. Nella sua intenzione di trasformarsi in un corridore da grandi giri l’australiano ha necessariamente dovuto inseguire un peso forma molto inferiore a quello a cui il suo corpo naturalmente tende, portando così ad un regime molto severo, fino a farlo “scivolare” in una deriva patologica. Un caso non isolato, ma probabilmente questa è la prima volta che un ciclista di alto profilo come il due volte iridato ammette il problema, raccontandosi a viso aperto in una intervista ad Adelaide Advertiser al riguardo.

Ero arrivato al punto in cui mi focalizzavo sul peso, se bevevo una birra mi sentivo colpevole e poi non avrei mangiato durante l’allenamento il giorno seguente, non potendomi così allenare al meglio – racconta – A quel punto l’allenamento non va bene, mangi ancora meno e ti ci scontri di nuovo. Poi pensi che sei una merda, ti senti male e continui così…”

Un problema che ovviamente con lo stress peggiora, come dimostra anche il racconto di quanto successo nei giorni precedenti al Mondiale poi da lui vinto a Yorkshire. Arrivato in Gran Bretagna con qualche giorno di anticipo, è riuscito a riprendersi in tempo, ma ha iniziato a capire che la situazione stava diventando insostenibile: “Prima del Mondiale ero sceso a 68 chili per colpa dello stress – dettaglia – Eppure mangiavo dai 100 ai 300 grammi di cioccolato ogni notte oltre al cibo normale. Alle fine ho dovuto prendere creatina e proteina in polvere per ritornare al mio peso da crono, che è intorno ai 70-71 chili”.

Tutto per cercare di migliorare le proprie prestazioni, senza ascoltare il proprio fisico, inseguendo un sogno che lo ha consumato. “Sono ancora intorno a quel peso, ma ora non mi guardo più allo specchio pensando di essere troppo magro, cosa che invece sentivo al Mondiale – aggiunge – Penso fossi andato troppo oltre lo scorso anno, ora invece cerco di metterci un freno, non ne vale la pena”.

Se dunque nel 2019 l’ambizione era compiere il grande salto per cercare di fare classifica in un grande giro, nel 2020 gli obiettivi tornano ad essere le cronometro, con il mirino ovviamente sui Giochi Olimpici di Tokyo e sui Mondiali di Aigle-Martigny, pensando anche a giocarsi al meglio le proprie carte nelle brevi corse a tappe di una settimana. Il secondo posto all’impegnativo Giro di Svizzera dello scorso giungo è un risultato da cui ripartire, con la possibilità per lui di essere un importante alleato dei capitani in una squadra come il Team Ineos, nella quale è approdato al termine di una lunga diatriba, intenzionata a confermare il proprio primato nelle grandi corse a tappe.

“Non sono qualcuno che di natura è molto magro, anche se non sono neanche particolarmente pesante, ma prendo peso abbastanza facilmente rispetto a corridori come Bernal e agli altri scalatori puri – conclude – Non sono sicuro che valga la pena affrontare tutto quello stress per cercare di colmare il gap. Mi sento più a mio agio nell’avere ancora una vita fuori dal ciclismo ed essere il migliore al mondo in qualcosa”.

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