Le squadre temono di non ricevere i materiali in tempo per il 2022: “E nel 2023 sarà ancora peggio”

C’è carenza di materiali nel mondo del ciclismo a causa della pandemia. A rivelarlo è stato il direttore sportivo della Intermarché-Wanty-Gobert, Frédéric Amorison, in un’intervista rilasciata a Rtbf. Il dirigente belga ha poi sottolineato che le formazioni professionistiche non hanno alcun vantaggio o priorità rispetto ai normali cicloamatori e che sono quindi ancora all’oscuro di ciò che potranno avere nel 2022. Se i team più importanti riusciranno comunque a trovare una soluzione, chi incontrerà le difficoltà maggiori sono le formazioni più piccole, con alcune che, nei casi più estremi, potrebbero anche arrivare alla chiusura. C’è poi anche chi teme di non ricevere in tempo il materiale per preparare in maniera adeguata la prossima stagione.

“Non ci sono privilegi per le squadre professionistiche – ha esordito – Mancano tantissimi pezzi e tutti stanno subendo questa situazione attuale. Sia amatori che professionisti non sanno ciò che le differenti marche potranno fornire per il 2022”.

Il motivo principale di tutti questi problemi è la pandemia, che, oltre a causare ovviamente dei ritardi nei trasporti, ha anche interrotto bruscamente una catena di produzione situata soprattutto in Asia, dove si produceva sette giorni su sette: “Le squadre più grandi riescono a cavarsela, o a cavarsela per metà, ma per le strutture più piccole è davvero difficile. Le due grandi marche che più forniscono il gruppo (Shimano e SRAM) hanno le stesse difficoltà. Non riescono a rifornire le squadre”.

I pezzi principali che mancano sono anche pezzi fondamentali come i pedali e le catene e la soluzione sembra poter essere quella di muoversi con parecchio anticipo, anche se l’impressione è che per il 2023 la situazione potrebbe persino peggiorare: “In genere, tra i pro, una catena può girare per 2000 chilometri prima di essere sostituita. Ma ora si arriverà fino a 2500, forse addirittura qualcosa in più […] Alcuni corridori avevano fino a cinque bici, ma nel corso di quest’anno si è cercato di tenerne due più tranquille in fondo all’autobus e di farne utilizzare al corridore solo tre per cercare di ridurre i rischi. Ci sono stati un bel po’ di contatti tra le varie squadre e alcuni ha aspettato troppo per ordinare i pezzi in tempo e si trovano a elemosinare delle piccole soluzioni a destra e a manca. Parlando con i fornitori ci rendiamo che se il 2022 sarà complicato, il 2023 sarà probabilmente ancora peggio. Bisognerà fare bene i calcoli per i prossimi due o tre anni. Si sperava già di evitare le cadute per scongiurare problemi fisici, ovviamente, ma ora dobbiamo sperare di averne meno possibile anche per la questione dei materiali”.


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