Decathlon CMA CGM, Oliver Naesen: “Con Pogačar e Van Der Poel alla partenza non si può sognare molto”

Oliver Naesen non si fa troppe illusioni sulla prossima campagna delle classiche. Per tanti anni, il belga è stato uno dei protagonisti nella campagna del nord, in cui ha raccolto tre volte la top ten al Giro delle Fiandre (è stato settimo nel 2019, 2020 e 2024) e un bel podio alla Gent-Wevelgem 2019, anno in cui ha anche concluso in seconda posizione la Milano-Sanremo. Il corridore della Decathlon CMA CGM nelle ultime stagioni ha un po’ ridimensionato le sue ambizioni, pur rimanendo un uomo molto importante per la sua squadra nelle classiche primaverili. L’arrivo di campioni come Tadej Pogačar Mathieu Van Der Poel, tuttavia, sembra avere un po’ limitato le sue possibilità.

In un’intervista a IDL Pro Cycling infatti il belga ha dichiarato: “Con quei due alla partenza, non si può sognare molto. Hanno anche una squadra di classe mondiale che si sacrifica completamente per loro. Non so se questo sia poco sano per il ciclismo, il mercato si regola da sé. Con il Team Sky è arrivata una rivoluzione e le squadre l’hanno seguita, ma alcune sono anche collassate. Il modo in cui la UAE sta correndo, con tutte quelle vittorie e punti UCI, è abbastanza incredibile. Vincono dappertutto e sostanzialmente senza un vero sprinter”.

Oliver Naesen ha poi parlato con una certa rassegnazione delle possibili strategie per provare a vincere corse come il Giro delle Fiandre: “Per il Fiandre si parla spesso di anticipare, ma cosa puoi fare? Anticipare quando c’è dietro di te un treno che può correre a tutta fino ai piedi del secondo passaggio sull’Oude Kwaremont e poi lasciare che il capitano faccia il suo lavoro? Nel primo passaggio sul Kwaremont non puoi attaccare, perché poi non hai più energie nel finale. Non vedo una soluzione”.

Infine il belga ha condiviso alcuni aneddoti e pensieri sul compagno di squadra Paul Seixas: “Seixas è straordinario, ma non dobbiamo assolutamente dire che è il nuovo Pogačar. È davvero eccezionale, ma sminuirebbe Pogačar. Se quest’anno dovesse andare al Tour, cosa che gli consiglierei assolutamente, è l’unico momento in cui può restare senza pressione. Se arrivasse ottavo, sarebbe ottimo. Se andasse al Tour dopo aver già fatto quinto alla Vuelta, avrebbe delle aspettative su di sé. A volte hai dei corridori giovani che arrivano tra i professionisti e sono già super professionali, sanno tutto e possono fare tutto. E poi c’è Paul… Ha dimenticato le sue scarpe, non ha ricaricato il suo computerino ed è arrivato senza la fascia per controllare i battiti cardiaci. C’è ancora margine di crescita, è molto rilassato. E questo è un dono per lui“.

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