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Coronavirus, anche i corridori USA rischiano di non poter entrare in Europa?

Dopo le preoccupazioni per i colombiani, sono ora i corridori statunitensi a temere di non poter tornare in Europa. I dubbi emergono dopo un articolo del New York Times secondo il quale Bruxelles non inserirà gli USA nella lista delle nazioni da cui saranno accettati voli con la riapertura complete delle frontiere internazionali prevista per l’1 luglio. Se per i colombiani è stato previsto un volo charter che porterà gli sportivi professionisti (ciclisti e non) da Bogotà a Madrid il 19 luglio, ora sono i loro colleghi americani ad essere in dubbio. La Commissione Europea infatti vorrebbe impedire l’accesso di cittadini non comunitari provenienti dagli USA visto che il paese guidato da Donald Trump ha ancora un tasso epidemiologico di oltre 100 nuovi casi su 100 mila persone contro la media di 16 in Europa.

Se una manciata di corridori sono rimasti in Europa nel mese di marzo o sono riusciti a tornare in tempo visto l’autorizzazione che in questo momento c’è in alcuni stati come l’Italia, la maggior parte (così come membri dello staff) sono ancora in patria. Se la decisione di Bruxelles non sarà vincolante per i singoli stati, sono in molti a ritenere che serve una decisione coerente e comune da parte dei membri UE. Non impossibile dunque che anche nazioni che ora autorizzano l’ingresso possano prendere decisioni diverse nei prossimi giorni, anche considerando che la pandemia negli USA in questo momento appare tutt’altro che superata, con numeri ancora molto elevati e nuovamente in crescita in alcuni stati.

Ovviamente, la speranza è che possano essere organizzati voli come quello che prendono i colombiani, anche se per il momento non si parla di eccezioni per gli sportivi. Secondo il quotidiano della Grande Mela infatti, al momento, le eccezioni previste nelle linee guida dell’Unione Europea riguarderebbero diplomatici, lavoratori sanitari e umanitari, studenti, richiedenti asilo, motivi familiari, passeggeri in solo transito o personale lavorativo con comprovati motivi essenziali. Attese inoltre anche indicazioni riguardo le misure ed eventuali controlli a cui bisognerà essere sottoposti, senza escludere una quarantena all’arrivo, come per i colombiani.

Se appare presumibile che una soluzione possa essere trovata, in tempo almeno per correre, restano le difficoltà eventuali per partecipare a ritiri di squadra. Il che chiaramente renderebbe decisamente più complessa la preparazione per i corridori verso i loro obiettivi.

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