Pagelle Parigi-Roubaix 2026: Van Aert da lacrime di gioia, Pogačar comunque spettacolare, Van der Poel fa un miracolo a metà – Stuyven sempre solido, a Ganna capita di tutto

Wout van Aert (Visma|Lease a Bike), 10 e lode: Difficilmente il risultato di una corsa ciclistica può rendere così tante persone felici. Il belga dimentica in un pomeriggio solo tutte le disavventure, fisiche e agonistiche, che la vita sportiva gli ha messo davanti negli ultimi anni e conquista, sfoderando una prestazione straordinaria, quella Monumento del pavé che tanto desiderava. Proprio sulle pietre ha messo in mostra una gamba poderosa, resistendo agli attacchi di Pogačar e mettendo a sua volta qualche grammo di fatica in più nelle gambe del compagno di avventura quando possibile. Rimane calmo nel momento della foratura che tocca anche a lui, dal punto di vista tattico fa tutto benissimo, e poi si invola, verso un successo che ne nobilita, qualora ce ne fosse ancora stato bisogno, la carriera. Un gigante, in un pomeriggio di giganti.

Tadej Pogačar (UAE Emirates XRG), 9,5: Seconda partecipazione e seconda “beffa”, che questa volta arriva a negargli l’epocale filotto di Monumento, iniziato con la Liegi dello scorso anno. Ma, fondamentalmente, cosa vuoi rimproverargli? Assorbe una prima foratura, anche con il contributo della squadra, e poi infiamma la corsa alla sua maniera, ovvero imprimendo un ritmo spaventoso quando si è ancora lontanissimi dal traguardo. La prima selezione vera la fa lui ed è sempre a lui a scremare nuovamente il gruppo di battistrada, dopo aver mandato giù anche una seconda foratura. Fra l’iridato e i tanti primati che avrebbe potuto scrivere nell’occasione si è messo però un campione, oggi in giornata di grazia. Forse avrebbe potuto provare qualcosa di diverso nel velodromo, ma l’impressione è che quella volata a due, stavolta, per lui fosse fuori portata. 

Jasper Stuyven (Soudal Quick-Step), 9: Un corridore forse non sottovalutato, ma sicuramente meno considerato di quanto si dovrebbe fare. Restando al solo 2026, conta il settimo posto alla Sanremo, il sesto al Fiandre e il terzo in questa Roubaix. Supera le varie difficoltà con classe ed esperienza e sfrutta anche qualche frangente propizio dal punto di vista della sorte. Quando dietro diventa chiaro che si lotta solo per il terzo gradino del podio, piazza l’attacco giusto e resiste al ritorno altrui fino a prendersi un risultato pesantissimo, per lui e per la squadra.

Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech), 8: Una giornata pazza per una corsa pazza. Quello che gli capita durante il passaggio nella Foresta di Arenberg è a dir poco confusionario (foratura, bicicletta “sbagliata” da un compagno, cambio ruota da parte di un altro compagno e ulteriore foratura) e sembra metterlo definitivamente fuori gara. Invece, gestisce il tutto con una calma olimpica, attende la bici giusta e, da lì in poi, inizia una rincorsa che ha quasi del miracoloso. Riprende e stacca corridori su corridori, ma gli manca l’ultimo sforzo, quello che gli avrebbe permesso di chiudere sui due rivali al comando. Oggettivamente, coronare anche quel rientro avrebbe avuto un che di disumano, viste le energie che ha dovuto spendere nell’arco della gara. Stilisticamente, fra curve e pavé, rimane una meraviglia a vedersi.

Christophe Laporte (Visma|Lease a Bike), 8: È esattamente dove deve essere nel momento più importante della gara, quello in cui si produce la selezione che sarà poi decisiva. La sua presenza consente a capitan Van Aert un po’ più di leggerezza e, una volta che il belga è scappato via insieme a Pogačar, gestisce al meglio il suo ruolo di vagone al traino. Chiude con un quinto posto di qualità e, soprattutto, festeggiando un successo che per la sua squadra è storico.

Stefan Bissegger (Decathlon CMA CGM), 8: Ha scelto probabilmente la corsa più difficile da far diventare la preferita. Lo svizzero, già piazzatosi molto bene nel 2025, si ripete, dando nuova dimostrazione di solidità e di fondo. Rimane con i più forti nei momenti chiave nella corsa e tiene botta, nel gruppetto diventato di Van der Poel, fino alla fine, raccogliendo un ottavo posto che vale più di un semplice numero.

Mick van Dijke (Red Bull-Bora-hansgrohe), 8: La dimostrazione di una squadra che, rispetto al 2025, ha vissuto una primavera notevolissima, per quel che riguarda il nucleo delle classiche. Prende il treno Van der Poel e con lui rientra fino al gruppetto che andrà poi a giocarsi il podio, dando sfoggio di resistenza e di fondo. Prova anche la botta che gli varrebbe il bronzo, ma non gli riesce. Chiude sesto, che è per distacco il miglior risultato della sua carriera finora.

Mads Pedersen (Lidl-Trek), 7,5: Nel dopogara esprime rammarico, perché il danese brama questa corsa come pochissimi altri. A mente un po’ più fredda potrà comunque rendersi conto che la sua prestazione rimane comunque notevole, considerando soprattutto i problemi fisici avuti nelle scorse settimane. Chissà, però, quanto gli peserà ricordare quel momento in cui ha visto le ruote di Van Aert e Pogačar allontanarsi, centimetro dopo centimetro.

Nils Politt (UAE Emirates XRG), 7: Probabilmente, lui e la squadra avevano piani diversi, ma la foratura iniziale di Pogačar ha cambiato radicalmente i piani. Il tedesco, comunque, rimane ben presente in corsa, tenendo a lungo la ruota del rimontante Van der Poel e portando poi a termine la fatica al nono posto. Peraltro, è la terza volta che chiude la Roubaix fra i migliori 10,

Mike Teunissen (XDS Astana), 7: Prova solida, dall’inizio alla fine, dato che si muove all’attacco quando iniziano i settori di pavé e che rimane nel cuore della corsa fino a raccogliere un positivo decimo posto finale, a testimonianza delle sue capacità di fondo e di resistenza.

Jordi Meeus (Red Bull-Bora-hansgrohe), 7: Per alcuni tratti della gara è a dir poco sorprendente, dato che te lo ritrovi anche in testa alla corsa, in un gruppetto di grandissima qualità. Va in sofferenza nel momento in cui Van Aert e Pogačar mandano in sofferenza chiunque e chiude con il serbatoio delle energie in riserva, ma per lui la prestazione rimane notevole, così come è stata notevole quella di Laurence Pithie (voto 6,5), pure lui nel cuore dell’azione, anche se poi ne esce a causa di una caduta. Bene anche la garanzia Gianni Vermeersch (voto 6,5), di poco fuori dalla Top 10.

Max Walscheid (Lidl-Trek), 7: Altro specialista che vede le pietre e si rilancia. Non riesce a stare con i primissimi, ma naviga con saggezza nelle pieghe della corsa e chiude appena fuori dalla prima pagina dell’ordine d’arrivo.

Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), 6,5: Difficile racchiudere la sua giornata in un voto. La gamba era di quelle ottime e anche l’atteggiamento era quello giusto. Perde del terreno fondamentale durante l’attraversamento di Arenberg, ma non molla e riesce a rientrare con un’azione di classe. Una foratura, però, gli fa perdere il treno giusto, anche se poi si trova a poter salire a bordo di quello di uno scatenato Van der Poel. Anche in questo caso, però, gli manca appena qualcosa per riuscire a rimanere con il neerlandese. Poco dopo, un’altra foratura lo rallenta e lo manda anche per le terre in una curva. Chiude comunque 25esimo, il miglior italiano al traguardo.

Alec Segaert (Bahrain Victorious), 6,5: Il percorso di crescita prosegue, anche se stavolta non si esibisce a favor di telecamera. Chiude sedicesimo, il migliore della sua squadra, e accumula esperienza in uno scenario che potrebbe vederlo spesso protagonista in futuro.

Daan Hoole (Decathlon CMA CGM), 6,5: Il neerlandese era uno dei potenziali corridori da “sorpresa”, ma non riesce a spiccare, anche se chiude in pratica nel secondo gruppo all’arrivo (15esimo). Lui e Bissegger sono comunque l’emblema di una squadra che continua a crescere, su tutti i terreni.

Jonathan Milan (Lidl-Trek), 5,5: Due forature lo penalizzano, ma anche la condizione generale non era delle migliori, come da lui stesso dichiarato a fine gara. L’impatto con la Roubaix per lui rimane, almeno per il momento, difficile da assorbire.

Biniam Girmay (NSN), 5,5: Per quasi metà gara è lì, nelle posizioni giuste. Poi, da Arenberg in poi, scivola sempre più indietro, fino al ritiro. Era la sua seconda esperienza su queste strade e, per quanto visto, non sembra un contesto su cui il corridore eritreo, possa migliorare più di tanto.

Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility), 5,5: Era la grande speranza della squadra norvegese, ma questa volta le sue doti da “carro armato” non hanno fruttato granché, su una superficie di gara così particolare. Per lui, e per tutta la formazione scandinava, è stata una domenica con poche luci.

Arnaud De Lie (Lotto-Intermarché), 5: Nuovo passaggio a vuoto per un corridore che alterna ottime prestazioni a giornate di buio. Al netto di problemi vari di cui al momento non si ha notizia, il belga è respinto da una corsa che sembra proprio non andargli giù. L’impressione, da lontano, è che in lui si cerchino spesso caratteristiche che non ci sono.

Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), sv: Alla fine, è la “vittima” del ballo delle biciclette andato in scena nella Foresta di Arenberg. Nel momento in cui VDP fora, è lui a passargli, molto rapidamente la sua bici, non ricordandosi però che gli attacchi dei pedali sono diversi. Così, Van der Poel perde comunque tanto tempo e lui finisce in pratica fuori gara, trovandosi poi a dover aspettare l’intervento di un’ammiraglia che arriverà a rivali scappati. Forse sarebbe servita un pizzico di freddezza mentale in più, ma immaginiamo possa essere complicato averla in un momento concitato come quello.

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