Parigi-Roubaix 2026, l’esperienza di John Degenkolb: “Ci sono stati più problemi meccanici del solito, il motivo è la velocità sempre più alta”

Quando si parla di Parigi-Roubaix, John Degenkolb è uno di quelli che conosce benissimo l’argomento. Il corridore tedesco, attualmente in forza alla Picnic PostNL, ne ha affrontate ben 13, portandole peraltro tutte a termine. Inoltre, nella sua bacheca c’è una “pietra da vincitore” (correva l’anno 2015), c’è un secondo posto e c’è anche l’orgoglio di essere stato uno dei sostenitori di un’iniziativa volta alla conservazione di uno dei settori di pavé, a cui ormai il suo nome è perennemente legato. Gli anni passano, Degenkolb ora ne ha 37, e la Parigi-Roubaix 2026 di qualche giorno fa lo ha visto chiudere al 31esimo posto. Comunque, il tedesco è stato a lungo nel cuore dell’azione, tanto da potersi concedere qualche riflessione generale.

Ho avuto l’impressione che quest’anno ci siano stati molti più problemi meccanici del solito in gruppo, soprattutto fra i corridori più forti – le considerazioni del corridore tedesco – Mi pare che tutti loro abbiano avuto almeno un guasto nel corso della gara. Dedichiamo tutti un sacco di tempo a trovare l’assetto giusto, alle ricognizioni, alle prove dell’equipaggiamento, ma poi arriva una gara come quella di domenica e capisci che può sempre succedere di tutto”.

Degenkolb ha un’idea del motivo alla base di tutto questo: “Penso che dipenda tutto da quanto sia stata alta la velocità a cui siamo andati. Vai sempre fortissimo, sei al limite e sono al limite anche tutti quelli che hai intorno. Così, non puoi pensare di cambiare linea, o anche solo di sceglierne una, quando sei sul pavé, cosa che invece potresti fare se si andasse anche solo un po’ più piano”.

Il risultato di quella che è stata la Parigi-Roubaix più veloce della storia, in termini di media oraria, secondo l’esperto corridore tedesco, è evidente: “In pratica, vai dove puoi andare per evitare di cadere – le parole del 37enne di Berlino – Ma facendo così, aumentano i rischi di un problema meccanico o di una foratura, perché in pratica non riesci a evitare le pietre più insidiose“.

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