Pagelle Liegi-Bastogne-Liegi 2026: Pogačar è ancora di un altro pianeta – Seixas però si avvicina mentre Evenepoel rimane lontano – Bernal da applausi, due italiani in evidenza
Tadej Pogačar (UAE Team Emirates), 10 e lode: Torna a vincere e lo fa alla sua maniera, sbriciolando la concorrenza. A un primo attacco “nucleare” trova però, diversamente dalle vittorie ottenute in precedenza su queste strade, un avversario che ne tiene la ruota. Riesce comunque a fare un’ulteriore differenza con una nuova, devastante, accelerazione, che gli permette poi di involarsi in perfetta solitudine, come piace a lui, fino al traguardo. I numeri diventano sempre più straordinari, a fronte di qualità che al momento non ha nessuno. Da vedere solo se le cose rimarranno così, e fino a quando…
Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), 9: Che sia giovane e che sia fortissimo ormai è una cosa acclarata. La sua prestazione sulle strade della Doyenne va oltre quelle che potevano essere le certezze, dato che questa è una delle corse più logoranti dell’intero calendario mondiale. Tiene la ruota posteriore del corridore più forte al mondo nel momento in cui tutti gli altri svaniscono sullo sfondo e fa anche pensare a un possibile duello fino all’arrivo. “Quell’altro”, però, consuma anche lui, anche se il francese riesce a non deragliare e a portare un secondo posto che vale parecchio. Giova ricordare che nel 2026, su 15 giorni di corsa, ha raccolto 6 vittorie (più la generale del Giro dei Paesi Baschi), due secondi (dietro, in entrambi i casi, al mostruoso Pogačar) e un terzo posto. Il futuro è adesso.
Egan Bernal (Ineos Grenadiers), 8: Arriva brillante dal recentissimo Tour of the Alps ed è protagonista dal primo all’ultimo metro, entrando prima nel tentativo di “fuga bidone” e reggendo poi il ritmo della lotta-podio fino alla fine. Chiude quinto, che, in termini assoluti, è il miglior risultato ottenuto da quando si è lasciato alle spalle il tremendo incidente che lo vide vittima nel 2022. Forse non potrà più lottare per vincere un Grande Giro, ma ha ancora parecchio da dire, anche nelle gare più importanti.
Emiel Vestrynge (XDS Astana), 8: È una delle rivelazioni di questa settimana sulle Ardenne, se si pensa che aveva già chiuso al quinto posto la Amstel Gold Race e che stavolta chiude la gara in quarta posizione, preceduto nella volata per il podio solo da un “incattivito” Evenepoel. È ancora giovane (24 anni) e probabilmente deve ancora trovare la sua completa dimensione, ma i numeri ci sono, eccome.
Tim Wellens (UAE Emirates XRG), 7: La situazione di gara venutasi a creare costringe la sua squadra a un lavoro imprevisto e supplementare. Il grosso tocca a lui, che si sciroppa un abbondante turno in testa al gruppo, fondamentale per cucire il margine a disposizione della “maxi-fuga” e, soprattutto, per raffreddare gli ardori di tanti dei fuggitivi.
Antoine L’Hote e Leo Bisiaux (Decathlon CMA CGM), 7: Non solo Seixas, in questa squadra… Il primo nominato si unisce a Wellens e ci mette parecchio del suo per favorire l’assorbimento della maxi-fuga iniziale. Il secondo, non giovanissimo come il collega più famoso, ma con ancora ampi margini di crescita davanti, aggiunge un’altra prestazione notevole alla sua primavera, tagliando il traguardo nel gruppo da podio (12esimo alla fine).
Pello Bilbao (Bahrain Victorious), 7: La fine della carriera si avvicina, ma il basco ha ancora voglia di spendersi ed ha sempre la capacità di reggere palcoscenici importanti. È dove deve essere nel momento più importante e completa la sua fatica con un sesto posto più che rispettabile.
Romain Grégoire (Groupama-FDJ United), 7: Di lui si dice spesso che gli manchi qualcosa per competere con i “grandi”. Probabilmente è così, ma la solidità e la continuità ormai sono indiscutibili: settimo oggi, dopo il nono posto alla Freccia Vallone, il quarto alla Amstel Gold Race, alla Freccia del Brabante e anche, ormai qualche settimana fa, alla Strade Bianche. C’è sempre, nell’attesa di quel successo che gli faccia cambiare, in meglio, definitivamente lo status.
Christian Scaroni (UAE Emirates XRG), 7: Forse la condizione non è quella scintillante del 2025, ma il bresciano si conferma corridore che a questi livelli ci sta, eccome. Nella confusionaria battaglia per i piazzamenti si muove con la giusta attenzione e arriva a giocarsi la volata per il terzo gradino del podio: l’intento non riesce, ma l’ottavo posto finale rimane un risultato positivo.
Filippo Zana (Soudal Quick-Step), 7: Parametrata all’importana della gara, è una delle più brillanti prestazioni dei suoi anni più recenti. Il decimo posto finale è di per sè rilevante, ma il vicentino si fa vedere anche in altri momenti della gara, lasciando un’impressione più che confortante soprattutto in salita. Il Giro d’Italia si avvicina e, con questa condizione, potrà esserne sicuro protagonista.
Giulio Ciccone (Lidl-Trek), 6,5: Non è nella condizione dello scorso anno, ma è nel vivo della corsa quando la situazione si infiamma. Svolge un buon lavoro a sostegno di capitan Skjelmose, sia come “marcatore” che come “lanciatore”. Il danese poi però non riuscirà a capitalizzare, ma l’abruzzese, comunque, ha fatto il suo.
Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6,5: Tendenzialmente, è un voto basso per uno che chiude sul podio una Classica Monumento. Però, rispetto alle attese, è lui a mancare nel momento in cui la corsa si decide, dimostrando una volta di più che in salita fa fatica a tenere il ritmo punitivo degli altri campioni. Non crediamo che sul rendimento di quel momento pesi la fuga iniziale, anche perché di fatto per lui è stato come essere in gruppo. Nel finale, poi, sembra essere preda di un certo nervosismo, cosa che però non gli impedisce di andare a prendersi un posto nella foto-ricordo del podio, bissando il risultato del Fiandre. Non è poco, chiaramente, ma da lui si tende sempre ad aspettarsi qualcosa in più.
Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), 6,5: Nuovo piazzamento nella prima pagina dell’ordine d’arrivo per un corridore che, da tempo, non è più una sorpresa. La volata non è il suo pane e quindi era difficile aspettarsi qualcosa in più nel finale, vista la numerosità del gruppo che è arrivato a giocarsi il podio.
Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 6: La generosità proprio non gli fa difetto. Quando i due “superpotenti” accelerano, lui è l’ultimo a svanire sullo sfondo. Prova poi a giocarsi una carta da podio, tentando l’attacco sulla Côte de la Roche-aux-Faucons. Il tentativo, però, non riesce e alla fine, per trovarlo nell’ordine d’arrivo, bisogna arrivare ai piedi della seconda pagina.
Ben Tulett (Visma|Lease a Bike), 6: Nuovamente riferimento di una delle squadre più importanti del gruppo, finisce nell’ampio pacchetto dei primi inseguitori. Il tredicesimo posto finale può essere una spinta in vista del futuro, anche se probabilmente non il risultato sperato, da lui e dalla sua formazione.
Marco Frigo (NSN), 6: Centra l’obiettivo fuga anche questa volta, ma lo scenario di gara, con un pacchetto di attaccanti così ingombrante, non è quello in cui probabilmente sperava. Prova a dare animo all’azione, ma la situazione non gli è favorevole. Chiuderà nel terzo gruppo all’arrivo, ma ci riproverà.
Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers), 5,5: Era uno dei corridori più attesi, almeno in chiave piazzamenti di prestigio, ma qualcosa deve essere andato storto. Il francese chiude infatti ben lontano, con quasi 5′ di ritardo rispetto al vincitore e più indietro rispetto al compagno di colori Bernal.
Lennert Van Eetvelt (Lotto-Intermarché), 5,5: Le gare passano e la promessa belga sembra faticare a tener fede alle aspettative. Non riesce a rimanere nel gruppone che arriverà a giocarsi il podio, chiudendo lontano da quello che poteva essere un rispettabile piazzamento, alla sua portata.
Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), 5: Nuova giornata senza particolari sussulti. Chiude nelle retrovie, allungando una serie di prestazioni non particolarmente confortanti.
Tom Pidcock (Pinarello-Q36.5), sv: Sulla sua domenica c’è la mano pesante del destino, che in pratica lo elimina dalla competizione con un problema meccanico nel momento meno opportuno. Perde un minuto, che non riuscirà più a recuperare, perché davanti vanno fortissimo e perché non c’è modo di ottenere qualche “vantaggio indiretto” dalla presenza delle ammiraglie. Chiude 101esimo, si rifarà.
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