Bilancio Squadre 2022: Ineos Grenadiers

Anche senza la vittoria di un GT, che ormai era quasi consuetudine, non si può certo parlare di stagione negativa per la Ineos Grenadiers. La formazione britannica, infatti, ha chiuso il 2022 con 39 successi (quattro in più rispetto alla passata stagione) mettendosi in bacheca anche due classiche di primo piano come Parigi-Roubaix e Amstel Gold Race. Nei GT, comunque, i risultati non sono stati deludenti, visto che sono arrivati complessivamente quattro successi di tappa e due podi finali, con un secondo e un terzo posto. Le brevi corse a tappe sono andate decisamente meglio, con i successi finali nel Giro dei Paesi Baschi, Giro di Svizzera e Giro di Polonia. Al di là della strada, poi, ci sono da segnalare anche ben due Record dell’Ora fatti segnare nel giro di pochi mesi con due corridori diversi, oltre ad alcuni titoli mondiali.

TOP

L’uomo che ha ottenuto il risultato più importante per il team è senza dubbio Dylan Van Baarle. Il neerlandese è infatti lo splendido vincitore di una Parigi-Roubaix con una cavalcata solitaria che ha fatto segnare la media oraria più veloce della storia della corsa. Quindici giorni prima, poi, c’era stato anche il secondo posto al Giro delle Fiandre, alle spalle solo del fenomeno Mathieu van der Poel. Nel resto della stagione partecipa a Tour e Vuelta senza essere quasi mai protagonista, ma ormai aveva già abbondantemente raggiunto i suoi obiettivi stagionali e in queste corse è spesso prezioso per la squadra.

Gli obiettivi stagionali nei GT la Ineos ha dovuto modificarli dopo il terribile incidente di Egan Bernal a inizio gennaio. La formazione di Dave Brailsford non ha tuttavia voluto stravolgere i suoi piani e, lasciando Richard Carapaz al Giro, ha deciso semplicemente di trasferire i gradi di capitano del Tour al tridente Daniel Martinez, Adam Yates e Geraint Thomas, che avrebbe dovuto già partecipare alla Grande Boucle come scudiero del colombiano. Il gallese è colui che emerge preparandosi al meglio e conquistando un Giro di Svizzera segnato dal covid, proprio prima di presentarsi al GT francese. Il vincitore dell’edizione 2018 è tra i più pimpanti e, pur non riuscendo ad arrivare al livello di Pogacar e Vingegaard, si dimostra nettamente superiore a tutti gli altri. A Parigi sale così sul podio del Tour per la terza volta in carriera e a tre anni di distanza dall’ultima volta, sorprendendo persino i vertici del suo team, ma non sé stesso.

Richard Carapaz si è visto invece sfuggire un Giro d’Italia che sembrava già suo, ma è riuscito comunque a fare una ottima stagione. Dopo aver vinto il titolo nazionale a cronometro e una tappa del Giro di Catalogna, l’ecuadoriano riesce a portare la maglia rosa del Giro fino all’ultima tappa di montagna, quando però cede al ritmo di Kamna in favore di Hindley. A Verona sale comunque sul podio e inizia già a proiettarsi alla Vuelta. Nel GT spagnolo, però, esce praticamente subito di classifica, lasciando l’onere di curare la generale al giovane compagno Carlos Rodriguez. Il campione olimpico, tuttavia, è bravo a reinventarsi e riesce a prendersi ben tre tappe, fondamentali anche per fargli vincere la maglia di miglior scalatore.

Daniel Martinez è stato un altro degli uomini-copertina di questa stagione. Nonostante al Tour de France non sia apparso brillante come al Giro 2021, fino a quel momento aveva comunque fatto vedere ottime cose con i podi a Volta ao Algarve, Parigi-Nizza, il successo al Giro dei Paesi Baschi e due top5 a Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi. Ethan Hayter ha confermato i miglioramenti fatti registrare nella passata stagione, facendosi trovare pronto su molti terreni diversi. Il 24enne corridore ha disputato buone volate, ottime cronometro e anche qualche incoraggiante prestazione sui percorsi misti, che gli hanno permesso di vincere il Giro di Polonia e di arrivare nono ai Mondiali australiani.

Sul fronte giovani, l’impatto col WorldTour dello statunitense Magnus Sheffield è stato ottimo, tanto da andare a segno già a febbraio alla Vuelta a Andalucia, ripetendosi poi alla ben più impegnativa Freccia del Brabante. Ha dimostrato di essere un corridore molto interessante, con caratteristiche forse troppo vicine a quelle di Hayter per immaginare un futuro con grandi spazi per lui con questa maglia. Anche l’australiano Lucas Plapp, classe 2000, si è ben disimpegnato in questo primo anno da professionista mettendosi spesso al servizio dei compagni di squadra, vincendo il Campionato Nazionale e portando a termine la Vuelta. Le cose migliori le ha fatte però vedere il classe 2001 Carlos Rodriguez, enfant prodige già in squadra dal 2020 che quest’anno ha fatto un enorme salto di qualità aumentando progressivamente la difficoltà delle proprie apparizioni e disputando soprattutto una Vuelta a España di altissimo profilo, che lo ha visto scendere fino al settimo posto soltanto nel finale dopo una caduta. Il quinto posto a Il Lombardia è stata poi la chiusura ideale per la stagione di un corridore che l’anno prossimo probabilmente ci farà vedere cose ancora migliori.

+++ Dylan van Baarle
++ Geraint Thomas
+ Richard Carapaz

FLOP

Elia Viviani ha ottenuto delle belle vittorie su pista con la maglia della nazionale, ma non è riuscito a fare altrettanto in maglia Ineos. Il ritorno del velocista veronese nella formazione britannica è stato infatti uno dei trasferimenti meno riusciti della stagione. Ormai sempre più concentrato sulla pista, lo sprinter italiano ha chiuso la stagione su strada con due soli successi, al Tour de la Provence e alla CRO Race, senza mai brillare nelle corse più importanti. La Ineos, che non si faceva problemi a lasciarlo fuori nei suoi anni migliori ai tempi del team Sky, anche quest’anno l’ha escluso dalle selezioni per tutti i GT, privandolo di fatto anche di tante opportunità che hanno potuto avere gli altri velocisti più importanti.

Per quanto riguarda gli uomini da GT, invece, Adam Yates nemmeno quest’anno è riuscito a prendersi la sua occasione. Convocato al Tour in una selezione orfana di Bernal, sembra inizialmente potersi giocare il ruolo di capitano alla pari con Geraint Thomas. L’illusione dura un paio di settimane, ma poi complice uno stato di forma non ottimale il britannico deve accontentare di stringere i denti per una top 10, mentre il compagno gallese sale sul podio. Nella seconda parte di stagione vince una tappa e la generale del Giro di Germania e si piazza nelle classiche canadesi e al Lombardia, ma ormai il suo tempo nella formazione britannica si è esaurito. Dal prossimo anno passerà alla UAE per rilanciare la sua carriera e provare a reggere il paragone, che ogni anno diventa sempre più impietoso, con il gemello Simon.

Anche in questo 2022, Tao Geoghegan Hart ha vissuto un’annata con più bassi che alti. Il vincitore del Giro d’Italia 2020 è anche un po’ sfortunato nella prima parte di stagione, quando viene messo KO dall’influenza mentre stava disputando una buona Tirreno-Adriatico, mentre in estate non riesce a rientrare nella selezione per il Tour de France nonostante un Giro del Delfinato di ottimo livello. Nell’unico Grande Giro disputato, la Vuelta a España, è protagonista di due settimane abbastanza positive, che lo vedono mantenere la top-10 pur lontano dalle posizioni di vertice. Nella tappa della Sierra Nevada, però, chiude a più di 20 minuti dai migliori, e nell’ultima settimana non riesce a invertire la tendenza concludendo la corsa al 19esimo posto.

Non è stata la stagione migliore nemmeno per Ben Swift. Il britannico aveva salvato in extremis il suo 2021 laureandosi campione nazionale al termine di una stagione di alti e bassi, ma quest’anno non riesce a fare altrettanto. Il classe ’87 partecipa al Giro d’Italia, ma è molto lontano dai livelli della sua ultima partecipazione, quella del 2020, in cui era stato grande protagonista e aveva contribuito al successo finale di Tao Geoghegan Hart. Il trentacinquenne fatica per tutta la stagione, chiusa con una sola top 10 stagionale, vale a dire l’ottavo posto ottenuto a metà marzo alla Milano-Torino.

– Adam Yates
— Tao Geoghegan Hart
— Ben Swift

Miglior Momento

Vincere una Monumento non accade tutti gli anni, soprattutto in una squadra fortemente improntata sui grandi giri. Per questo motivo la vittoria di Dylan van Baarle alla Parigi-Roubaix è il momento più bello della stagione del team britannico. La corsa è stata decisa con un attacco prima del Carrefour de l’Arbre con il quale il neerlandese si è liberato della compagnia di Matej Mohoric e Yves Lampaert. Il classe ’92, che nell’arco della corsa aveva potuto contare sull’aiuto dei compagni Ben Turner, Filippo Ganna e Michal Kwiatkwoski, a quel punto si è involato in solitaria verso il velodromo, dove è arrivato con un vantaggio di 1’47” sul secondo. La Parigi-Roubaix resta l’ultima corsa a cui è stato presente il team manager Dave Brailsford, che da qualche mese vive in un camper di lusso a Nizza per provare a cambiare il calcio tramite la squadra locale (anch’essa in orbita Ineos) ed è probabile che appena il dirigente britannico tornerà vorrà ripartire proprio dalle emozioni di quel giorno. Infine, pur non essendo un risultato ottenuto su strada, è impossibile non menzionare il Record dell’Ora fatto segnare da Filippo Ganna nel velodromo di Grenchen, facendo segnare il nuovo primato con 56,792 km, una distanza che sembra proibitiva per tutti gli altri esseri umani sul pianeta Terra.

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