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Saluti a… Alan Marangoni, una vita da gregario con favola finale

Quella di Alan Marangoni non è la carriera di un corridore da copertina. È la storia di un gregario tenace e grintoso al servizio dei capitani, indispensabile in pianura per tenere i leader nelle prime posizioni. Una vita passata a prendere il vento in faccia prima delle fasi più calde della corsa, pensando a far vincere i propri compagni mettendo da parte le ambizioni personali. Cresciuto nella pista, le sue qualità di passista e cronoman gli hanno permesso di rendersi utile a corridori con caratteristiche da scalatori, scortandoli nella parte più avanzata del gruppo per rimanere lontano da cadute e frazionamenti improvvisi, lavorando alacremente in testa al gruppo per tenere il ritmo.

Prima di passare professionista su strada, Marangoni si fa conoscere con i suoi successi su pista, conquistando tre campionati italiani consecutivi dal 2005 al 2007: prima nell’inseguimento individuale, poi nello scratch e infine nel derny. Dopo qualche anno tra i dilettanti, il romagnolo passa professionista nel 2009 con la CSF Group-Navigare, squadra che comprende nel suo roster (tra gli altri) Domenico Pozzovivo e Maximilian Richeze. La sua capacità di sacrificarsi per i compagni, insieme a piazzamenti come il quinto posto in una tappa del Tour of Britain, convincono il team a inserirlo nella selezione per la Milano – Sanremo e il Giro d’Italia della stagione successiva. Nella Classicissima protegge Sacha Modolo, poi quarto al traguardo, mentre nella sua prima esperienza in un Grand Tour riesce a infilarsi di tanto in tanto in qualche tentativo di fuga.

Il 2011 lo vede passare per la prima volta in una formazione WorldTour, con la Liquigas-Cannondale che gli dà fiducia. Presso la formazione italo-americana le possibilità di mettersi in mostra sono ovviamente limitate, con l’obbligo di lavorare per i capitani designati. La nuova avventura gli permette tuttavia di fare la sua prima esperienza al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix, in cui corre in appoggio a un giovane Peter Sagan. Al Giro d’Italia è uno degli scudieri di Vincenzo Nibali e contribuisce al podio finale del siciliano scortandolo in pianura e pilotandolo al terzo posto nella cronosquadre d’apertura. Il risultato del messinese verrà poi migliorato di una posizione a seguito della squalifica di Alberto Contador. Un mese dopo, Marangoni si piazza terzo nel campionato nazionale a cronometro. La squadra decide di inserirlo nel roster per la Vuelta a España, dove lavora ancora per Nibali, settimo nella classifica finale.

Nella stagione successiva arriva la conferma nelle classiche principali, con la convocazione a Gent-Wevelgem, Giro delle Fiandre (dove il capitano Sagan giunge secondo) e Parigi-Roubaix. Non selezionato per alcun Grand Tour, conclude anzitempo il suo programma corse con una caduta nella prima tappa dell’Eneco Tour, che gli costa il ritiro e un lungo periodo di stop. Nel 2013, anno in cui si defila lo sponsor Liquigas, torna a correre anche la Tirreno – Adriatico prima delle classiche e del Giro d’Italia. A luglio prende parte per la prima e unica volta in carriera al Tour de France, in cui il suo compito principale è assistere Peter Sagan nelle volate e nella conquista della maglia verde: lo slovacco conquista una frazione ad Albi e la sua seconda classifica a punti. Nel finale di stagione Marangoni è tredicesimo al GP Bruno Beghelli.

Nel 2014 partecipa nuovamente al Giro d’Italia, questa volta con il duplice compito di assistere Ivan Basso per la classifica generale ed Elia Viviani per le volate. Il varesino termina presto fuori dalla lotta per le posizioni migliori, chiudendo quindicesimo, mentre il velocista non va mai oltre la terzo posizione ottenuta a Dublino. Meno di un mese dopo è di nuovo sul podio dei campionati nazionali a cronometro, battuto da Adriano Malori e Dario Cataldo. A settembre partecipa per la prima volta a un mondiale, chiudendo in nona posizione la cronosquadre. L’anno successivo si presenta al via del Giro, dove aiuta Ryder Hesjedal a ottenere la quinta piazza in classifica generale. Nella decima frazione, con arrivo a Forlì, centra la fuga di giornata e conclude quarto, suo miglior risultato in carriera in una tappa della corsa rosa. Arriva poi quarto anche nel campionato nazionale a cronometro. Per la seconda e ultima volta in carriera partecipa poi al Lombardia, unica monumento in cui non ha mai visto il traguardo. Nel 2016 fa le sue ultime apparizioni al Giro delle Fiandre, dove il capitano Dylan Van Baarle chiude sesto, e alla Parigi-Roubaix. Nono nella cronometro dei campionati italiani, conquista la cronosquadre d’apertura del Czech Tour, consentendo al compagno di squadra Langeveld (poi secondo a fine corsa) di indossare la maglia di leader.

Desideroso di avere maggiore spazio per mettersi in mostra, nel 2017 Alan Marangoni firma con la Nippo-Vini Fantini, formazione Continental Pro con molte corse italiane di alto livello in calendario. Durante la stagione si mette spesso in mostra centrando la fuga di giornata. Alla Tirreno – Adriatico è spesso protagonista di attacchi da lontano anche per cercare di conquistare la classifica di miglior scalatore, in cui chiude secondo a due lunghezze da Davide Ballerini. Pochi giorni dopo partecipa alla sua ultima monumento, arrivando al traguardo 155mo dopo aver scortato i capitani Canola e Grosu. È poi molto attivo al Tour de Taiwan, dove chiude terzo la volata di un gruppetto ristretto nella quarta tappa e sesto in altre due frazioni. Al successivo Tour of Thailandia sfiora il successo nella giornata d’apertura, conquistando poi il terzo posto nella classifica generale. Conclude sesto sull’arrivo di Umago in una tappa del Giro di Croazia, per poi mettersi al servizio dei compagni nel prosieguo della stagione.

Nel 2018 ha meno opportunità, riuscendo a trovare la condizione migliore soltanto nella parte finale della stagione. Nell’ultima frazione del Tour of Hainan arriva quarto, piazzandosi bene nel gruppo alle spalle del vincitore Pellaud. L’11 novembre vince il Tour de Okinawa, ultima corsa della sua carriera, inserendosi nella fuga di giornata e regolando gli altri fuggitivi, resistendo al ritorno del gruppo. Un finale da favola per un corridore abituato a soffrire per i compagni in mezzo al gruppo: il primo successo da professionista proprio nel giorno dell’addio allo sport da lui amato dall’interno del plotone, dove si fatica per far vincere gli altri mettendo da parte le proprie ambizioni personali.

GIOIE

La grande soddisfazione di un gregario è soprattutto vedere i propri capitani ottenere risultati di grande rilievo. Nella sua carriera Marangoni ha lavorato per tanti campioni, aiutandoli in strada ad avere l’opportunità di conseguire i loro obiettivi. I due nomi che spiccano sono senza dubbio Vincenzo Nibali e Peter Sagan, oltre a un Ivan Basso nella sua ultima parte della carriera. Con il siciliano, il passista ha corso un Giro d’Italia che il messinese ha concluso terzo (poi secondo). Lo slovacco invece ha ottenuto diversi risultati importanti con la Liquigas-Cannondale, tra cui la maglia verde e una vittoria di tappa al Tour de France 2013 con la presenza del fidato gregario e il secondo posto al Giro delle Fiandre 2012. Su tutti, il successo alla Montpellier – Albi fu per il romagnolo un momento di grande orgoglio, al termine di una tappa in cui la formazione italiana seppe controllare la corsa e condurre il gruppo dall’inizio alla fine, proteggendo e lanciando al meglio il proprio capitano.

A livello personale, la grande soddisfazione è arrivata senza dubbio con l’ultima corsa della carriera, il Tour de Okinawa. Un successo maturato con le qualità che da sempre hanno contraddistinto il romagnolo: fiuto per il momento giusto in cui andare in fuga, tenacia e determinazione nel conseguire il proprio obiettivo. Inseritosi nell’attacco buono dopo una trentina di chilometri dal via, Marangoni non ha risposto immediatamente all’attacco di Chun Kai Feng sull’ultima salita, per poi piazzare l’allungo decisivo a circa quattro chilometri dall’arrivo. La sua commozione al traguardo ha mostrato al mondo l’emozione di un momento del genere, con una reazione che conteneva tutte le gioie e le sofferenze provate da un gregario capace di diventare protagonista a 34 anni.

Un motivo di soddisfazione sarà sicuramente la partecipazione a ben diciannove classiche monumento, con la sola Liegi-Bastogne-Liegi assente all’appello, e a sette Grand Tour: cinque Giri d’Italia, un Tour de France e una Vuelta a España. Grande prova anche quella che gli bronzo nella cronometro dei Campionati Italiani 2014, che gli permise di sfoggiare un bel sorriso sul podio finale in Trentino.

DOLORI

Più che di dolori, nel caso di Marangoni si può parlare di rimpianti. Il più grosso riporta all’occasione della vita, arrivata il 19 maggio 2015 nella decima tappa del Giro d’Italia. Il romagnolo quel giorno era nella fuga giusta, in una tappa pianeggiante riservata ai velocisti che si trasformò in occasione ghiotta per gli attaccanti per una serie di combinazioni, tra calcoli poco precisi delle ammiraglie, vento a favore e cadute in gruppo. Il corridore della Cannondale-Garmin provò a staccare i suoi tre compagni di avventura con un allungo nel finale, non confidando nelle sue qualità di sprinter, venendo ripreso e chiudendo quarto ben dietro al vincitore Nicola Boem. Come sarebbe andata se avesse tenuto le sue energie per la volata? E se avesse scelto un momento migliore per partire? Tutte domande che non troveranno mai una risposta, e possono costituire un piccolo rimpianto nell’unica chance in carriera di vincere la tappa in una corsa World Tour. Memorabile il racconto che lui stesso ci fece per i suoi ciclodiari.

Meno interrogativi sorgono sull’altra occasione di conseguire un risultato in una corsa prestigiosa, con la Tirreno Adriatico 2017. Il corridore della Nippo-Vini Fantini provò a conquistare la maglia di leader della classifica scalatori, chiudendo a soli due punti da Davide Ballerini. Il canturino, che nel 2019 passerà all’Astana, sembrava avere una gamba migliore e migliori qualità, ma un distacco così risicato lascia qualche spazio a minimi rimpianti. Pochi, a dire il vero, perché coperti dalla consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per la causa.

PALMARÈS

Pista

2005

Campionati italiani, Inseguimento individuale

2006

Campionati italiani, Scratch

2007

Campionati italiani, Derny

Strada

2018

Tour de Okinawa

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