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Il Diario di Alan Marangoni: La follia della Civitanova Marche-Forlì…

I primi nove giorni di questo Giro sono stati un inferno, una guerra continua. Giornate lunghe, alcune davvero “infinite”… Il riposo è stato per tantissimi come prendere una grossa boccata di ossigeno mentre si rischiava di “annegare”.
Oggi la tappa è facile, ma son comunque 200 chilometri: per la maggior parte sarà quasi come un secondo giorno di riposo, nessuno avrà voglia di scattare per primo perché il gruppo mollerebbe al primo colpo. E dopo chi li fa tutti quei chilometri al vento? Sarebbe tutta fatica inutile, una vera e propria follia. Domani poi c’è la Forlì-Imola, corta e durissima, un giorno pericolosissimo per tutti quelli che sono un po’ “al gancio”. Sicuramente è meglio stare la in mezzo e far girare le gambe. A dire la verità però qualche folle c’è. Sono giorni che io e Malaguti della NIPPO Fantini abbiamo la fissa di fare questa tappa in fuga. Ci avevamo già provato a Montecatini con altri tre, ma oggi arriviamo in “casa”, lui più di me essendo forlivese DOC. Come per tutti quelli che lo conoscono bene, Malaguti è per me “Gnula”, un soprannome affibbiatogli dal suo primo direttore sportivo quando era un bimbo e che non ha più perso. Ci alleniamo spessissimo insieme e ci conosciamo ormai da una vita: siamo molto amici e ci fidiamo l’uno dell’altro.

Sapendo per certo che il gruppo mollerà al primo colpo partiamo in prima fila. Nella giornata di riposo ho trovato un altro folle: è Busato della Southeast. “Büz” ha corso con me tre anni alla Coppi Gazzera da dilettante; dal 2008, ultima stagione fatta insieme, siamo sempre rimasti in buonissimi rapporti. Un peccato che uno con il suo talento sia arrivato solo a 28 anni al suo primo grande Giro, purtroppo ci hanno messo tanto, troppo tempo a capire il suo vero valore. Ieri al telefono gli ho detto che io e Gnula ci saremo lanciati e che sicuramente un altro paio sarebbero montati su. Lui mi ha risposto di non sentirsi sicuro perché era stanco e che forse era meglio provarci un altro giorno, io ho ribattuto semplicemente dicendo “sei libero di fare come credi, ma sappi che te ne pentirai…” Così, questa mattina prima del via mi si è avvicinato per dirmi “io ci sono”.

© Tim de Waele

Dopo qualche chilometro di trasferimento la macchina si sposta per il via ufficiale e si parte, io sono il primo a scattare. Il primo tentativo non va, ne faccio subito un altro e il gruppo molla. Mi guardo intorno e i due che dovevano esserci ci sono. In più, ci sono Gatto dell’Androni e Boem della Bardiani. Tutto come da programma, sapevo per certo che anche le altre due squadre “professional” italiane avrebbero messo un uomo a testa dentro. I primi chilometri passano in fretta, l’andatura scende a un ritmo più blando. Sarà una lunga giornata, bisogna gestire bene lo sforzo.

Anche Gatto lo considero un “alleato”, lo conosco bene da una decina di anni, da quando andammo a fare gli Europei con la nazionale under 23 a Valkenburg. La scorsa stagione eravamo compagni di squadra alla Cannondale e avevamo creato un ottimo rapporto. Insieme ad Oscar rido sul fatto di quanto sia strano come uno del suo calibro sia in questa “fuga suicidio”, lui che tra questi è l’unico ad aver vinto una tappa al Giro quattro anni fa, più un’altra decina di corse in carriera. Scherzando dice che forse l’ultima volta che è entrato in una fuga da lontano era allievo…altre risate. A detta di tanti è il classico corridore pieno di talento che avrebbe potuto fare di più e che forse a volte si è un accontentato un po’ troppo. L’unico della fuga che non conosco quasi per niente – se non per un “ciao come va?” – è Boem, un ragazzo valido, spesso all’attacco (lo scorso anno ha vinto una tappa al giro di Danimarca), ma di sicuro è alla ricerca di quel qualcosa in più che lo possa portare più in alto rispetto al “purgatorio del ciclismo” dove si trova ora.
Lui è l’unico che vedo come vero e proprio nemico in questa fuga.

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Il gruppo ci concede al massimo 3’40”. La “corda” non è molto lunga, adesso non conviene spingere a fondo perché lo farebbero pure dietro. Bisogna andare via regolari spendendo il giusto, lasciare che loro ti tengano a vista e sparare tutto negli ultimi 50 per provare a fregarli. Abbiamo l’1% di probabilità di andare fino in fondo, ma se gli altri quattro ci credono come me forse qualcosa in più.

Quando siamo a 130 km dall’arrivo il gruppo si avvicina ai due minuti, ci guardiamo fra di noi con un misto di rabbia e delusione. “Cavoli vogliono già chiudere la pratica?! Impossibile, dai!” Sicuramente si staranno accorgendo di aver tirato troppo forte e tra poco rallenteranno e torneremo sui tre. Così infatti succede. Comunque è davvero difficile credere di poter arrivare, dietro stanno giocando al gatto col topo. Forse se riusciamo a fare un po’ di diretta tv è già grassa… Superiamo Pesaro e inizia così il tratto “ondulato” della tappa, che sarà di una trentina di chilometri e finirà poco dopo Cattolica. Il passo che teniamo è regolare, ma deciso. In una discesa Gnula si butta giù con un po’ troppa foga sbagliando una curva e rischiando di far cadere tutti. Boem si innervosisce, urla che è inutile rischiare così, che tanto ci prendono quando vogliono e minaccia addirittura di non tirare più. Io lo tranquillizzo dicendogli di stare calmo e che avrei detto a Malaguti di non fare più stronzate, chiudendo con un “continuiamo a tirare tutti e le cose andranno bene…fidati di me…” Torna la calma.

Arriviamo a Misano, le salite e le discese per oggi sono finite. Adesso ci sono 70 chilometri di pianura fino al traguardo. Dalla radio il mio direttore Guidi dice di continuare ad andare regolare e, dopo Rimini, quando il vento sarà completamente a favore, iniziare a fare come in una cronosquadre, cioè sparare tutto quello che abbiamo rimasto.

Così facciamo e, una volta passata Rimini, a esattamente 50 chilometri dall’arrivo, si inizia a fare veramente sul serio. Il vantaggio oscilla tra i 2′ e i 2’30″… È pochissimo, ma dobbiamo farcelo bastare, perché da adesso in poi comincerà a calare sempre di più…inesorabilmente.
I chilometri scorrono veloci, la nostra velocità è sempre oltre i 50 orari e appena vedo che si rallenta un po’ riesco sempre a riportarla più in alto. Dei cinque credo di essere quello che sta meglio e mi prendo la responsabilità di spendere qualcosa in più per il bene della fuga.

Da bambino guardavo il Giro in tv e sognavo un giorno di esserci e di vincere una tappa. Adesso sono proprio qua, a vivere quel sogno. Che strana la vita…

© Tim De Waele

 Immagino tutti gli amici e conoscenti che stanno guardando la tv in questo momento, li vedo radunati insieme o da soli a soffrire, ci sarà stato un passaparola tra chat, social network e telefonate per far girare la voce che oggi sono nella fuga che forse andrà all’arrivo, che oggi “me la gioco”. Immagino mio babbo come la starà vivendo, lui che è così incredibilmente emotivo, spero non gli vengano attacchi di cuore. Me lo vedo, in trepidante attesa con gli altri del mio fan club ai meno quattro dall’arrivo. Penso anche a mio nonno Renzo, se ci fosse stato ancora, oggi di sicuro si sarebbe divertito. Per un attimo percepisco un pizzico di malinconia.
Comunque vada si racconteranno aneddoti per anni di questa giornata, ognuno racconterà con chi era, dov’era e cos’è successo mentre mi guardava in diretta. Si accende una scintilla di adrenalina.
Penso a tutte le volte che nella mia vita mi sono sentito inferiore.
A tutte le volte che mi sono odiato per aver ceduto a tutte le mie debolezze, in cui mi sono accontentato di fare “il minimo sindacale” o rifiutavo l’idea di poter vincere una corsa.
Altra scintilla, più intensa…

Si viaggia davvero forte, ogni tirata è quasi uno sprint e accodarsi dopo aver cambiato non è per niente facile. Ci stiamo spremendo alla morte. Urlo agli altri che possiamo farcela, non so perché, ma nell’enfasi dico a Gnula: “comunque vada oggi abbiamo vinto”…

A dir la verità, però, adesso che mancano una ventina di chilometri, con ancora un minuto e mezzo di vantaggio, voglio andare fino in fondo. Voglio vincere. Non ho mai desiderato tanto come oggi la gloria, quella che mi resterà scolpita per sempre, nella testa, nell’anima.
Sono stanco, ma mi sento vivo, maledettamente vivo. Vivo a sufficienza per sentirmi ben oltre metà dell’opera. Anche se più che opera sarebbe meglio chiamarla follia…

Vorrei che il tempo si potesse fermare, poter “salvare” questi minuti di incertezza e di pathos e poterli rivivere tutte le volte che ne avrò voglia…
Le gambe fanno davvero male adesso, lo sforzo è estremo. “Resisti vecchio cagnaccio!” Il mio cervello deve produrre altra adrenalina per sentire meno dolore. Se sai indirizzare l’emozione forte nel canale giusto la trasformerai in energia pura, in antidolorifico. Funziona spesso, ormai l’ho imparato sulla mia pelle in tutti questi anni. “Grinta!”. Ce ne vuole tanta, quella che può avere uno come me, che vuole fare quel qualcosa che fino a poco fa sembrava impossibile, che vuole uscire dall’ordinario per vivere un giornata indimenticabile, che vuole togliersi una soddisfazione che va oltre al semplice posizionarsi sul primo gradino del podio. L’ultima volta che ci sono salito ero dilettante, tanti anni fa…e sinceramente fatico a ricordare che cosa avevo provato.

Oggi voglio essere quello che non sono stato mai…

© Tim de Waele

A 14 chilometri dall’arrivo fora Gatto, per lui l’avventura finisce qui… Oscar mi sarebbe stato utile, se fossi scattato per primo tutti avrebbero aspettato che chiudesse essendo il più veloce. E lui, già a oltre 100 dall’arrivo mi aveva detto che sarei stato l’unico su cui di sicuro non sarebbe andato a chiudere.
Ecco, il “destino” sta entrando in gioco…anzi, a dir la verità, c’è sempre stato…anche se noi pensavamo di fregarlo. Probabilmente ha architettato qualche sadico giochetto. Ha fatto fuori l’unico che una tappa al Giro l’ha già vinta, l’unico che in carriera si è già tolto più di una soddisfazione. Era già scritto, se la devono giocare i quattro “cagnacci senza classe e senza gloria” dimenticati dal “Dio del ciclismo”, i quattro che cercano disperatamente un successo che gli cambierà la vita.

Maledetto destino, pur conoscendo già il finale vorrà godersi lo spettacolo…
Gnula arriva a pochissimi chilometri da casa sua, già lo scorso anno mi diceva di essersi fatto il film in testa di questa tappa più volte: “fuga da lontano, gruppo che sbaglia i conti e io che arrivo a braccia alzate…” So per certo che vorrebbe dedicare la vittoria a sua mamma che da due anni non c’è più e questo sarebbe il modo più bello per ricordarla… Büz dopo anni a girovagare ingiustamente  per piccole squadre ha l’occasione per una grande rivincita su tutti quelli che non credevano in lui… Per Boem invece sta passando il treno giusto per sbloccarsi e magari trovare una grande squadra… Io dopo anni a lavorare per gli altri senza mai ritagliarmi uno spazio personale, ho l’occasione di trionfare a un passo da casa, di togliermi una soddisfazione dal valore inestimabile e capace di ripagarmi di tutte le fatiche senza gloria di questi anni.
Vista da fuori, dalla parte di chi conosce un po’ la nostra storia, c’è il condimento giusto per un finale thrilling…drammatico…al cardiopalma…

Ho tre avversari da battere, due di questi sono amici. Forse se scatto per primo è fatta, forse posso farcela, forse la posta in palio è troppo alta per credere alle amicizie…forse forse forse……

© Tim de Waele

Ai meno quattro chilometri, per radio mi urlano che abbiamo ancora 50 secondi, seguito da un “oggi è la tua occasione”. Dico a Gnula del vantaggio, lui mi guarda con uno sguardo teso, misto incredulità. Ai meno tre passiamo davanti al mio fan club e riesco a riconoscere solo mio babbo. D’istinto lo saluto con un cenno. Sono lucido, so cosa devo fare. Attaccare per primo. Boem è nervoso perché la velocità si è abbassata e tutti tirano corto. Ai meno 1800 metri, mentre lui si sta facendo sfilare dopo aver cambiato ed è girato verso Büz a sbraitare, Gnula mi lascia qualche metro e io scatto secco. Arrivo nella piazza di Forlì e il boato è davvero assordante, adrenalina a fiumi, scariche elettriche, acido lattico… Attimi che non dimenticherò mai… Spingo con tutto quello che mi è rimasto in corpo, so di aver fatto il vuoto e decido di non voltarmi mai, faccio l’ultima curva, un po’ troppo piano perché sono poco lucido per lo sforzo disumano che sto facendo. Mancano 400 metri “Dai Alan è fatta!”

A un certo punto, guardo sotto con la testa e vedo la ruota di Boem dietro alla mia e, tempo due secondi, mi ha già sorpassato, mi giro e vedo gli altri due vicinissimi, pronti anche loro a saltarmi. A quel punto smetto di pedalare, non ne ho più. A questo punto per me fare quarto o ultimo di tutto il gruppo ha lo stesso valore. Ho solo voglia di piangere.
Vince così Boem, il “nemico”… Io taglio l’arrivo in lacrime, l’occasione della vita è sfumata via per sempre. Ero così a un passo dal trionfo… 

Oggi forse i nostri sogni hanno fatto a pugni…

Per andare ai bus, percorro un tratto di strada parallela al rettilineo finale incontrando decine e decine di sguardi e facce che conosco, mi sento un gladiatore che sta uscendo dall’arena. Sento i vari “grande Alan”, “bravissimo Alan”, “dovevi vincerla tu..” Sono deluso, ma felice di aver regalato emozione vere e autentiche a tutti quelli che mi hanno sempre sostenuto.

Poco dopo scopro che dietro di me è successo quello che non avrei mai immaginato… Gnula si è mosso per ben due volte, annullando così il mio attacco, per poi finire terzo. Pazzesco! Ha perso completamente la testa, l’adrenalina gli è andata al cervello e gli ha offuscato la mente, pensava di poter vincere pur avendo finito la benzina e ha rischiato l’impossibile…è l’unica spiegazione. Mi sento in colpa per non avergli parlato prima, dovevo dirgli “non veniamoci a prendere” oppure “non facciamo cazzate!”, sicuramente sarebbe servito a farlo ragionare di più. Perché non gli ho detto niente!? Perché ho dato tutto per scontato!? Perché, perché, perché??? Avrei dovuto capire da quello sguardo che non era in sé, avrei dovuto ricordarmi che in certe situazioni vive quello che fa con trasporto emotivo e poca razionalità, invece niente…ero troppo impegnato a pensare di arrivare in fondo. A farmi tutti i miei viaggi mentali. Che stupido!!!

Sono sicuro che in questa sua doppia azione non c’è stata cattiveria, se non fosse così vorrebbe proprio dire che io dalla vita non ho capito proprio niente e che mi merito solo delle fregature. Dopo tutti questi anni a condividere i nostri pensieri riguardo la bici, le donne e la vita in generale, il cercare tante volte di farsi coraggio a vicenda quando le cose andavano davvero male…non può averlo fatto con cattiveria. Io non ci credo, non esiste!

È tutta colpa del destino e dei suoi sadici giochetti, era tutto previsto. E io sciocco che pensavo di fotterlo con questa folle avventura studiata a tavolino. Ma mi credevo di essere? Dio??? Alla fine lui ha fottuto me…anzi noi, come da copione.
Ci metto anche Gnula. Oggi forse i nostri sogni hanno fatto a pugni…

Pazienza.. È inutile cercare di dare un senso a qualcosa che non ne ha mai avuto sin dall’inizio. Abbiamo fatto qualcosa di davvero folle e folle doveva essere pure il finale…

Anche se la rabbia resterà per un po’ di tempo, esco da tutta questa indimenticabile avventura più forte. Oggi ho raggiunto una consapevolezza in più nella mia vita. Posso vincere…posso vincere la tappa di un grande giro e me ne sbatto se oggi è andata così.
Basta crederci, crederci per davvero e portare con sé sempre un pizzico di follia…

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