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Analisi Favoriti Giro delle Fiandre 2019: l’armata Deceuninck-Quick Step insidiata da crossisti e specialisti in cerca di riscatto

Il Giro delle Fiandre 2019 conferma il suo fascino preannunciandosi corsa con numerosi favoriti. La corsa universitaria per antonomasia completa il ciclo belga del pavè ed è in programma quest’anno domenica 7 aprile. Per gli specialisti delle pietre è l’occasione per scrivere il proprio nome nella seconda Monumento della stagione e assicurarsi una fetta di storia del ciclismo a sette giorni dall’inferno della Parigi-Roubaix. Il percorso è duro e lungo il giusto per fare selezione naturale. Conteranno condizione, forza ed esperienza, con la soluzione dell’arrivo in solitaria che si è sempre verificata nelle ultime tre edizioni della Ronde. Il campione in carica è Niki Terpstra, che dopo aver lasciato la corazzata Quick-Step sarà in gara con la Direct Energie, una delle sette formazioni Professional invitate e che affiancheranno le 18 World Tour al via di diritto.

Favoriti Giro delle Fiandre 2019

Il refrain è lo stesso dell’ultimo mese. L’ago della bilancia sarà nuovamente, e inevitabilmente, rappresentato dalla Deceuninck-Quick Step. La formazione belga ha una profondità di soluzioni che rende indecifrabile anticiparne le tattiche e non lascia dormire sonni tranquilli agli avversari. Il corridore che offre le garanzie maggiori è senza rischio di smentite Zdenek Stybar, che con le vittorie nella Omloop Het Nieuwsblad e ad Harelbeke è parso entrare definitivamente in un’altra dimensione, dimostrando di saper reggere il peso di pressioni aumentate. Al suo fianco proveranno a stappare la corsa tre elementi che fanno l’invidia di molte altre selezioni. Philippe Gilbert ha già vinto due anni fa con un’azione da distanza siderale ma, complice anche qualche problema di stomaco che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca mercoledì alla Dwars, potrebbe non essere al top. Discorso diametralmente opposto per Bob Jungels, la cui rinuncia alla Liegi in vista del Giro d’Italia suona come una chiamata alle armi per ogni rivale e che – forse più di ogni altro – sembra disporre delle caratteristiche per ripetere l’exploit di Terpstra un anno fa, e per un Yves Lampaert desideroso di giocarsi al meglio le sue carte e, gerarchie alla mano, probabile seconda punta in caso di gara dominata dai tatticismi.

Chi può impedire che la Ronde si trasformi in un nuovo monocolore? Le insidie maggiori potrebbero giungere dai giovanissimi. La sfrontatezza dei baby fenomeni del ciclocross fa infatti puntare le antenne ai big più attesi. In settimana Mathieu van der Poel (Corendon-Circus) si è portato a casa la prima classica nella sua carriera da stradista confermando precocità e bontà dei suoi progressi. Sul talentino neerlandese, che senza una squadra attrezzata dovrà cavarsela pressoché da solo, grava soprattutto l’incognita dell’inesperienza, essendo alla prima partecipazione, mentre dopo il quarto posto alla Gand-Wevelgem fa decisamente meno paura quella del chilometraggio, con un fondo che sembra già essere quello giusto. Ha invece una batteria di compagni più qualitativa e un pregresso confortante, il nono posto incamerato dodici mesi or sono, Wout Van Aert (Jumbo-Visma), la cui progressione nei risultati ottenuti nell’ultimo (nonché unico) mese su strada rappresenta un guanto di sfida da non sottovalutare. Il primo ha possibilità di regolare anche un gruppo ristretto, il secondo dovrà invece provare a rendere quanto più selettiva la prova.

Tra gli ossessionati dalla Ronde un paio giocano in casa. Il più pimpante è Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), già fermato dalla sfortuna due anni fa in gara e nel 2018 nel percorso di avvicinamento. Anche stavolta l’ex campione belga si presenta all’appuntamento con qualche piccolo malanno, ma per quanto dimostrato nelle prime classiche – con i podi centrati a Sanremo e nella Gand-Wevelgem – e per quanto abbia a cuore la gara, difficilmente si lascerà condizionare da un accenno di bronchite. L’ha a lungo inseguita e l’ha vista spesso sfuggire per poco anche Greg Van Avermaet (CCC Team), che ha meno riflettori puntati addosso rispetto al recente passato e che nell’ultimo mese non è parso trovare un colpo di pedale redditizio. Il campione olimpico ha però background e stoffa per risvegliarsi, sfruttando la conoscenza a menadito del tracciato. A proposito di aspettative, parte di sicuro con meno pressioni del solito Peter Sagan (Bora-hansgrohe). L’errore più grande è però quello di considerarlo solo alla stregua di un outsider. Già verso Sanremo il tre volte iridato ha dimostrato di saper indossare le vesti di Araba Fenice nei grandi appuntamenti e stavolta, anche a fari spenti, può lasciare il segno, magari con un’azione dalla media distanza se non dovesse sentire la gamba dei giorni migliori.

Chi ha tutto l’interesse a rimandare il più a lungo il possibile il verdetto finale è Alexander Kristoff (UAE Team Emirates). Con la zampata di domenica scorsa il norvegese ha restituito credibilità alla sua candidatura e ribaltato le gerarchie nella formazione emiratina. Il suo curriculum nella corsa è un biglietto da visita non trascurabile, con il trionfo del 2015 che giunse addirittura attaccando. Veloce e resistente è anche Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), che chiude la sua campagna belga nella miglior forma della carriera. Al contrario del vichingo il 29enne di Borgo Valsugana non ha un grande feeling con la gara, almeno in termini di risultati, ma mai come quest’anno potrà giocarsi le proprie carte in prima persona e senza dover spendere una stilla di energia per la causa altrui. Nell’ultimo mese il campione europeo ha evidenziato il suo stato di grazia, ma per valorizzarlo avrà bisogno di restare il più possibile coperto e azzeccare l’attimo giusto per muoversi, facendo – al pari di Sagan – sfoggio di quelle doti tattiche che lo hanno un po’ penalizzato nel recente passato.

Tra i vincitori del passato va alla ricerca di una difficile conferma Niki Terpstra (Direct Energie). Il passaggio a una Professional, unito allo sfiorire della carta d’identità, sembra aver fatto svanire i fluidi magici che hanno connaturato il 2018 del neerlandese. Per ritrovarli, in una prova nella quale è salito sul podio due volte nelle ultime due edizioni e tre nell’ultimo lustro, avrà l’intera squadra a sostegno, col bonus di un Anthony Turgis reduce dal bel secondo posto alla Dwars. Un anno fa si è piazzato alle sue spalle Mads Pedersen (Trek-Segafredo), all’epoca dei fatti una mera rivelazione e oggi qualcosa in più di una speranza in seno a una squadra che può contare anche sull’affidabilità e sulla potenza di Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), senza dimenticare un John Degenkolb già terminato tre volte in top ten e che, dopo il guaio meccanico giù dal Poggio che gli ha impedito il rientro sul gruppo che si è giocato la Sanremo, si è riscattato salendo sul podio della Gand-Wevelgem.

A proposito di piazzamenti ottenuti da giovanissimo, la Ronde rivelò al grande pubblico anche Tiesj Benoot (Lotto Soudal), anch’egli rilanciatosi bene mercoledì e chiamato adesso a dare una svolta a una carriera da regolarista con pochissimi spunti di livello assoluto. Il giovane fiammingo rientra nella cerchia di corridori che hanno necessità di muoversi da lontano e può trovare validi alleati nel tandem Sky formato da Luke Rowe e Dylan Van Baarle, col primo in buona salute e il secondo – spesso protagonista qui e già due volte nella top ten finale – che dovrà fare i conti con un fisiologico ritardo di condizione provocato dalla frattura alla mano ereditata nella caduta alla Omloop Het Nieuwsblad. In casa britannica presenti anche Gianni Moscon e Filippo Ganna, altri due dei soli dieci italiani al via. In condizioni normali avrebbe buone speranze di ben figurare il primo, ma ad oggi la sua tenuta è un rebus e, salvo sorprese, non lo ritroveremo a duellare per un risultato di rilievo.

Lunga sembra essere anche la schiera di potenziali outsider. Merita sempre una menzione Alejandro Valverde (Movistar), al debutto assoluto nella Ronde. Alla soglia delle 39 primavere il murciano non è mai corridore che si attacca il dorsale sulla schiena per caso e di certo vorrà dare ulteriore lustro alla maglia iridata che indossa inventandosi qualcosa, prima magari di lasciare spazio a un compagno di squadra come Jurgen Roelandts. Più frecce nell’arco le ha invece a disposizione la EF Education First, che avrebbe in Sep Vanmarcke il suo leader naturale ma che, complici le imperfette condizioni fisiche del suo eterno Godot, può puntare sulla solidità di Sebastian Langeveld e su freschezza e intraprendenza garantite da Alberto Bettiol, che già verso Harelbeke ha fatto capire di non sentirsi di troppo al tavolo dei grandi.

Tra quanti hanno un passato importante nella corsa non si possono dimenticare Lars Boom (Roompot-Charles) ed Heinrich Haussler (Bahrain-Merida), quest’ultimo lontano dai fasti di qualche anno fa ma sempre minaccia potenziale allorquando trova una giornata “sì”. Non mancano in casa emiratina le alternative, anche se Matej Mohoric è al debutto e Sonny Colbrelli non è accreditato di una condizione eccezionale. In casa Katusha-Alpecin proveranno a inventarsi qualcosa tanto Jens Debusschere quanto Nils Politt, mentre tra chi va ancora a caccia di sé stesso si annovera il tandem della Dimension Data composto da Edvald Boasson Hagen e Michael Valgren. Infine non mancheranno neppure i velocisti, almeno nell’accezione atipica del termine. Tra questi segnaliamo Arnaud Démare (Groupama-FDJ) e, soprattutto, un Michael Matthews (Sunweb) uscito in gran condizione dal Catalogna e i cui limiti sul pavè sono tutti da esplorare.

Borsino dei Favoriti Giro delle Fiandre 2019

***** Zdenek Stybar
**** Wout Van Aert, Mathieu Van der Poel
*** Oliver Naesen, Peter Sagan, Greg Van Avermaet
** Tiesj Benoot, Alexander Kristoff, Matteo Trentin,Niki Terpstra
* Bob Jungels, Philippe Gilbert, Mads Pedersen, Yves Lampaert, Luke Rowe

 

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