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Pagelle Imola 2020: Alaphilippe sontuoso, van Aert sorpreso – Hirschi la sorpresa, Italia incompiuta

Julian Alaphilippe, 10 e lode: Era tra i corridori più attesi e non ha tradito le aspettative. Ha attaccato nel momento migliore dopo una gara disputata molto bene dalla Francia, che ha saputo come muoversi in ogni momento. La voglia di dedicare una vittoria storica, che mancava dal lontano 1997, a tutta la sua Nazione e al padre scomparso a fine giugno, hanno fatto il resto. A 28 anni compiuti entra nell’Olimpo dei ciclisti contemporanei più importanti impreziosendo la propria bacheca con la vittoria più ambita dopo una Milano-Sanremo, una Strade Bianche, due Freccia Vallone e una Clásica San Sebastián.

Wout van Aert, 9,5: Il Belgio fa tutto bene, ma si perde proprio sul più bello. Il 26enne talento, reduce da un Tour de France a tutta e dall’argento a cronometro, ha ancora energie da spendere sia fisiche che mentali e lo dimostra chiudendo sull’allungo di Nibali, Landa e Uran sulla penultima salita ma non riesce a domare Alaphilippe sulle rampe più dure dell’ultimo passaggio da Cima Gallisterna. L’errore è fatale e, complice la paura degli altri inseguitori di portarlo in carrozza alla medaglia d’oro, non riesce più a ricucire lo strappo. Un altro argento che vale quasi quanto un oro per questo ragazzo dalle risorse quasi infinite che corre a tutta da inizio agosto.

Marc Hirschi, 9: Dopo il bellissimo Tour de France disputato, sottovoce qualcuno aveva fatto il nome del 22enne svizzero tra i papabili per il successo. È riuscito a rimanere agganciato nel finale al trenino di Wout van Aert senza troppi problemi, giocandosi poi molto bene le proprie carte in volata contro corridori molto più esperti di lui. È il secondo bronzo consecutivo per la Svizzera dopo quello di Küng dell’anno scorso a testimonianza di un movimento che sta ritrovando la propria dimensione archiviata l’era Cancellara.

Tiesj Benoot e Tim Wellens, 8: Sono decisamente tra i gregari di van Aert più in forma. Benoot, reduce dal Tour de France, mette in strada tutta la sua forma e la sua classe tirando il gruppo per gran parte della giornata insieme al compagno. Purtroppo non è arrivata la medaglia d’oro, ma il Belgio ha giganteggiato grazie al lavoro di due gregari di lusso come loro.

Tadej Pogacar, 8: Lo sloveno non ha molte carte da giocarsi, ma la forma e il morale sono ancora altissimi dopo il sorprendente successo al Tour de France. E così senza pensarci troppo parte da solo al penultimo giro nella speranza di far saltare il banco. Per un buon numero di chilometri mette paura agli inseguitori, i quali però non si fanno sorprendere. Gli resta il merito di essere stato l’unico ad agire fuori dagli schemi in questo Mondiale.

Damiano Caruso 7,5: Alla fine è il migliore degli italiani. Si spende il più possibile, come da sua abitudine, ma non molla la presa facilmente. Decimo come al Tour de France per uno di quei corridori che col tempo riesce solo a migliorare. Sicuramente sperava gli arrivasse davanti qualche compagno, ma per lui va sicuramente bene così.

Tom Dumoulin, 7: Le prestazioni del neerlandese continuano a migliorare e la gara di oggi ne è la dimostrazione. Al traguardo è soltanto 14° ma si fa vedere al penultimo giro quando prova a rientrare sullo scatto di Pogacar. Non ha ovviamente lo spunto degli scattisti e degli scalatori puri però ci mette anche oggi testa e cuore e una prestazione così fa ben sperare per il suo finale di stagione.

Jakob Fuglsang, 7: Il vincitore de Il Lombardia di fatto non si vede mai. Corre bene e arriva a un passo dalle medaglie ma questa prestazione non verrà certo ricordata tra le sue migliori nonostante questo quinto posto sia di gran lunga il suo miglior risultato in una rassegna iridata, iniziata a Varese 2008. In ottica Giro d’Italia è invece un gran bel risultato, in quanto è al traguardo nettamente il primo dei non usciti dal Tour de France.

Michael Matthews e Maximilian Schachmann, 7: Se i big si fossero controllati un po’ di più, l’australiano e il tedesco avrebbero potuto puntare decisamente alla medaglia d’oro. Invece la corsa si fa troppo dura all’ultimo giro e si devono arrendere all’evidenza di non avere il passo dei migliori. La top ten è comunque un buon risultato in vista dei prossimi impegni.

Greg van Avermaet, 7: Il Campione olimpico mette oggi da parte le proprie ambizioni personali per mettersi al servizio di Wout van Aert. Il compito gli riesce benissimo ed è soprattutto merito suo se il tentativo di Pogacar al penultimo giro non va a buon fine. Peccato che il compagno non lo abbia ripagato con la medaglia del metallo più prezioso.

Michal Kwiatkowski, 6,5: Il sogno del bis iridato era alla portata del 30enne polacco, ma alla fine è rimasto a bocca asciutta. Corre sempre a ridosso dei primi e non si fa sorprendere nella fase decisiva della corsa quando Alaphilippe stacca tutti. Resta all’inseguimento insieme a van Aert, Hirschi, Fuglsang e Roglic ma il rischio di consegnare l’oro al belga è troppo alto e così non può fare altro che aspettare la volata per i due gradini più bassi del podio. Alla fine esce battuto sia dal belga che dallo svizzero Hirschi, vanificando una grande occasione.

Primoz Roglic, 6,5: La delusione del Tour de France sicuramente è ancora forte nell’animo dello sloveno che si comporta bene e regala alla Slovenia un lusinghiero sesto posto. Le corse di un giorno non sono però il suo pane quotidiano e si vede. Senza una squadra in suo appoggio non può inventarsi nulla di estemporaneo e quindi non può fare altro che accodarsi al treno dei migliori fino al traguardo.

Alejandro Valverde, 6,5: Gli anni passano, ma lui continua a farsi valere. Entrare a 40 anni tra i primi dieci di una corsa di 258 chilometri non è certo da tutti ma lui ce l’ha fatta. Non ha più lo spunto dei giorni migliori ma il fondo e la classe non gli mancano. Manda in avanscoperta Landa quando si muove Nibali e poi prova ad aiutarlo a rientrare sui primi negli ultimi dieci chilometri, ma senza successo. Condotta impeccabile per uno dei giganti del ciclismo contemporaneo.

Guillaume Martin, 6,5: Tra i compagni di Alaphilippe è decisamente il più in forma. Uscito anche lui in forma da un Tour de France abbastanza travagliato, c’è nelle fasi decisive ed è il primo a spendersi in prima persona quando c’è da andare a chiudere un’azione pericolosa. Una parte del successo del compagno va sicuramente anche a lui.

Mikel Landa, 6,5: Il basco prova a seguire Vincenzo Nibali quando attacca sulla penultima salita ma la sfortuna, tanto per cambiare, non gli manca. Wout van Aert decide infatti di accodarsi a loro due e a Uran vanificando lo sforzo che avrebbe anche potuto portare a un’azione decisiva. In ogni caso ci ha provato.

Fausto Masnada e Alberto Bettiol 6,5: Ottima prestazione quest’oggi per il corridore ex Androni e quello della EF che sono rispettivamente il terzo e quarto italiano al traguardo dopo Caruso e Nibali. Al penultimo giro provano a dare una frustata al gruppo di testa per scremarlo dando vita a una tattica fin lì molto buona per l’Italia dando un senso alla propria giornata.

Vincenzo Nibali, 6,5: Il messinese dà tutto quello che può, ma paga una preparazione non ancora perfetta, soprattutto a confronto di chi usciva dal Tour de France. Al penultimo giro ci prova con Landa e Uran, ma la reazione di van Aert fa fallire questo interessante tentativo. Prova a restare poi insieme ai migliori anche sulla Cima Gallisterna ma non c’è modo per lui di tenere il passo dei primi. Purtroppo, si infrange qui il sogno iridato casalingo dell’Italia.

Rigoberto Uran, 6: La Colombia (4) partiva quest’anno con grandi ambizioni, quantomeno di movimentare la corsa. Invece vanno tutti alla deriva alle prime difficoltà tranne l’esperto Uran, che all’ultimo giro ha ancora energie da spendere per seguire Nibali e Uran sullo strappo di Mazzolano. Alla fine è soltanto 24° al traguardo ma almeno ci ha provato.

Diego Ulissi, 5: Doveva essere il capitano in seconda dell’Italia, ma ancora una volta viene respinto dai chilometraggi sopra i 200 chilometri che gli restano indigesti. Chi è uscito dal Tour de France aveva sicuramente una gamba migliore, soprattutto in una stagione come questa in cui si è corso poco, ma dieci minuti dal vincitore sono forse troppi.

Sepp Kuss, 4: Lo scalatore statunitense usciva da un Tour de France brillante ed era la punta di diamante della sua Nazionale. Mai nel vivo della corsa, conclude lontanissimo dai primi senza farsi mai vedere.

Gran Bretagna, 4: La Nazionale di Sua maestà non era tra le favoritissime ma aveva qualche freccia al proprio arco. Invece l’ordine d’arrivo recita tre ritirati e il giovanissimo Thomas Pidcock migliore dei suoi al traguardo a nove minuti e mezzo da Alaphilippe. Continua quindi l’annata fin qui nera dei corridori britannici.

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6 commenti

  1. Ma basta con questi ultravoti e queste giustifiche piene di retorica per Nibali! Basta!!!

    • Ciao Paolo, abbiamo voluto valutare Nibali per quello che attualmente è il suo stato di forma e le sue caratteristiche. Con un pizzico di fortuna in più sarebbe potuto essere nel primo gruppetto, trovando anche stavolta comunque la forza per provarci. Non abbiamo dato un voto particolarmente alto, poco più della sufficienza… Ovviamente, resta la nostra opinione (peraltro non necessariamente dell’intera redazione ma del singolo redattore) e vale quel che vale 🙂

  2. Kwiatkowski 6,5 non si può leggere………………………sempre tra i primi e senza squadra, avvia l’azione decisiva, l’unico a tirare dietro, insieme a Van Aert, quando Alaphilippe è in fuga. Forse il televisore era rotto.-

    • Ciao Giovanni, hai ragione, personalmente avrei dato di più, almeno 7 (scrive il direttore). Ma d’altro canto le opinioni sono belle proprio perché possono essere diverse e far discutere 🙂

  3. Non mi è piaciuta la tattica dell’Italia.
    Non avevamo nessuno in grado di scattare o rispondere agli scatti sull’ultima salita e lo sapevamo. Forse andava tentata qualcosa al penultimo giro o sulla penultima salta, magari affiancando e sostenendo i tentativi di Pogagar e Dumoulin e giocarsela con loro in volata. Penso a Damiano Caruso che ha tutte le caratteristiche per tentare da lontano, altrimenti vincera pochissimo

  4. Basta con la seguente regola :piu’ le gare sono importanti e maggiori dovranno essere i chilometri.
    Si sente ancora dire che i duecento sono un vero spartiacque tra i campioni e non.Poi il mondiale Elite non è la classica delle classiche?Quanto trovo dèmodè queste affermazioni!Il mondiale di oggi ad Imola da’ ragione al sottoscritto che dal 2007 si batte per il rinnovamento del ciclismo compresa la riduzione dei chilometri.La televisione esige ritmi televisivi diversi dal passato.L’atleta resistente non paga piu’.Il futuro lo vuole abile,scaltro,imprevedibile.I ciclisti moderni non sono masochisti!
    Si dice che la “corsa la fanno i corridori” ma poi non si attuano le modifiche organizzative di percorso che tale affermazione comporta .
    Oggi per 170 km ci siamo annoiati ad osservare quei poveracci in fuga mentre gli altri ,ammassati a chiacchierare,fermarsi a fare pipi’,mangiare e bere come al ristorante.La corsa è iniziata grazie ai francesi quando mancavano solo 70 km all’arrivo,una distanza adatta agli allievi.Non siete ancora convinti che i corridori addomesticano,se vogliono,tutte le difficolta’ ?Tutti gli addetti ai lavori avevano giudicato il percorso difficile per i suoi 4.800 metri di dislivello.Bene,in due minuti sono arrivati 28 corridori,roba da pianura.
    Fidatevi di Gianfranco,160 km.,quattro ore di corsa sono sufficienti per stimolare i concorrenti ad una gara piu’ dinamica e piu’ piacevole nel vederla.I telespettatori non si accontentano solo dei bei panorami ma vogliono momenti agonistici che gli organizzatori possono e devono favorire attraverso la gara breve,curve e salite e nelle corse a tappe, piu’ traguardi volanti con abbuoni pesanti per interessare anche gli uomini di classifica.
    Altro discorso, non piu’ accettabile, è la lunghezza del circuito in cui si svolge il mondiale.Si continua ad insistere con anelli di 15 km,oggi addirittura 29,9 .Il pubblico di Imola attendeva 40 minuti per ogni passaggio dei corridori.La pazienza ha un limite,non è rispettoso verso chi fa’ tanti sacrifici per vivere una passione.Le auto di F1 e le Moto GP gareggiano in circuiti di 5 km,i ciclisti ,tanto per fare le cose contro lo spettacolo,due tre volte piu’ lunghi.Non capisco cosa temono gli organizzatori se si corresse in anelli di 7 km.Doppiaggi?Al mondiale,non ho mai visto un concorrente staccato di 8 minuti proseguire oltre i box.Poi,la dotazione dei chip a che serve?
    Da sempre vorrei vivere lo spettacolo mondiale come in uno stadio,25 giri di un circuito di 7 km per un totale di 175.
    Signori responsabili del Grande ciclismo,mi auguro che quanto trasmessovi possa avviare finalmente un’analisi approfondita.Resto a Vostra disposizione per il bene del ciclismo.
    Prima di salutarvi,permettetemi di fare i complimenti agli organizzatori di Imola per la loro professionalita’ nel presentare al mondo un Evento cosi’ complesso nonostante lo scarso tempo a disposizione ed ai telecronisti RAI ,capaci di tenerci svegli per oltre 7 ore nonostante l’assenza di stimoli agonistici.

    Distinti saluti
    Gianfranco Di Pretoro

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