© La Tropicale Amissa Bongo

Tropicale Amissa Bongo 2019, il nuovo che avanza: Girmay è il primo 2000 a vincere tra i professionisti

Sconosciuto ai più fino a questa mattina, l’eritreo Biniam Girmay Hailu ha abbattuto un muro epocale. Il vincitore della terza tappa della Tropicale Amissa Bongo 2019, interrompendo il dominio di Niccolò Bonifazio, è infatti il primo classe 2000 ad alzare le braccia al cielo una corsa tra i professionisti. Nato il 2 aprile 2000, nel corso della passata stagione ha dimostrato subito di essere una spanna sopra ai suoi coetanei laureandosi triplice campione africano juniores (in linea, a crono e nella cronosquadre), accumulando  inoltre una buona esperienza in Europa con i colori del World Cycling Center, dove ha potuto affinare il suo talento.

Si è distinto soprattutto nel rinomato Grand Prix Rüebliland (secondo in una tappa e nella generale) e nella Aubel-Thimister-Stavelot (terzo nella classifica finale), in Belgio, dove è riuscito a fare meglio del fenomeno Remco Evenepoel, battuto al termine di una volata a due. Lo si è inoltre visto correre anche nel nostro paese, con un terzo posto al Memorial Pietro Merelli e un quarto al Trofeo Emilio Paganelli. Nei Mondiali di categoria a Innsbrück ha ottenuto anche due incoraggianti prestazioni, classificandosi tra i primi 15 sia nella corsa in linea che nella cronometro. Inoltre, si presenta al ciclismo professionistico come uno dei più giovani vincitori di sempre, con 19 anni non ancora compiuti.

“Non ho dubitato di me per un solo secondo – ha commentato a caldo – Sentivo di avere buone gambe, bisogna solo attendere l’ultimo momento per lanciare la volata. I compagni mi hanno preparato bene il terreno per lasciarmi nelle migliori condizioni”. A premiarlo sul palco c’era una delle leggende del ciclismo di tutti i tempi, Bernard Hinault, che non ha esitato a spendere parole lusinghiere per il giovanissimo talento: “È un piacere vedere un giovane africano battere i migliori velocisti professional qui presenti. A soli 18 anni ha dimostrato che il futuro del ciclismo mondiale passa dall’Africa. Ha corso con una intelligenza che dovrebbe essere di esempio a molti. Nel ciclismo tutto è possibile, bisogna solo credere in sé stessi”.

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