Cordiano Dagnoni: “Azzurri a secco al Giro? Normale. Sulla Gazprom siamo disarmati, Nibali spero continui a dare contributo al ciclismo”

Cordiano Dagnoni tra Giro d’Italia 2022, Vincenzo Nibali e Gazprom – Rusvelo. Intervistato da Il Messaggero, il presidente della Federazione Ciclistica Italiana non appare sorpreso dalla mancanza di vittorie italiane in queste prime dieci tappe, nelle quali sono arrivati alcuni podi interessanti, ma è mancato l’acuto portando ad un record negativo nella Corsa Rosa. Risultato chiaramente figlio di un periodo difficile per il ciclismo nostrano, in cui sembra mancare il ricambio generazionale per contrastare i nuovi fenomeni che (fortunatamente) stanno emergendo in questi anni da questa globalizzazione sempre più ampia.

Azzurri a secco al Giro? Normale“, commenta il numero uno della federciclismo italiana al quotidiano capitolino, aggiungendo: “Non c’è un grande parterre di azzurri. Mi è dispiaciuto che Damiano Caruso non sia qui, avrebbe potuto puntare alla Maglia Rosa. Ci sono però Vincenzo Nibali e Domenico Pozzovivo, che ha fatto una grande prova sul Blockhaus, mentre Vincenzo smetterà a fine stagione”.

Per quanto riguarda il siciliano, che ha annunciato il ritiro a fine stagione nella sua Messina, il massimo dirigente della FCI aggiunge per il collega Carlo Gugliotta un commento anche riguardo quello che sarà il suo futuro, riconoscendone chiaramente il valore anche oltre l’aspetto prettamente sportivo: “Spero che possa continuare a dare il suo contributo al ciclismo perché è un grande uomo ancor prima che un campione“.

Infine, il commento riguardo la situazione della ormai ex formazione russa, che ha perso la sua licenza in seguito alle sanzioni decise dall’Unione Ciclistica Internazionale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La situazione è intanto finita davanti al TAS di Losanna, il cui verdetto tarda ad arrivare, e secondo Dagnoni c’è attualmente un contenzioso in corso tra UCI e Gazprom che non si riesce a risolvere, argomento per il quale ha provato a spendersi: “Abbiamo inviato una mail per stimolare l’UCI a dare una deroga, ma è una situazione difficile da risolvere. Siamo disarmati“.

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