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Record dell’Ora, Matthias Brändle vorrebbe riprovarci: “Non penso che Victor Campenaerts sia imbattibile

Matthias Brändle valuta un nuovo tentativo di Record dell’Ora. Già primatista per qualche mese dopo aver percorso 51,850 km nell’ottobre 2014, l’austriaco annuncia la sua intenzione di provare a superare l’attuale primato stabilito da Victor Campenaerts. Superato da Rohan Dennis nel febbraio 2015, il corridore della Israel Cycling Academy sente che il primato che aveva stabilito ormai cinque anni fa non è il meglio che avrebbe potuto esprimere, ma che già in precedenza aveva i numeri per poter, se adeguatamente preparato, ottenere il nuovo record. Con un progetto più completo e una preparazione dedicata, si dice eventualmente pronto a provarci, con le giuste condizioni, anche economiche.

“Nella mia testa, un giorno ci proverò di nuovo – spiega a CyclingWeeklyNon penso che il record di Victor sia imbattibile. All’epoca il mio obiettivo primario era solo di battere il record, non correvo per fare la migliore distanza possibile. Quando poi Wiggins batté il record, mi sono chiesto dove potevo arrivare. Ero arrivato quarto nella crono dei Giochi Europei e mandai i numeri al mio allenatore. Mi disse che con una bici molto veloce, con il giusto tempo per prepararmi, alle giuste condizioni, avrei potuto battere quel record con i numeri che avevo”.

Considerazioni che dunque lo convincono di poterci riuscire anche con la prestazione realizzata ora dal belga, che ha potuto godere di una preparazione minuziosa in ogni dettaglio. “Quando l’ho fatto io era un progetto piccolo – ammette – Ho solo fatto qualche aggiustamento alla bici, ma se vogliamo battere il record di nuovo dobbiamo fare una preparazione molto più seria. Bisognerebbe passarci circa sei mesi, serve un progetto più vasto. Al momento non ho una data e non sono sicuro di poterlo mai fare, ma è un’idea che mi frulla in testa”.

I problemi al momento sono sostanzialmente due: tempo e soldi. “Se lo faccio dovrei rinunciare a metà della stagione su strada e questo potrebbe essere un problema per la squadra, che paga i corridori per correre, mentre io sarei fuori tre o quattro mesi – dettaglia – È anche costoso perché non si tratta solamente di scegliere la bici e correre, ma devi studiare ogni dettaglio. Non ho fatto ricerche ancora, ma tutti i risultati migliori arrivano in altura. Victor, ad esempio, ha considerato ogni dettaglio e ha scelto il Messico come luogo ideale”.

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