Bradley Wiggins, accuse a quello che fu il Team Sky: “Mi hanno sacrificato per proteggere qualcun altro, ma prima o poi verrà fuori tutto”
Bradley Wiggins continua a far parlare di sé, a distanza di anni dalle sue ultime gare in bicicletta. L’inglese, vincitore su strada di un Tour de France (2012), un titolo mondiale a cronometro (Ponferrada 2014) e un titolo olimpico (Londra 2012) sempre contro il tempo, e su pista di 7 medaglie olimpiche (in tre edizioni diverse) e di altrettanti titoli iridati nelle varie specialità, ha rivelato più volte di aver vissuto periodi molto complicati dopo la fine della sua carriera sportiva. Recentemente, però, Wiggins, che oggi ha 45 anni, è tornato a parlare del suo passato, in concomitanza con la vicina uscita della sua nuova autobiografia.
In particolare, Wiggins ha concesso un’intervista a The Times, soffermandosi su quelle che state le vicende legate al doping che lo hanno coinvolto, in più occasioni. Nel dettaglio, nel 2016 vennero rese pubbliche le sei esenzioni terapeutiche che gli vennero concesse per l’utilizzo di sostanze mediche altrimenti vietate, in diversi anni; nel 2008 – quando correva per il Team Columbia – queste esenzioni riguardarono salbutamolo (divenuto legale poi, in là negli anni), formoterolo, budesonide, mentre nel 2011, 2012 e 2013, periodo in cui gareggiava per il Team Sky, si trattò di triamcinolone, un corticosteroide che gli venne concesso per curare i sintomi di un’allergia al polline.
Wiggins, però, sul tema si è espresso così: “C’era qualcosa di più grosso in ballo – le sue parole – Il Team Sky mi ha buttato sotto un autobus (espressione inglese che può essere tradotta come ‘mi hanno sacrificato’ – ndr). Volevano proteggere qualcun altro, ma prima o poi verrà fuori tutto. C’è qualcosa che mi grava addosso da anni. Io però voglio che questa storia finisca, non cerco vendetta”.
Negli anni successivi, il nome di Wiggins è stato accostato anche alla vicenda che ha coinvolto il dottor Richard Freeman, che nel 2011 avrebbe gestito una consegna di un pacco “sospetto”, partito dalla sede di UK Cycling, che sarebbe stato poi destinato allo stesso Wiggins . Anche questa storia, però, si è chiusa senza conseguenze, almeno sul piano strettamente sportivo, per l’ex corridore, mentre Freeman ha recentemente subito una squalifica di quattro anni emessa dalle autorità britanniche. “Io non ho mai imbrogliato – le parole di Wiggins – E non mi pento di aver parlato apertamente della mia storia medica. Mi fa male però che questa sia stata usata per distruggermi“.
Sul suo rapporto con il Team Sky, Wiggins non usa mezzi termini: “Era il miglior ambiente al mondo per vincere corse di ciclismo – il suo commento – Quello che abbiamo fatto insieme, io e la Sky, ha cambiato per sempre il ciclismo britannico. Ma io a loro ho dato tutto e non mi sarei mai aspettato di essere lasciato solo, a prendermi le colpe delle storie di doping. È questo ciò che mi ha fatto più male. Comunque, io ho fatto la storia del ciclismo. Qualunque cosa la gente pensi di me, questo non me lo può portare via nessuno”.
Sulle sue difficoltà personali a carriera finita, che lo hanno portato anche alla dipendenza dalla cocaina, Wiggins ha raccontato: “Il successo è stata la parte facile, quello che è venuto dopo più difficile. Non sapevo come vivere senza la bicicletta. Quando sei un professionista è tutto programmato, ma quando la bici si ferma non ti rimane niente. Ora però va meglio. Adoro di nuovo pedalare, senza secondi fini. Mi dà libertà. Oggi vivo di nuovo come fossi un professionista: sveglia presto, sport, giornate strutturate. Questa disciplina mi ha salvato una volta e mi sta salvando di nuovo“.
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