Mondiali Gravel Zuid-Limburg 2025, volano gli stracci nella Nazionale femminile dei Paesi Bassi – Shirin van Anrooj: “Mi hanno portato via un titolo iridato” – Il Ct Ten Dam: “Mi trovo in una posizione difficile”

Il giorno dopo la gara dei Mondiali Gravel Donne élite di Zuid-Limburg 2025 le ceneri dell’incendio, metaforico, che ha coinvolto la squadra dei Paesi Bassi sono ancora calde. E dire che le arancioni la corsa l’hanno pure vinta, con Lorena Wiebes, e hanno raccolto anche il secondo posto, con Marianne Vos, oltre al quarto di Yara Kastelijn e il quinto di Shirin van Anrooj. Il finale di gara è stato però abbastanza ‘pazzo’, dato che Van Anrooj si trovava in testa da sola e sembrava avere un margine sicuro sulle altre: l’atleta in forza alla Lidl-Trek non ha però fatto i conti con gli sforzi prima di Julia Kopecký, rappresentante della Cechia (nessuna parentela con Lotte, peraltro assente) ma compagna di squadra di Wiebes nel corso dell’anno alla Sd Worx-Protime, e poi della compagna di Nazionale Kastelijn, che si è prodotta in una tirata disperata che ha annullato il vantaggio di Van Anrooj e che ha spianato la strada verso la vittoria a Wiebes e anche verso il podio a Silvia Persico.

Situazione a dir poco spinosa per il Commissario tecnico neerlandese, Laurens Ten Dam: “Ho parlato sia con Shirin che con Yara – le sue parole raccolte da NOS – Già durante la gara sospettavo che Kastelijn stesse dando il massimo per sfruttare la sua occasione e questa è la storia. Ha pensato che correndo in quel modo potesse giocarsi al meglio le sue possibilità. Il gravel è una disciplina difficile, le atlete e gli atleti si iscrivono individualmente, ma corrono comunque con la maglia delle Nazionali. È una cosa difficile da capire per gli spettatori ed è una situazione difficile anche per me, perché in pratica hai poca voce in capitolo e ti devi limitare a dare una mano”.

Ten Dam sottolinea che “questa cosa ora si ripercuoterà sulla strada – il commento dell’ex corridore neerlandese – Io nel gravel ho un ruolo poco più che cerimoniale, che però può influire sulle gare in strada. Se non mi fossi trovato in questa posizione, al Mondiale dell’anno prossimo avrei potuto dire loro ‘qui quella storia del gravel non conta, era un vostro problema’, ma così non posso. Quindi, voglio riflettere sul fatto di rimanere o meno Ct anche del settore gravel. Anche se l’obiettivo di questa gara era vincere ed è quello che abbiamo fatto”.

Van Anrooj ha faticato, comprensibilmente, a nascondere il malcontento: “Io in questi anni ho sempre fatto le cose da giocatrice di squadra – le sue parole nel dopogara, raccolte sempre da NOS – E proprio non capisco perché sia andata così stavolta. Dovrebbe essere chiaro: se davanti c’è una del tuo stesso paese che è certa di vincere un campionato del mondo, la lasci andare. Posso capire che tutte vogliano provare a vincere o a salire sul podio, ma alla fine Persico è arrivata terza. Sono davvero delusa”.

Van Anrooj, 23 anni, parla così di Kastelijn: “Eravamo compagne di stanza al Mondiale di Kigali qualche settimana fa. Proprio non lo capisco. Potevo capire lo facessero Kopecký (che lo ha fatto in effetti – ndr) e Persico, ma lo avessero fatto loro penso che sarei stata forte abbastanza per rimanere davanti. Non voglio dire altro, ma penso che questa fosse la mia occasione per una maglia iridata e che questa occasione mi sia stata portata via“.

Kastelijn ha invece affidato i suoi pensieri a una nota diffusa dalla sua squadra di “club”, la Fenix-Deceuninck: “Non volevo far perdere Shirin, assolutamente. Volevo solo ottenere il massimo per me stessa. Il nostro Ct ci aveva detto, prima della gara, che le gare gravel non si corrono con le stesse tattiche di una prova su strada. L’ho preso forse troppo alla lettera nel finale. Ora, non credo che lo rifarei. Non avevo realizzato che ci fosse ancora Persico nel gruppetto. Solo dopo, quando ho visto le immagini televisive, ho capito che la mia non è stata la mossa più intelligente che potessi fare. Si impara da momenti come questi. Mi scuso con Van Anrooj”.

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