© Trek Segafredo

Trek-Segafredo, Vincenzo Nibali: “Un Giro più corto non sarebbe un Giro. Alle Olimpiadi ci sarò sicuramente anche l’anno prossimo”

Vincenzo Nibali aveva dimostrato una condizione incoraggiante durante le prime corse dell’anno. Anche alla Parigi – Nizza 2020, conclusa al quarto posto in classifica generale, aveva fatto vedere di essere brillante e che la sua preparazione per gli appuntamenti importanti era certamente sulla strada giusta. Ora con la diffusione del contagio del coronavirus, con tutti gli appuntamenti della Primavera ciclistica che sono stati cancellati ed anche col Giro d’Italia che si correrà in una data diversa, anche per il corridore della Trek-Segafredo è tempo di rimanere con la sua famiglia in attesa di sapere cosa ne sarà del resto della stagione.

Il vincitore del Tour de France 2014 vive con la sua famiglia in Svizzera, anche se in questo momento il suo pensiero è per la drammatica situazione italiana: “Mi dispiace non essere in Italia e non essere vicino ai miei familiari, ai miei genitori, per fortuna in provincia di Messina il sindaco ha chiuso tutto, quindi tutti i miei stanno familiari bene. Questo momento bisogna passarlo con i familiari a casa, bisogna prenderlo come un’occasione per stare con la famiglia e vivere meno freneticamente di come eravamo abituati”.

In Svizzera, a differenza di molti Paesi europei, è consentito ai ciclisti di allenarsi per strada, anche se non è facile trovare le motivazioni: “È un momento dove non si sa cosa fare. Non si sa quando si ripartirà. Gli allenamenti sono blandi, nessuno sa quando la stagione ripartirà. Tutti i miei colleghi si stanno ponendo la stessa domanda. Sembra di allenarsi senza senso. È più la passione che ti spinge ad allenarti così senza una meta. Domani farò la simulazione della Sanremo su Zwift, anche se io non amo moltissimo i rulli, in questo momento sono utili per potersi tenere in forma. Se qui non si potesse andare più in strada, certamente cambierebbe molto, ma tutto dipenderà da cosa succederà, sicuramente non si deve mangiare troppo”.

Nibali era in corsa alla Parigi-Nizza fino a pochi giorni fa: “Quando la Parigi Nizza è cominciata il virus non era diffuso, lì c’erano regole molto severe. La corsa era completamente blindata. Quello che mi preoccupava era il dover viaggiare, andare in aeroporto. Quando sono rientrato a casa e sono tornato in macchina, mi ha impressionato vedere l’autostrada completamente deserta con i paesi vuoti. Il caso era già scoppiato in Italia e gli altri paesi non se ne rendevano conto. Quando i casi hanno cominciato a crescere tutti si sono resi finalmente conto di cosa sta succedendo”.

In questo momento appare difficile ipotizzare cosa succederà, se la stagione potrà riprendere e in che modo, quello che è certo è che la sua condizione era in crescita prima dello stop forzato: “Sentivo che la mia condizione stava crescendo e mi sentivo bene alla Parigi-Nizza. L’unica nota negativa è stata la crono altrimenti avrei potuto chiudere tra i primi tre. Ero in linea con i miei programmi per il Giro. Ora tutto è andato a monte ma vale per tutti. Molto dipenderà se ci saranno le Olimpiadi o meno. Il resto dalla programmazione dipenderà da cosa succederà. Bisognerà fare come in inverno e rimettersi al tavolo e stilare un programma ad hoc. Personalmente non ho paura che mi sfuggano le Olimpiadi, quest’anno o il prossimo le potremo fare, l’importante è arrivare in buona condizione nel momento giusto. L’unica cosa è che non vorrei un Giro più corto. I tre Grandi Giri devono restare tutti e tre della stessa durata. Non sarei pienamente d’accordo”.

Proprio domani sarebbe dovuto essere il giorno della Milano-Sanremo e Nibali non può non ricordare il suo magnifico successo di due anni fa: “La Sanremo l’ho inseguita per tanto tempo. Solo quando ho detto che non avrebbe fatto per me sono riuscito a conquistarla – ha confessato – Ho corso con la testa libera senza pensieri, anche perchè ero un uomo squadra per Colbrelli. Io avevo solo la possibilità di muovermi se ci fossero stati attacchi sulla Cipressa o sul Poggio. Quando ho attaccato, non mi sono lasciato prendere dall’emozione anche perchè sentivo di essere coperto dai miei compagni dietro”.

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