Jayco AlUla, Luka Mezgec: “Penso di essere uno degli ultimi ad avere una carriera così lunga, i giovani non riusciranno a reggere se devono sempre essere al 100%”
Luka Mezgec si appresta ad iniziare quella che quasi sicuramente sarà la sua ultima stagione tra i professionisti. Veterano del gruppo, il 37enne appare infatti intenzionato ad appendere la bici al chiodo a fine anno e mettere così fine a una carriera che finora lo ha visto conquistare 19 vittorie, compresa una tappa al Giro d’Italia 2014. Il portacolori del Team Jayco AlUla completerà così quattordici annate tra i pro’, tutte trascorse in squadre di categoria WorldTour, e in questo periodo ha visto cambiare totalmente il ciclismo, tra prestazioni sempre più estreme e giovani sempre più precoci. Come altri colleghi della sua generazione (o di quella immediatamente precedente), però, lo sloveno ritiene che tutto ciò porterà ad avere carriere sempre più brevi ad alti livelli.
“Penso di essere uno degli ultimi ad avere una carriera così lunga – ha dichiarato Mezgec a Siol – Il ciclismo è cambiato molto negli ultimi anni. Ora l’allenamento e le gare sono al 100% tutto l’anno. Una volta c’erano alcune gare che erano più simili ad allenamenti: potevi arrivare meno preparato e migliorare la tua forma man mano che andavi avanti. Ma ora, se non sei al 100% ogni giorno, 365 giorni all’anno, perdi immediatamente il passo e non sei più della partita. E non è una bella sensazione”.
“Penso che i giovani corridori che stanno emergendo facciano in una stagione quello che noi facevamo in due – ha proseguito lo sloveno – In termini di motivazione, allenamento e pressione, temo che avranno carriere piuttosto brevi. Se devi essere al 100% tutto il tempo, il tuo corpo e la tua mente non riescono a reggere”.
Uno dei principali cambiamenti degli ultimi anni riguarda sicuramente l’alimentazione: “In termini di alimentazione, il ciclismo è molto più sano ora rispetto a dieci anni fa, quando erano di moda le diete a basso contenuto di carboidrati. Questo significava che ci allenavamo con un apporto minimo di carboidrati per ‘abituare il corpo’ a bruciare i grassi. Ora mangiamo molto di più e di conseguenza andiamo più veloci. Talvolta, metà delle persone abbandonava a metà gara perché era ‘esausta’, ma ora quasi tutti resistono fino alla fine”.
L’altra tendenza delle ultime annate è quella, da parte delle squadre, di andare a ricercare corridori sempre più giovani: “Penso che il modello di business sia stato trasferito dal calcio al ciclismo. Da una parte, è a causa di Pogi, che ha firmato il suo primo contratto professionistico in giovane età ed è immediatamente diventato una star. Ora, i manager e i proprietari delle squadre sono alla ricerca di una nuova superstar, e la cercano tra le giovani generazioni. Ma se vuoi assicurarti di averlo, devi offrirgli immediatamente un contratto quinquennale e una clausola rescissoria molto alta, in modo da averlo già sotto contratto nel caso in cui abbia successo. Ma è come nel calcio, è uno su un milione“.
A proposito di Tadej Pogačar, il 37enne si è detto fortunato di aver condiviso il gruppo con lui nelle ultime stagioni: “Sono molto grato di poter correre nello stesso periodo in cui gareggia Pogi e di poter vedere con i miei occhi uno dei più grandi campioni della storia. Sono anche grato e fortunato di esserci stato e di averlo aiutato a vincere la maglia di campione del mondo, per ben due volte. Non tutti hanno questa opportunità, anche i più grandi campioni e i migliori gregari raramente, se non mai, la ottengono. Ma viverla due volte di seguito… beh, è qualcosa che pochissime persone hanno la possibilità di sperimentare. Mi considero fortunato ad aver fatto parte dei protagonisti della più grande ascesa del ciclismo sloveno. Non c’è niente di meglio, nemmeno nello sport in generale”.
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