Jonas Vingegaard (Visma|Lease a Bike): Per un corridore di questo calibro, sei mesi di digiuno da vittorie sono oggettivamente troppi. In questo contesto ha addosso tutto il peso dei pronostici e della considerazione da corridore da battere, condizione che a volte può causare anche qualche problema: lui invece risponde da campione, con una volata di classe e, soprattutto, di grinta, lasciandosi alle spalle anche la scivolata di qualche decina di minuti di prima. Escoriato e vincente, come un vero guerriero del pedale.
Giulio Ciccone (Lidl-Trek): Duellare con un campione del calibro di Jonas Vingegaard è la dimostrazione che l’abruzzese ha ormai fatto un passo in più nelle gerarchie internazionali. La squadra lavora molto bene (bravi Julien Bernard e soprattutto Andrea Bagioli), lui si prende le sue responsabilità e piazza l’accelerazione nel momento giusta. Sulla strada verso la vittoria, e la conseguente Maglia Rossa, però ci si mette il danese di cui sopra. Ma l’italiano avrà parecchie possibilità per rifarsi.
David Gaudu (Groupama-FDJ): Evidentemente l’aria della Vuelta, anche se siamo in Italia e non ancora in Spagna, gli fa bene. Già l’anno scorso aveva fatto vedere belle cose e in questa edizione pare ancora più determinato. Sul primo arrivo in salita sfodera un’ottima prestazione, dimostrando anche di aver ritrovato l’esplosività giusta per rimanere coinvolto in una “volata ad alta quota”. Ha i suoi limiti, soprattutto a cronometro, ma se la condizione, fisica a mentale, dovesse rimanere questa, potrebbe essere una forza da tenere in conto nella lotta per il podio.
Antonio Tiberi (Bahrain Victorious): Dei potenziali uomini di classifica, di fatto è l’unico a pagare un conto maggiore rispetto a tutti gli altri, perdendo 21″ sotto lo striscione dell’arrivo. La squadra si fa ben vedere nel percorso di avvicinamento alla salita, riuscendo a posizionarsi bene. Alla fine, gli manca quell’esplosività necessaria per tenere il passo dei primi e, soprattutto, per evitare di finire in quel “buco” di secondi che potrà pesare nell’economia dell’intera corsa.
Tom Pidcock (Q36.5): Anche questo pareva un arrivo ideale per le sue caratteristiche e anche in questo arrivo l’inglese non ha raccolto quanto sperato. La squadra si spende parecchio nelle fasi precedenti la salita e lui si trova nella posizione giusta per lasciare il segno, ma quando si muovono i grossi calibri non riesce a farsi valere. Il piazzamento comunque è più che rispettabile (quinto), ma probabilmente un gradino sotto le sue ambizioni di partenza.
UAE Emirates XRG: Niente di irrimediabile, ovviamente, ma nella foto dell’arrivo non ci sono né Juan Ayuso né João Almeida, che chiudono rispettivamente ottavo e quinto. Nel finale, peraltro, le maglie della squadra emiratina hanno faticato a presidiare una zona ben definita del gruppo, con Marc Soler che ha poi provato anche un allungo abbastanza estemporaneo; se nelle intenzioni dello spagnolo c’era il lancio di uno dei due capitani, la mossa non ha sortito effetti.