Pagelle In Flanders Fields 2026: Philipsen perfetto come “seconda punta”, Andresen ormai è una realtà – Van der Poel e Van Aert incompiuti, Segaert fra classe e dubbi
Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), 10: Per una “seconda punta” così, quasi tutte le squadre WorldTour farebbero follie. Il belga assorbe benissimo le varie difficoltà previste dal percorso e rimane saggiamente al coperto mentre la “prima punta”, che è nientemeno che Mathieu van der Poel, mette alla frusta l’intera concorrenza. Alla fine, le altre squadre gli preparano la volata e lui non la sbaglia, aggiungendo un’altra Classica di prim’ordine a una bacheca che, a 28 anni, si fa sempre più brillante. E, inoltre, con questa fanno anche 60 vittorie complessive in carriera.
Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM), 9: La progressione del danese continua, di risultato in risultato. Dalle corse di gennaio in Australia, è sempre stato protagonista, mettendo in fila risultati preziosi e indicativi in ogni gara affrontata. La squadra crede molto in lui e lo si capisce dalla mole di lavoro svolta per propiziare la volata; in quel frangente, TLA è battuto solo da uno dei corridori più forti al mondo nella specialità. Ma, ormai, anche il nordico è da includere in questa categoria.
Christophe Laporte (Visma | Lease a Bike), 7,5: Anche lui è una “seconda punta” d’eccezione, ma in un finale così veloce era difficile per il francese fare meglio di gente come i due sopracitati. Fa il suo con grande attenzione, anche se non riesce a finalizzare qualche tentativo di disturbo rivolto all’inseguimento organizzato nei confronti del suo illustre compagno di squadra in fuga. Il podio in una gara WorldTour rimane un traguardo importante, ma – parole sue – lui e la squadra speravano in qualcosa di più.
Robert Donaldson (Team Jayco AlUla), 7,5: Il nome che proprio non ti aspetti fra i migliori cinque di una corsa così esigente. Il 23enne di Manchester tiene botta quando la strada si fa dura e dimostra fondo e resistenza con una volata conclusiva di alto profilo. Per lui, al secondo anno da professionista, si tratta del miglior risultato – per distacco – della carriera, finora.
Arnaud De Lie (Lotto-Intermarché), 7: Continua a muoversi su una curva di prestazioni decisamente sinusoidale. Questa volta in gara c’è la sua miglior versione, che gli permette di arrivare a giocarsi un successo che sarebbe di capitale importanza, per lui e per la sua formazione. La vittoria non arriva e alla fine non arriva neanche la presenza sul podio, ma il bilancio di giornata per il “Toro” è sicuramente positivo.
Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech), 7: Fa di nuovo la differenza alla sua maniera, ma questa volta si ritrova con una vecchia conoscenza alle calcagna. Non lesina le energie provando comunque ad arrivare a giocarsi il successo, ma l’impressione è che nel finale abbia anche fatto due calcoli, pensando al compagno di squadra – velocissimo – presente nel gruppo inseguitori. Calcoli giusti e gamba comunque tirata, in vista della “settimana santa” delle due Monumento in arrivo.
Wout van Aert (Visma | Lease a Bike), 7: È tornato ai massimi livelli? Forse, ma di sicuro sta sempre meglio, tanto da riuscire a resistere all’accelerata del rivale di sempre sull’ultimo muro. Insieme a VDP dà spettacolo e fa sognare gli appassionati, che già pregustavano la riproposizione di un duello che mancava da parecchio tempo. Alla fine, però, la trama della giornata prende un’altra piega, anche per via del finale “facile”, che avvantaggia il gruppo. Se i segnali sono questi, comunque, fra Fiandre e Roubaix ci sarà ancora da divertirsi.
Luca Mozzato e Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling Team), 7: Come alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne, si trovano entrambi sulla scena decisiva e ognuno dei due va per la sua strada nel finale. Un mese fa furono secondo (Luca) e terzo (Matteo), questa volta i due italiani fanno sesto e settimo (in ordine inverso). Forse una gestione tattica diversa avrebbe portato a un, unico, risultato migliore, ma non ci sarà la controprova. E c’è pur sempre da tenere in considerazione la questione punti UCI, che per una squadra Professional è sempre di primaria importanza.
Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), 6,5: Dimostrazione di notevole condizione nel finale, quando è una sua maxi-tirata a cancellare il margine che rimaneva a disposizione degli attaccanti, diventati tre poco tempo prima. Il lavoro era evidentemente destinato al compagno di squadra Sam Watson (voto 5), che però non riesce a raccogliere granché da una volata in cui la concorrenza era forse troppo spigolosa per lui.
Aimé De Gendt (Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team), 6,5: Battagliero e spesso nel cuore dell’azione, si muove con intelligenza nelle fasi calde della corsa e poi mantiene le energie necessarie per firmare, con una volata di buona qualità, un ottavo posto che è piazzamento per lui, e per la squadra, non trascurabile.
Davide Ballerini (XDS Astana), 6: In corse di questo tipo sa sempre come muoversi. Supera bene le varie difficoltà altimetriche e nel finale si trova anche con due compagni a disposizione per andare a caccia quantomeno di un piazzamento di spessore. L’ordine d’arrivo dice posto numero 15, che forse non è il massimo che potesse fruttare, ma in una volata così qualificata non era facile trovare il giusto spazio.
Florian Vermeersch (UAE Team Emirates XRG), 5,5: Alla fine, è stata una settimana amara per il belga. Dopo aver chiuso con più di qualche rimpianto tattico la E3, riesce a essere protagonista anche di questa Classica. Anche in questo caso, però, le scelte strategiche potrebbero non essere state quelle ideali: scollina l’ultimo muro avendo ancora nel campo visivo Van der Poel e Van Aert e si lancia in un tentativo di aggancio quantomeno rischioso. Insiste e insiste ancora, ma il risultato è quello di dare un’emblematica dimostrazione del concetto ciclistico di “chasse patate”, o “caccia alla patata”, per dirla in italiano. Rimane a bagnomaria, si consuma e finisce poi fuori dai primi 30 di giornata.
Alec Segaert (Bahrain Victorious), 5,5: Sulla prova del talento belga ci sarebbe da scrivere un trattato di ciclismo. Gestisce al meglio la parte più dura della gara, rimane al coperto con intelligenza e poi, nel finale, quando il gruppo sta andando a gran velocità, riesce a prodursi in un’azione che gli permette non solo di avvantaggiarsi, ma addirittura di andare a riprendere i due campioni che in quel momento erano in testa. A quel punto, non avrebbe avuto più senso dare nuova linfa all’attacco e giocarsi poi tutto negli ultimi metri? Secondo lui, no, perché il giovane belga decide di non collaborare con VDP e WVA, togliendo di fatto la corrente al “treno”. All’ultimo chilometro, poi, prova un ulteriore attacco solitario, a quel punto però inoffensivo. Chissà se rifarebbe tutto allo stesso modo, potesse rivivere questo finale…
Biniam Girmay (NSN Cycling Team), 5: Questa gara, quando si chiamava Gand-Wevelgem, lo aveva definitivamente consacrato come corridore di livello mondiale. Avrebbe la possibilità di ripetersi o, almeno, di centrare un risultato importante, dato che la corsa si mette esattamente come sperava, ma non trova lo spunto finale giusto e non va oltre il 21esimo posto.
Luke Lamperti (EF Education-EasyPost), sv: Sfortunato lo statunitense, che fora proprio nel momento meno indicato, dopo essere riuscito a rimanere nel cuore della corsa fino al settore più adatto alle sue caratteristiche da velocista resistente. Si stacca, l’ammiraglia non c’è e le sue speranze si spengono in quel momento.
Paul Magnier (Soudal Quick-Step), sv: Molto sfortunato il talentuoso transalpino, che prima fora nell’ultimo tratto di sterrato, dovendo quindi inseguire per alcuni chilometri prima di rientrare, poi ha un salto di catena sul secondo passaggio sul Kemmelberg, dopo il quale diventa per lui impossibile tornare davanti.
Jonathan Milan (Lidl-Trek), sv: Era lì, dove doveva essere, per giocarsi le sue carte in quella che sarebbe diventata una volta molto appetitosa per lui. Mentre infuria l’inseguimento, però, si stacca dal gruppo, probabilmente a causa di un problema meccanico, e non riuscirà più a rientrare.
Jordi Meeus (Red Bull-Bora-hansgrohe), sv: La squadra ha fatto un lavoro enorme per andare a prendere gli attaccanti (e che attaccanti) e per propiziare la volata. Volata, però, in cui il belga proprio non si è visto, tanto da chiudere 36esimo. Il motivo è un contatto con Laporte (al quale non gliele manda a dire dopo l’arrivo) in preparazione allo sprint, a causa del quale il belga deve frenare per non andare contro le barriere, vedendo così sfumare le possibilità di fare risultato.
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