I Volti Nuovi del Gruppo, Matteo Ambrosini: “Ho iniziato a fare ciclismo a 19 anni. Non so neanche io quale possa essere il mio vero livello”
La storia di Matteo Ambrosini è diversa rispetto a quella di tanti altri neoprofessionisti italiani. Il corridore della MBH Bank Telecom Fort ha ufficialmente debuttato tra i pro’ al Tour of Sharjah 2026, corsa a tappe che si tiene negli Emirati Arabi Uniti. Il classe 2002 è passato professionista grazie alla conferma nella squadra in cui corre dal 2022, che quest’anno ha fatto il salto tra le Professional. Da Under23, il nativo di Asiago ha ottenuto diversi risultati importanti, come le vittorie a Coppa San Geo e Trofeo Matteotti (dilettanti). Risultati ancora più impressionanti se si pensa che fino a 5 anni fa il suo sport era il pattinaggio su ghiaccio. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato Matteo Ambrosini per la rubrica I Volti Nuovi del Gruppo.
Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Mi definisco un passista scalatore. Vado bene a cronometro, però mi difendo bene anche in salita.
A che età hai iniziato ad andare in bicicletta?
A 19 anni.
Molto tardi rispetto agli altri perché prima avevi un’altra carriera.
Esatto, praticavo pattinaggio velocità su ghiaccio.
Cosa ti ha portato a iniziare il tuo percorso con il ciclismo?
Con il pattinaggio, d’estate, andavo in bicicletta un paio d’ore due volte a settimana. Ha iniziato a piacermi e ho voluto fare qualche gara a livello amatoriale. Nel 2021 ho corso come amatore per il team CicloColor. Visto che andavo bene e ho iniziato a vincere qualche gara da amatore, come il Giro del Friuli, ho deciso di provare a correre con gli Under23. Da lì ho mandato diversi curriculum, tra cui qui alla MBH. Hanno accettato il curriculum e mi hanno fatto fare diversi test. Mi hanno preso per il 2022 e da lì è iniziata la mia carriera da ciclista.
Com’è stato il passaggio tra due sport così diversi tra di loro?
Abbastanza critico. Nel primo anno non sono riuscito a fare niente. Un po’ perché a maggio ho avuto il Covid, ma in generale mi mancava la resistenza su un chilometraggio lungo. Arrivavo a 110 km e mi spegnevo. Poi un po’ alla volta ho iniziato ad abituarmi, a fare un po’ di resistenza. Nel secondo anno ho vinto Capodarco e la cronosquadre all’italiano. Nel 2024 ho avuto un’altra buona annata, ma con molti alti e bassi. Sentivo di avere più resistenza ma mancava ancora qualcosa. L’anno scorso è andata molto meglio. In più ho scoperto di avere dei problemi alimentari che mi davano dei problemi. Una volta risolti, ho avuto una maggiore stabilità.
Quali erano questi problemi?
Avevo un’intolleranza all’uovo e ho scoperto di avere l’emocromatosi, che sarebbe una malattia genetica per la quale il tuo corpo fa fatica a smaltire il ferro. Io mangiavo carne rossa due volte a settimana ma così mettevo solo in crisi il mio corpo perché avevo eccesso di ferro. Quando hai troppo ferro, ti intossica la muscolatura e ti mette in crisi. Io avevo giornate in cui ero molto affaticato ed era proprio dovuto a questo. Ho cambiato l’alimentazione e adesso sto bene. Non ho più quelle giornate in cui sono a terra.
Abbiamo parlato delle differenze, ma cosa ti sei portato dietro dall’esperienza nel pattinaggio?
Il viaggiare, perché anche nel pattinaggio si viaggia parecchio, e la disciplina. Secondo me la disciplina viene prima di tutto, devi imparare a fare fatica per fare lo sport.
Per quanto riguarda la tua carriera da ciclista, qual è il risultato di cui sei più fiero finora nella tua carriera?
Capodarco, perché è stata la mia prima vittoria da corridore.
Invece da professionista quale corsa sogni di vincere?
Se si tratta di un sogno, direi le Strade Bianche. Mi piacerebbe molto.
Cosa ti aspetti da questo primo anno da professionista?
Sarà un grande cambiamento, non ho grandissime aspettative. Mi aspetto di crescere, di essere più resistente ai carichi di lavoro. Prima non li assorbivo bene per il mio problema alimentare, adesso ho già notato un miglioramento. Quindi mi aspetto un anno più solido e, se ce l’occasione giusta, sarebbe un grandissimo obiettivo fare già risultato. So che da professionista è completamente un altro mondo. Prima magari da dilettante vai a fare le gare con i pro’ con l’obiettivo di finire la gara, magari andare in fuga. Ora l’obiettivo non può più essere finire la gara, quindi le cose cambiano.
Rispetto ad altri professionisti, però, avendo iniziato tardi non conosciamo ancora davvero i tuoi limiti.
Sì, infatti vorrei riuscire a crescere un po’ già quest’anno. Non so neanche io quale possa essere il mio vero livello. In squadra mi hanno detto che in alcuni giorni vado davvero forte, vogliono tirare fuori quello che c’è in me.
Con chi ti alleni dalle parti di Asiago?
Ogni tanto mi alleno con Andrea Pasqualon o con Marco Frigo. Andrea è quello con cui esco maggiormente. Entrambi mi danno consigli, se ho bisogno di qualche dritta mi danno una mano.
Che consiglio daresti ai giovani che hanno iniziato a fare ciclismo?
Direi di non esagerare. Vedo ragazzi di 16 o 17 anni che fanno già 20-25 ore a settimana. Magari ti fa andare forte, non dico di no, ma bisogna anche guardare l’età. Ogni cosa ha il suo tempo. Se uno ha le capacità fisiche di diventare forte lo diventa. Non è che se fa 30 ore a 16 anni ha più possibilità. Certo, in quel momento vai più forte degli altri perché ti alleni di più, però quando hai 23, 24 anni tu hai già spremuto tutto e gli altri iniziano ad andare forte. Questo succede sempre più spesso.
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