I Volti Nuovi del Gruppo, Christian Bagatin: “Non so cosa mi aspetterà, il livello del gruppo è altissimo”

Il sogno di Christian Bagatin di passare professionista si è avverato. Il classe 2002 sta continuando l’esperienza con la MBH Bank CSB Telecom Fort, che da quest’anno ha licenza Professional e gli permette quindi di correre tra i pro’. Il suo debutto tra i grandi è avvenuto al Tour of Sharjah 2026, dove ha già dimostrato le sue doti a cronometro con il sesto posto nella terza tappa. Il lombardo, che da Under23 ha vinto il GP Marmo 2023 e si è messo in mostra con diversi piazzamenti, è pronto per fare un passo avanti nella sua carriera. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato Christian Bagatin in esclusiva per la rubrica I Volti Nuovi del Gruppo, dove diamo spazio ai neoprofessionisti italiani.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Come caratteristiche sono un passista, vado bene nei percorsi mossi. Sono abbastanza altruista, un uomo squadra.

A che età hai iniziato a correre?
Ho iniziato a 7 anni nella squadra del mio paese, l’Orinese. Ci sono rimasto fino ai 12 anni, da allievo, poi sono passato nel Canturino. Poi sono stato nella Iseo per tre anni e in seguito sono passato nella MBH Bank.

Chi era il tuo idolo quando hai iniziato a correre?
Direi Contador quando ero più piccolo. Poi ero ispirato anche da Sagan.

Per quanto riguarda la tua carriera finora, qual è il risultato di cui vai più fiero?
Credo sia la vittoria internazionale del GP Marmo, ma anche i risultati a cronometro nel 2024 come la top ten al Giro NextGen e il podio agli italiani. Secondo me non ho mai potuto lavorare al massimo sulla cronometro e mi piacerebbe cimentarmi.

Sei riuscito ad allenarti un po’ di più nella cronometro quest’inverno?
Non ho ancora avuto modo perché non ci sono riuscito con gli allenamenti invernali. Non faremo tantissime crono ma vorrei fare il campionato italiano a cronometro, quindi lo devo preparare.

Conosci già il calendario per questa tua prima stagione?
Dopo lo Sharjah, farò Almeria e Ruta del Sol. Poi il resto della stagione dipende anche dagli inviti.

Com’è l’atmosfera in squadra per questo salto di categoria?
Conoscere già una buona parte del gruppo ha aiutato. Io conoscevo già Fancellu, Persico e Masnada, con cui ogni tanto esco in bici. Forse ho conosciuto solo gli stranieri al primo ritiro. Con Fancellu abbiamo fatto la stessa trafila nel Canturino, anche se abbiamo due anni di differenza.

A livello personale, cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
Parto molto cauto. Non so cosa mi aspetterà, il livello del gruppo è altissimo. Poi dipende anche dalle gare che si va a fare. Dove ci sarà meno qualità magari potrò avere ambizioni personali, in altre mi metterò a disposizione dei compagni. In ogni caso, voglio ritagliarmi il mio ruolo nel gruppo e nella squadra, lavorare al meglio e massimizzare il risultato del mio team. Nella maggior parte delle gare non potrò giocarmi la vittoria, quindi la cosa migliore da fare sarà aiutare i miei compagni.

Sei anche fondatore e spesso host del podcast “Fuori dal gruppo”, in cui parli di ciclismo giovanile e racconti un po’ la vita del corridore . Com’è nata l’idea?
È nato tutto per scherzo, mi ci sono ritrovato dentro. Quello che facciamo alla fine è raccontare quello che succede nel gruppo, che magari appassionati e amatori non sanno le dinamiche. Noi ci mettiamo il nostro modo di raccontare. Il fatto di essere professionista permette anche di fare un passo in più, perché permetterà di raccontare cose che si vedono in televisione ma da un punto di vista più interno.

Qualche anno fa era più raro che i corridori si raccontassero.
Io personalmente sono un ragazzo estroverso. Poi so bene che devo essere abbastanza imparziale nei commenti, perché comunque il ciclismo è il mio lavoro e il podcast un hobby. Però per quanto potrò mi piacerebbe raccontare cosa facciamo in squadra, come vanno le corse e cose così.

Ti è mai capitato che qualcuno si offendesse in gruppo per qualcosa che hai detto nel podcast?
No, anche perché tutti hanno capito il format e non lo prendono mai sul personale. Però a volte capitava che magari nel podcast dicevo “Secondo me quel corridore non vincerà quella gara”, poi vinceva proprio lui e allora nelle corse dopo qualcuno scherzando mi diceva “Oh, meno male che non doveva vincere!”. Mi fa piacere che sia così, vuol dire che non ci si prende troppo sul serio. Per fortuna non sono mai capitati commenti negativi, tutti sanno che lo facciamo per divertimento e non c’è mai niente di personale.

C’è una corsa che sogni di vincere nella tua carriera? Sogna pure in grande.
Se dobbiamo proprio sognare, mi piacerebbe vincere una corsa .Pro, magari la Tre Valli Varesine, che è un po’ la corsa di casa. O sognando ancora più in grande, una tappa al Giro. Ma è un sogno, non sto dicendo che lo farò! (ride, ndr).

Manda un messaggio ai corridori più giovani che stanno iniziando con il ciclismo.
Divertitevi più che potete. Il ciclismo sta diventando sempre più difficile da sempre più presto.

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