I Volti Nuovi Del Gruppo, Diego Bracalente: “Quest’anno vorrei crescere fisicamente e mentalmente. A volte mi alleno con Pellizzari”

Tocca a Diego Bracalente raccontarsi ne I Volti Nuovi del Gruppo, la rubrica di SpazioCiclismo in cui diamo voce ai neoprofessionisti italiani. Il classe 2004 di Fermo passa con la MBH Bank Telecom Fort, formazione in cui corre fin dal 2023 e che quest’anno ha fatto il salto nella categoria Professional. Il marchigiano si è già messo in mostra tra gli Under23, dove ha ottenuto un bel successo alla Coppa della Pace 2025 e qualche piazzamento interessante, come il terzo posto alla Milano-Rapallo e il quinto nel campionato nazionale di categoria. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato Diego Bracalente in esclusiva in occasione del suo passaggio a professionista.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei? Quali sono le tue caratteristiche?
Sono un corridore determinato e vado forte sui percorsi un po’ duri, impegnativi.

A che età hai iniziato a correre?
A 6 anni.

Chi è il tuo idolo nel ciclismo?
Penso come tutti, i nuovi fenomeni come Pogacar e Van Der Poel. Correre con loro sarebbe un sogno, c’è solo da imparare da loro, da come si muovono, come si posizionano e come interpretano la corsa. Sarebbe tutto nuovo, tutto da imparare. È chiaro che uno aspira sempre ad arrivare a questi livelli.

Sai già quale potrebbe essere il tuo calendario quest’anno?
So che inizio in Spagna con le classiche di fine gennaio, cioè la Classica Camp de Morvedre, il GP Castellón – Ruta de la Cerámica e la Clàssica Comunitat Valenciana. Per il resto stiamo ancora definendo il calendario. So che come squadra andremo in Francia, al Sardegna e al Laigueglia, ma stiamo ancora definendo il programma preciso.

Cosa ti aspetti da questa prima stagione da professionista?
Mi aspetto di crescere e di imparare qualcosa di nuovo. Vorrei crescere fisicamente e mentalmente, un anno in più aiuta sempre. Vedremo cosa aspettarci dalla stagione anche in base a come andranno le prime gare. Gli obiettivi non finiscono mai, bisogna solo capire a che livello si è.

Qual è il risultato di cui sei più fiero finora?
Sicuramente la vittoria alla Coppa della Pace, una soddisfazione molto grande. Il quinto posto al campionato italiano Under23 è sia una soddisfazione sia un rimpianto, perché mi hanno ripreso a un paio di chilometri dall’arrivo. Poi ho avuto qualche altro piazzamento soddisfacente, come il quinto posto a Capodarco nella gara di casa e il terzo posto alla Milano-Rapallo. Sono soddisfazioni, ma c’è sempre un po’ di rammarico. Posso dire che è andata così, comunque mi sono espresso bene.

Proprio alla Milano-Rapallo hai fatto terzo dietro a Fancellu e Herreño, due corridori di livello. È stato quello il momento in cui hai capito che avevi già la stoffa per correre tra i professionisti? Quel piazzamento ti ha dato qualcosa in più?
Di certo il terzo posto mi ha dato qualcosa in più. Non sono mai stato sicuro del passaggio al professionismo. Ne avevo già parlato con Antonio Bevilacqua e mi dava certezze, poi io mi sono impegnato al massimo fino alla fine per ottenere quanti più risultati possibili. Alla Milano-Rapallo sapevo che sarei passato ma non ero sicuro al 100%. Quel risultato è stato qualcosa in più che mi ha portato poi al professionismo. Non so se posso già competere con i pro’, ma ormai ci siamo. Io cercherò di dare il massimo e vedremo come va.

Hai legato con qualche corridore nella MBH Bank CSB Telecom Fort?
Nel ritiro sono in stanza con Alessandro Verre, con cui posso scambiare qualche idea e da cui posso imparare qualcosa in più chiedendo a un corridore più esperto di me. Ho tutto da imparare. L’impegno dev’essere sempre tanto e devi essere sempre concentrato per riuscire a fare determinate cose. Poi ci sarà ancora tanto da scoprire e imparare strada facendo.

Con chi ti alleni dalle tue parti?
A me piace allenarmi da solo, sono un po’ un lupo solitario. Ho due o tre amici che corrono in squadre Under23 e spesso usciamo insieme. A volte poi mi capita di allenarmi con Gianmarco Garofoli, più raramente con Giulio Pellizzari, che è lì in zona.

Ti senti pronto per questo salto nel professionismo?
Ora è cambiato solo che è scritto sulla carta, ma l’impegno e la determinazione sono gli stessi dell’anno scorso. Saprò con certezza solo dopo le prime gare se sono pronto. Ora mi sento pronto, ma vediamo tra un mese. Intanto sto cercando di fare le cose nel modo migliore possibile per quando inizio.

Manda un messaggio ai giovani che stanno iniziando nel ciclismo.
Non bisogna abbattersi o arrendersi alla prima difficoltà, ma seguire con passione e con dedizione tutto quello che si fa, e metterci il massimo impegno. Bisogna cercare sempre di migliorarsi, di trovare quell’1% in più per migliorarsi, senza però avere l’ossessione del risultato. Strada facendo, se uno cerca di dare il 110% di sé stesso, prima o poi il risultato arriva di conseguenza.

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