SD Worx-Protime, Valentina Cavallar ha subìto un controllo antidoping poche ore dopo la morte della madre: “C’era la sua salma nella stanza accanto, a volte ci si dimentica che dietro ogni atleta c’è un essere umano””
Valentina Cavallar ha raccontato sui propri profili social una vicenda personale particolarmente dolorosa. L’atleta del Team SD Worx-Protime aveva concluso anzitempo la propria stagione agonistica in seguito a gravi motivi familiari. La ciclista austriaca ha dovuto affrontare la perdita della madre, un lutto reso ancora più difficile da un episodio che ha deciso di raccontare pubblicamente. Come spiegato dalla stessa Cavallar sui propri profili social, poche ore dopo la morte della madre è stata sottoposta a un controllo antidoping nella propria abitazione, mentre la famiglia stava affrontando il dolore della perdita. Resta da chiarire se il personale incaricato del controllo fosse a conoscenza della situazione familiare dell’atleta. In assenza di informazioni precise, non è possibile stabilire quali fossero le circostanze in cui è stato organizzato l’intervento, né attribuire eventuali responsabilità. Un aspetto che merita di essere distinto dal dolore espresso dalla ciclista, il cui racconto riporta l’attenzione anche sulla dimensione umana degli atleti professionisti.
“Ciò che ha reso questa esperienza ancora più difficile è stato il fatto che, poche ore dopo la morte di mia madre, ho dovuto sottopormi a un controllo antidoping a casa, nella stanza accanto a quella in cui giaceva – ha scritto Cavallar sul suo profilo social – Comprendo l’importanza di uno sport pulito e ho sempre rispettato la responsabilità che deriva dall’essere un’atleta professionista. Ma in quel momento, chiaramente, non stavo pensando al ciclismo, alla competizione o alle mie responsabilità di atleta. Ero una figlia che aveva appena perso la propria mamma”.
“Dover affrontare un controllo antidoping in quelle circostanze mi è sembrato profondamente doloroso, del tutto fuori luogo e irrispettoso nei confronti della mia famiglia. È stato un momento che mi ha fatto riflettere su quanto facilmente si possa dimenticare che dietro ogni atleta c’è un essere umano con una vita, una famiglia ed emozioni che non scompaiono semplicemente quando iniziano le responsabilità dello sport professionistico. Credo nello sport pulito. Ma credo anche che l’umanità, la compassione e il rispetto non debbano mai essere dimenticati”, ha concluso.
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