© Trek-Segafredo

#SpazioTalk, Paolo Slongo (Trek-Segafredo): “Nibali subito competitivo ad agosto, al Mondiale deve essere al 100%”

Paolo Slongo ha preparato meticolosamente la stagione di Vincenzo Nibali. Il Direttore Sportivo della Trek-Segafredo, storico preparatore del siciliano, ha parlato in esclusiva ai microfoni di SpazioCiclismo durante il consueto appuntamento con SpazioTalkIl vincitore di quattro Grand Tour in carriera aveva già confermato la propria volontà di partecipare con ambizione di vittoria ai mondiali di Martigny 2020 per poi puntare con decisione al Giro d’Italia 2020, che dovrebbe scattare dalla sua Sicilia con una cronometro individuale a Palermo. Tra la preparazione atletica durante lo stop forzato del coronavirus e il programma per la ripresa delle corse, sono tanti gli argomenti trattati nell’intervista con Paolo Slongo.

Il primo agosto si riparte. Qual è il programma di questo mese e come si differenzia il lavoro rispetto a quello invernale?
È stato un anno particolare, con il blocco a causa del coronavirus. La cosa più difficile è stata non sapere quando si sarebbe ripartiti. Io e gli atleti abbiamo cercato di far decrescere la forma per poi ritrovarla, ma senza perderla più di tanto. Nibali ha cercato di tenere un equilibrio rispetto all’ultima corsa, la Parigi-Nizza. Abbiamo cercato di comportarci come se fosse inverno avanzato, riprendendo la palestra e i lavori aerobici e tralasciando i lavori di soglia e di fuorisoglia. Sono passati tre mesi e mezzo dalla chiusura, è stato un periodo lungo che abbiamo gestito così. Vedremo alle corse se è stata gestita bene.

Il problema con la ripresa sarà soprattutto riportare in condizione chi non ha avuto modo di allenarsi. Nibali in Svizzera ha avuto più libertà, ma chi è rimasto a casa in Italia in che condizione si trova adesso?
Secondo me ha pesato di più dal lato psicologico l’impossibilità di allenarsi per strada. Fare un periodo così lungo sui rulli, dove non puoi fare troppo allenamento per la sudorazione e la temperatura che si alza in fretta, non ti permette di svolgere allenamenti di tre ore. Sulla testa ha pesato di più. Fortunatamente la stagione non è ricominciata subito dopo lo stop. A parte qualche atleta che ha preso qualche chiletto, il tempo è stato sufficiente per mettere tutti alla pari. Una ripartenza più vicina alla fine del lockdown avrebbe aiutato Nibali, i tedeschi e i belgi, che hanno potuto allenarsi. Non sarà così.

Ci sono incognite e preoccupazioni rispetto a quanto è successo e potrà succedere, anche a livello di fisico e di come potrà reagire?
Adesso è tutta un’incognita. In una stagione standard, prima di arrivare agli appuntamenti che ci prefiggiamo abbiamo un percorso di preparazione e di gare in cui l’atleta si adatta a certi sforzi. Qui invece ci troviamo che il primo agosto abbiamo le Strade Bianche, una delle gare più dure con un dispendio importante di energie con lo sterrato e il chilometraggio. La Sanremo viene subito dopo, e sappiamo che è la corsa più lunga. Poi c’è il Lombardia, ci sono tre gare clou in pochissimo tempo che richiedono tanto al fisico. Non si può arrivare non preparati e non in una buona condizione. Il fattore che cambierà tutto sarà il caldo. Correre il Lombardia a ottobre è una cosa, ad agosto è un’altra. Queste gare avranno un ulteriore fascino, storicamente si facevano in periodi diversi con temperature diverse. Sicuramente cambieranno i protagonisti.

Con che stato di forma e con quali obiettivi sarà al via Vincenzo in queste prime gare?
Noi abbiamo i nostri parametri, non quelli degli altri. Ci siamo prefissi di arrivare a quest’inizio stagione già competitivi. Sto con i piedi per terra, ma vogliamo essere in grado di lottare per le vittorie. Ovviamente non possiamo sapere come stanno gli altri, tutto questo periodo è una novità. L’obiettivo principale per Nibali resterà il Mondiale, con il Giro d’Italia, ma visto che la stagione è accorciata e non si sa come sarà il futuro di questo virus secondo me è meglio partire con una buona condizione per essere subito competitivi e vedere poi come vanno le cose.

L’incognita però rimane…
Io di natura sono ottimista, ma si lavora con tante incognite. Sarebbe stato rischioso puntare solo sul Giro a ottobre tralasciando altre corse belle e importanti. Proveremo a essere competitivi da subito e vedremo.

Come si riesce a conciliare la necessità di essere al 100% al Mondiale e poi fare il Giro, che parte una settimana dopo?
La collocazione è ideale per la preparazione. Prima del Giro devi essere in buona condizione, arrivare in forma già al Mondiale è fattibile per poi tenere quattro settimane. A fine settembre e a ottobre si corre con temperature che consentono un maggior recupero. Per me è possibile, ed è un bene che sia ravvicinato al Giro. Avevamo preso in considerazione di fare anche il Tour, ma la nostra scelta secondo me è stata la migliore. Per di più il Giro dovrebbe partire dalla Sicilia di Vincenzo.

Ci dovrebbe anche essere un arrivo in salita in più. Questo per voi è un vantaggio?
Già prima la forza di Vincenzo era la resistenza. Scherzando con lui spesso diciamo che se i Grandi Giri durassero una settimana in più li vincerebbe tutti, perché ha una grande costanza di rendimento. Avere una corsa più dura per lui è sicuramente un vantaggio, e ben vengano le tre cronometro, compreso il prologo. È una prova in cui si è sempre difeso, e talvolta ha anche guadagnato terreno.

Dunque sarà tutto concentrato intorno a questo picco? Si lavora per crescere gradualmente per arrivare al massimo per Mondiale e Giro?
In generale sì, cambia solo che proveremo a essere in forma da subito e poi proveremo a gestire la forma diversamente. Se capiremo che a Sanremo e Lombardia saremo già in forma, a differenza degli altri anni, in cui in genere la forma pian piano sale, potremmo gestire l’avvicinamento al Giro d’Italia con dei periodi di scarico. Cambia un po’ la prospettiva, se la condizione arriva prima al posto di aumentare gradualmente proviamo a mantenerla o diminuirla leggermente.

Oltre a Strade Bianche, Sanremo e Lombardia, Nibali farà un ritiro a luglio. Ce ne sarà poi anche un altro?
Ne abbiamo programmato uno a luglio perché le gare sono esigenti, quindi vogliamo simulare con i compagni e la squadra carichi di lavoro e allenamenti specifici per arrivare bene al blocco italiano di inizio stagione. Poi Nibali potrebbe correre anche Gran Lombardia e Milano-Torino, oltre al Giro dell’Emilia. Poi ci sarà il Campionato italiano e la nostra idea sarebbe tornare a fare un altro po’ di montagna prima della Tirreno-Adriatico, che diventerebbe l’unica corsa a tappe prima del Giro. Poi valuteremo l’avvicinamento al Mondiale, il calendario è cambiato tante volte. Oltre a Toscana, Peccioli e Appennino non ci sono gare prima dei mondiali, valuteremo se fare altre corse dopo la Tirreno.

Più o meno quindi sono 15 giorni di corsa prima del Giro d’Italia. Pensate che anche gli avversari faranno così? Vi siete anche confrontati con i loro programmi per decidere il vostro?
No, abbiamo ragionato per noi. Poi è normale fare un confronto e stare attenti a cosa fanno gli altri. Ho visto ad esempio che Fuglsang farà il Giro di Polonia. Io però quando programmo valuto con Vincenzo e lo staff, guardo al mio e cerco di fare blocchi di lavoro alternati a blocchi di recupero che ci portino agli obiettivi e a ciò che ci prefissiamo di fare.

A livello di partecipazioni è già praticamente tutto deciso, anche al Giro. I compagni quindi saranno più o meno tutti gli stessi alle corse?
Sì, è una strategia che a me piace ed è condivisa da altri tecnici. Creiamo un gruppo di lavoro che correndo insieme e allenandosi insieme crei un feeling che va oltre alla gara. Si crea quindi un rapporto interpersonale nel ritiro che in gara non riesci a fare, i tempi sono più stretti e c’è meno rapporto umano. Fai le tue cose, pensi a recuperare, magari non sai neanche se il tuo compagno ha una bambina… Vogliamo che la squadra sia più coesa e dia il 110%, non il 90%. Poi c’è la parte tecnica, avendo cambiato squadra ci sono meccanismi, come il colpo d’occhio in corsa e il feeling con i direttori, che vanno perfezionati. Io, Adriano Baffi e Popovych faremo il camp in altura e anche i blocchi delle corse per affinare i meccanismi per tutti, in modo che si sbagli il meno possibile. Dico spesso che chi vince sbaglia meno degli altri, anche se qualcosa si sbaglia sempre.

Il 2020, con il nuovo calendario, finirà inevitabilmente più tardi. Questo può creare dei problemi per la prossima stagione?
Sicuramente può cambiare qualcosa, ma per corridori da grandi giri come Nibali e Ciccone non cambia più di tanto. Possono magari permettersi di partire, come quest’anno, a febbraio, quindi per loro cambia poco. Cambierà qualcosa di più per gli specialisti delle classiche, che facendo a ottobre Roubaix e Liegi avranno un periodo di recupero più stretto, dovendo essere già in forma per la primavera. Per i corridori da grandi giri invece non cambierà molto.

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