#SpazioTalk, Alexander Konychev: “Quest’annata mi è servita a fare ancora un po’ di esperienza, ma spero che nella prossima ci sia un po’ di fortuna in più”

Alexander Konychev è sicuramente tra i giovani italiani di maggiori speranze. Nei primi due anni da professionista passati con il Team BikeExchange ha raccolto poco in termini di risultati, ma ha maturato esperienza che potrà tornagli utile nei prossimi anni. Nonostante un 2021 non troppo fortunato, quindi, la squadra australiana ha scelto di puntare ancora sul classe 1998 che quest’anno vorrebbe farsi trovare pronto nelle classiche del Nord per capire che direzione possa prendere la sua carriera. Di queste sue speranze e del desiderio di poter finalmente debuttare alla Parigi-Roubaix il veronese ne ha parlato in un’intervista esclusiva ai nostri microfoni, di cui un estratto è andato in onda nel podcast SpazioTalk.

Come valuti questa stagione? Sei soddisfatto o pensi che sarebbe potuta andare meglio in determinate situazioni?
Diciamo che è iniziata in modo un po’ complicato perché mi sono ammalato a gennaio e ho preso il Covid e quindi ho saltato un mese fondamentale per la preparazione e quindi i mei obiettivi che mi ero messo per l’inizio stagione sono andati un po’ in frantumi, perché comunque avevo perso tutto gennaio e sono arrivato alle classiche che la forma non era delle migliori. Poi comunque ho continuato a lavorare, sono stato in altura e sono riuscito a raccogliere qualcosina durante la stagione anche se non mi ritengo soddisfatto per come è andata. Sì, c’è stato qualcosa di buono, ma comunque mi sarei aspettato qualcosa di più. Comunque un’annata che mi è servita a fare ancora un po’ di esperienza, a capire dove poter lavorare ancora e speriamo che l’anno prossimo ci sia un po’ più di fortuna.

Hai scelto di rinnovare con il team BikeExchange, quindi rimarrai nella squadra che ti ha lanciato tra i professionisti. Innanzitutto è una scelta dettata un po’ dal ruolo che ti danno, dall’ambiente che trovi?
Io mi sono trovato benissimo in questi due anni e comunque devo tanto alla mia squadra che mi ha dato fiducia e mi ha fatto passare tra i professionisti e in questi due anni mi ha fatto fare corse di primo livello, quindi mi ha fatto fare molta esperienza. Sevo molto a loro e mi sono trovato davvero bene e sono davvero felice di poter restare, continuare a lavorare con loro.

Quanto ha cambiato e potenzialmente può cambiare l’arrivo di un corridore come Matthews in squadra? Sia per avere un compagno di questa esperienza per crescere, sia perché, probabilmente, in alcune classiche immagino dovrai essere d’appoggio a lui?
Con Matthews ho un buon rapporto fin da quando è arrivato: abbiamo avuto un rapporto di amicizia anche al di fuori delle corse e questo rende anche un po’ più semplice quando c’è da lavorare per un leader. Sicuramente è un grande esempio da seguire di professionalità, di come si comporta, di come si allena, di come affronta il suo lavoro. Sicuramente è un corridore di grande valore e supportarlo, comunque, è un grande piacere e un grande compito e anche segno di fiducia: lui crede molto in me e mi sta spingendo a migliorarmi come corridore e mi sta dando delle dritte e vedremo l’anno prossimo cosa potremo combinare assieme.

Tra l’altro tu hai rinnovato con un contratto annuale, quindi sia tu che la squadra vi aspettate che il 2022 possa anche un po’ definire quello che sarà poi il tuo ruolo eventualmente nel futuro nel mondo del ciclismo, cioè se potrai magari puntare a cercare di essere un capitano o comunque un luogotenente oppure se ti dovrai mettere a servizio della squadra?
Sì, certo. I primi anni definiscono un po’ quello che sarà la tua carriera. Ovviamente non è sempre così perché la maturazione dei corridori poi viene prima o dopo, però sono anni dal prossimo che serviranno un po’ anche a me stesso per capire il ruolo che potrò avere in una squadra, il ruolo che potrà essere il mio per il futuro. Diciamo che sono molto motivato, sono pronto a dare il 100% e star bene.

A questo proposito hai già fissato quelli che saranno i tuoi obiettivi o comunque un calendario di massima?
Il mio obiettivo rimane partire forte, fare una buona primavera, soprattutto con le corse in Belgio e questo per ora è l’obiettivo principale. Poi in base a quello si vedrà come continuare e quali saranno i miei programmi, però per ora voglio focalizzarmi a partire bene e poi si vedrà.

Si può dire che il fatto che Colbrelli abbia riportato la Roubaix in Italia sia anche forse un stimolo in più per i giovani che sognano di ottenere grandi risultati in questo genere di Monumento che, forse, negli ultimi anni, stavano passando secondo me un po’ in sordina anche a livello di attenzione mediatica rispetto ai Grand Tour dove l’Italia ha ottenuto risultati migliori?
Sicuramente negli ultimi anni diciamo che i successi sono passati un po’ in secondo piano anche perché in Italia abbiamo un po’ faticato negli ultimi anni. Però credo comunque che prima Bettiol a vincere il Fiandre e poi Colbrelli a vincere la Roubaix anche a livello mediatico in Italia abbia fatto molto bene al movimento. Anche per tanti ragazzini sicuramente sarà una bellissima motivazione.

Se tu potessi scegliere una Classica da vincere quale vorresti vincere?
È due anni che vorrei correre la Parigi-Roubaix e un anno è stata cancellata, quest’anno mi ci sono fratturato la spalla nella ricognizione, quindi speriamo che riuscirò a correrla l’anno prossimo. Comunque le Classiche monumento sono davvero corse speciali, lunghissime. Ho avuto la possibilità di correre il Fiandre, la Milano-Sanremo e sono delle corse che mi affascinano molto. Non lo so, forse prima di dirtelo dovrei correre la Roubaix e quindi dovessi risponderti adesso ti direi la Milano-Sanremo.

A proposito di infortunio alla spalla ti ha creato difficoltà un po’ a riprendere gli allenamenti in questo periodo di fine novembre oppure è già tornato tutto a posto? 
Diciamo che nella sfortuna sono stato anche abbastanza fortunato perché mancava una corsa, quindi non ho mancato grandi appuntamenti: mancava solo la Roubaix. Ho fatto trenta giorni più o meno senza bici, poi la prima settimana prima di riprendermi ad allenare su strada ho dovuto fare ancora un po’ di rulli perché comunque con le vibrazioni il dottore mi ha detto che era meglio non rischiare ancora perché non c’era fretta di forzare i tempi. Adesso ho fatto un bel periodo di riabilitazione, ci sto ancora lavorando, ma comunque il movimento e l’allenamento va avanti senza problemi.

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