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Movistar, Carapaz: “L’Ecuador mi ha fatto sentire un eroe. Voglio difendere il titolo al Giro”

Richard Carapaz torna nel Paese che gli ha dato la più grande gioia della carriera. Il vincitore del Giro d’Italia 2019 è presente oggi al via del Giro dell’Emilia, che arriva proprio sul San Luca, conclusione della cronometro d’apertura che ha assegnato la prima maglia rosa di quest’anno. Lì dove il sogno dell’ecuadoriano, e di tutti i suoi connazionali, ha cominciato a prendere forma. Il successo insperato lo ha proiettato tra i grandi nel ciclismo, e dopo diverse stagioni alla Movistar il sudamericano passerà alla Ineos con l’evidente obiettivo di migliorarsi ancora grazie ai metodi di allenamento della corazzata britannica.

“Non ero ancora tornato in Italia. In effetti è davvero curioso che questo piccolo viaggio ricominci proprio da Bologna…” ha dichiarato il corridore in un’intervista pubblicata oggi da La Gazzetta dello Sport: “La mia condizione è lontana dal cento per cento. La seconda parte della stagione non è andata come volevo. Ma voglio concludere bene l’anno, aiutando il team. Sono emozionato perché l’Italia per me significa ricordi stupendi. Il migliore senza dubbio è il giorno di Verona, non lo dimenticherò mai. In particolare, una immagine che ho sempre in mente: termino la crono finale, scendo dalla bici, alzo la testa nell’Arena. Guardo… e vedo migliaia di persone. E tantissime bandiere dell’Ecuador. Incredibile”.

Carapaz ha poi raccontato la sua accoglienza in Ecuador, dichiarandosi preoccupato per la situazione politica della sua patria: “Il ritorno al mio Paese con la maglia rosa è stato davvero impressionante. La nazione si era fermata, come paralizzata. Per me. Non era mai successo che un ciclista ottenesse un successo così importante. Mi hanno fatto sentire un eroe. Ora però il mio Paese è in un momento difficile. Politicamente, è come se stesse tornando al passato. La crisi economica che si sta attraversando è piuttosto grave. E l’uomo politico di riferimento non sta gestendo al meglio la situazione. Mi riferisco al presidente Lenin Moreno, che ha proclamato lo stato d’emergenza. Io vivo a Pamplona, ma i miei genitori stanno ancora a El Carmelo. Sono preoccupato, spero che tutto questo si possa risolvere. Un altro grande problema riguarda gli incendi della foresta amazzonica. Una piccola parte della foresta è nel territorio dell’Ecuador. È un privilegio averlo, è un grande polmone per tutto il mondo. Il mio Paese fa abbastanza per proteggerla. Sull’Amazzonia non bisogna ragionare con logiche nazionalistiche, perché è un patrimonio dell’umanità”.

Il sudamericano ammette poi di voler tornare nel 2020 per difendere il titolo: “Il Giro mi ha cambiato la vita. Soprattutto nel senso che se ora esprimo un’opinione su un tema, la cosa acquista una certa rilevanza. Prima non era così. Vengo ascoltato, la ripercussione che hanno le mie parole è grande. Oltre al fatto che vengo riconosciuto di più, mi chiedono foto e autografi, cose così. Sia in Ecuador, sia a Pamplona. L’anno prossimo voglio tornare a difendere il titolo. Non ne abbiamo parlato ancora con la nuova squadra, ma il desiderio è quello”.

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