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Ineos Grenadiers, Elia Viviani: “Sono tornato qui per tornare a vincere nei Grandi Giri e in pista”

Elia Viviani torna a parlare del suo trasferimento. In occasione della UCI Track Champions League, che fa tappa a Londra nel velodromo di Lee Valley dove Elia debuttò nella sua prima Olimpiade di Londra 2012, il corridore della Ineos Grenadiers ha raccontato del suo cambio casacca e di come, al contrario di quanti possano pensare, sia la scelta migliore per non tralasciare gare importanti né su pista né su strada. L’uomo simbolo della pista azzurra dedica anche spazio al suo rapporto con il CT Marco Villa, raccontando come tra di loro ci siano spesso situazioni di confronto molto importanti.

Intervistato da Eurosport, tra ricordi e memorie, ha colto l’occasione per parlare del suo rapporto con colui che dal 2012 ha portato la nazionale ad essere una delle più temute al mondo: “Sì, in quel momento Marco Villa era appena arrivato come commissario tecnico. Abbiamo lavorato insieme per crescere in tutte le discipline, ci abbiamo messo un po’, abbiamo lavorato tanto, ma oggi possiamo dire che la Nazionale italiana è punto di riferimento a livello di pista – ha raccontato l’ex Cofidis spiegando anche come per il tecnico, lui sia un uomo fondamentale per il tramite col gruppo – Il CT dice sempre che è anche mio il merito dei successi degli altri ragazzi? Ma, diciamo, che sono un po’ il tramite tra Villa e gli altri. Io sono arrivato prima e loro si rapportano con me, per consigli e altre problematiche. Il ct se ha qualcosa da chiedere, la chiede a me perché sa che con me si può parlare in faccia sempre e comunque. Ci confrontiamo per capire se per una gara ci vuole un ritiro in più, se siamo già pronti per un’altra corsa e così via. Io faccio da tramite alle due componenti”.

Punto di riferimento per molti giovani italiani che hanno capito, grazie a lui, che era possibile eccellere sia in pista che su strada, il fresco iridato della velocità si è poi addentrato nella questione della nuova squadra, di cui molti hanno pensato che non fosse la soluzione giusta per fare sia pista che strada: “Assolutamente no, è esattamente il contrario. Magari, da fuori, si può fare l’errore di pensare che la Ineos non possa dare spazio, ma è proprio il contrario. Sono tornato qui, perché sono già stato alla Sky, proprio per tornare a fare grandi cose su pista. Durante la mia permanenza alla Sky ho vinto tappe nei Grandi Giri, ma grazie a loro sono riuscito a vincere l’oro alle Olimpiadi di Rio. Sono tornato proprio per questo: tornare a vincere nei Grandi Giri e tornare a vincere in pista”, spiega non lasciando spazio a possibili dubbi.

Per dare ancor più certezze, ricorda come la corazzata britannica sia nata proprio dall’esperienza nei velodromi di gran parte dei tecnici: “E se ci pensi, è la stessa squadra di Dave Brailsford e altri dirigenti che, prima di fare il Team Sky, avevano portato la Nazionale britannica di pista a vincere tutto alle Olimpiadi del 2008 e del 2012. Io stesso, grazie al loro contributo, posso dire di aver vinto l’oro a Rio. E per questo torno in quella squadra perché avrò modo di gestire il doppio calendario. Devo dirti che ormai ho l’esperienza per gestirmi in autonomia, ma l’essere nella loro squadra mi darà un aiuto in più. E a Parigi voglio tornare a vincere l’oro“.


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