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CCC, Ilnur Zakarin pensa a Giro e Tokyo: “Se non posso correre per il mio paese lo farò con un’altra bandiera”

Ilnur Zakarin si appresta a disputare il 2020 con la sua nuova squadra, la CCC. Il corridore russo è reduce da una stagione al di sotto delle aspettative, certamente condizionata anche dai problemi che hanno portato alla chiusura della Katusha-Alpecin. Nella prossima stagione lo rivedremo sicuramente al Giro d’Italia 2020 che sarà il suo obiettivo principale insieme alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Anche se sulla sua partecipazione olimpica pesa l’incognita relativa alla sanzione decisa dall’Agenzia Mondiale Antidoping di escludere la Russia, pur non essendo Zakarin in alcun modo coinvolto direttamente.

Gli ultimi due anni non sono stati molto positivi per me – ha confessato a ciclo21 – ma penso che tutti questi cambiamenti, incluso il nuovo team, arrivino al momento giusto. Sento di nuovo il fuoco dentro di me. Concordo sul fatto che la mia crescita si sia fermata nelle ultime due stagioni, ma mostrerò che ho ancora margini di miglioramento”.

“Devo tornare al mio livello sportivo che avevo prima – ha continuato – Se sarò in buona forma durante le gare di una settimana, sarò abbastanza sicuro di poter fare bene al Giro d’Italia. Ciò che è importante, tuttavia, non è solo finire in sesta o in settima posizione in classifica generale, ma essere attivi e vincere tappe e indossare maglie”.

La prossima Corsa Rosa presenterà un percorso particolarmente adatto alle sue caratteristiche: “Come ogni anno, sarà una gara molto dura. Quest’anno, la seconda parte del Giro sarà particolarmente difficile. Non vedo l’ora che arrivi l’ultimo tratto, in particolare quelle tre tappe in cui penso di poter essere di alto livello”.

Il suo grande obiettivo stagionale, oltre al Giro, saranno i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dai quali, però la Russia è stata esclusa: “Voglio chiarire che, se questa decisione è stata presa, è perché è giustificata. Sono state fatte cose brutte e, pertanto, questa sanzione deve essere accettata. L’intera questione relativa alla manipolazione delle prove è legata alle cattive pratiche della Rusada. Io vivo fuori dalla Russia da sei anni. Ho superato più di cento controlli in questo periodo sia in competizione che fuori competizione. Nessuno di questi controlli è stato eseguito dai russi. Non ho mai avuto problemi”.

“Sono già rimasto fuori dai Giochi di Rio per motivi politici. Sono cose che non andrebbero mai essere mescolate. Lo dirò molto chiaramente: questa volta voglio esserci. Se non riesco a farlo sotto la bandiera del mio paese, lo farò difendendo la bandiera olimpica o qualsiasi altra bandiera neutrale“.

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