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Percorso Giro d’Italia 2019, le tappe da non sottovalutare

Il Giro d’Italia 2019 non farà eccezione alla tradizionale imprevedibilità della Corsa Rosa. Il #Giro102 vivrà anche quest’anno giornate da ricordare soprattutto grazie ai percorsi misti che, se dovesse sommarsi anche il maltempo, potrebbero anche rivelarsi decisivi. Come dimostrato anche l’anno scorso dal ribaltone di Chris Froome, non c’è mai la possibilità di rilassarsi un attimo nel corso delle ventuno tappe in programma dall’11 maggio al 2 giugno prossimi. Tra queste, ne abbiamo scelte cinque da non sottovalutare che hanno tutte le carte in regola per scompaginare la corsa, creando situazioni impreviste in frangenti di corsa inaspettati nello scacchiere complessivo.

Le Tappe da non sottovalutare del Giro d’Italia 2019

Tappa 1 – Sabato 11 maggio: Bologna – Bologna (8km)

Non inganni il chilometraggio ridotto. La cronometro inaugurale può infatti creare grattacapi a qualcuno, soprattutto se dovesse presentarsi ai nastri di partenza della corsa in condizioni non ancora ottimali. Il tracciato non è adatto agli specialisti, ma ad uomini che avranno l’esplosività necessaria per affrontare la dura erta finale. Dopo 6 chilometri pianeggianti si sale infatti in direzione del Santuario di San Luca. La salita è decisamente conosciuta, in quanto sede di arrivo tradizionale del Giro d’Emilia, e proprio per questo si possono già prevedere dei distacchi interessanti anche tra chi punta a competere per la classifica generale.

A inaugurare l’ascesa finale è una curva a U verso destra, un budello che preannuncia l’inferno. La salita è decisamente irregolare e, nei suoi 2100 metri totali, alterna tratti ripidi – fino al 16% – ad altri leggermente più dolci. Nel complesso non si scende mai sotto l’8%, con la pendenza massima che si registra in corrispondenza del passaggio sotto il chiostro, quando i corridori affronteranno la curva a esse delle Orfanelle. La strada spiana leggermente nel finale, ma anche qui serviranno gambe per provare a creare, a o contenere, distacchi.

Tappa 7 – Venerdì 17 maggio: Vasto – L’Aquila (185 km)

La frazione che rende omaggio alle vittime del sisma di dieci anni fa, giunge all’indomani della lunga tappa con arrivo a San Giovanni Rotondo, nella quale si sono accumulati 2800 metri di dislivello, e ne mette assieme altri 2250 ma su una distanza inferiore di quasi 50 chilometri. La prima parte costeggia il mare fino a Ortona e non nasconde insidie, col gruppo che dovrà però iniziare a puntare le antenne quando si troverà ad affrontare il GPM di Le Svolte di Popoli, la cui vetta è posta a poco più di 40 chilometri dall’arrivo. Particolarmente mossi e costellati di tranelli sono però gli ultimi 10. Ai -9 è collocata la salita di via della Polveriera, la cui pendenza media del 5-6% maschera tratti più severi che lambiscono la doppia cifra. Da lì si procede in discesa fino a 2000 metri dall’arrivo, con gli ultimi 1500 che tornano bruscamente a salire. Il finale strizza l’occhio ai puncher: dopo il triangolo rosso la pendenza media è del 7% con un picco dell’11% prima di imboccare il rettilineo finale di 450 metri, dove la pendenza torna ad essere del 7%. Per gli uomini di classifica sarà fondamentale affrontare davanti già la penultima asperità e il successivo tratto in discesa. Farsi trovare a centro gruppo, o ancora peggio nelle sue retrovie, nel toboga finale rischia infatti di costare diversi secondi.

Tappa 15 – Domenica 26 maggio: Ivrea – Como (232 km)

La tappa che porta al secondo e ultimo giorno di riposo è per definizione da monitorare con particolare attenzione. Il gruppo la affronterà in chiusura di un weekend preceduto dal primo vero arrivo in salita, al Lago del Serrù, e inaugurato dal tappone con arrivo a Courmayeur. Come concludere una tre giorni del genere, se non con una versione da GT del Giro del Lombardia? Quella che ripropone Como come sede d’arrivo dopo 32 anni, è infatti una versione per nulla in scala della classica delle foglie morte e si presta particolarmente a imboscate e trabocchetti. I primi 160 dei 232 chilometri totali sono in verità pianeggianti e serviranno essenzialmente a portar via la fuga di giornata.

Dopo la discesa di Onno si inizia a fare sul serio. A Bellagio inizia la storica salita del Ghisallo, le cui pendenze fino al 14% possono solleticare la fantasia di qualche coraggioso, soprattutto se le due frazioni precedenti dovessero aver già creato distacchi importanti tra alcuni dei corridori che puntano alla vittoria finale. La conformazione del tracciato si presta infatti a una sortita del genere. Subito dopo è collocata una discesa tecnica e veloce che si interrompe a Maglio, dove inizia la Colma di Sormano, salita regolare di 9,6 chilometri con una pendenza media del 6,6%.

Dallo scollinamento all’arrivo mancheranno oltre 40 chilometri, col tratto in discesa ricco di tornanti e nel quale bisognerà prestare particolare attenzione o – per gli specialisti – provare ad afferrare il coraggio a due mani. Dopo il tratto in falsopiano, a meno di 14 dall’arrivo inizia il Civiglio, che con la sua pendenza media del 9,6% in 4200 metri di scalata ha spesso fatto la differenza anche al Lombardia. Chi perderà terreno qui non avrà più modo di recuperare, con la successiva picchiata verso il capoluogo che concede pochi margini agli eventuali ritardatari.

Tappa 17 – Mercoledì 29 maggio: Commezzadura/Val di Sole – Anterselva (181 km)

All’indomani del tappone inaugurale della terza settimana, con Gavia e Mortirolo, questa tappa potrebbe rivelarsi più decisiva di quanto l’altimetria non faccia presupporre. La fatica accumulata avrà già cominciato a farsi sentire nelle gambe dei corridori e, soprattutto i delusi, potrebbero cercare in questa giornata l’opportunità per sorprendere.

Poco dopo il via da Commezzadura, i corridori cominceranno infatti a salire verso il Passo della Mendola (8,4 km al 4,5%, 15,0%, max) che sicuramente farà già da trampolino di lancio per qualche attaccante. Anche la successiva discesa, molto ripida e tecnica, potrebbe già mettere sotto pressione qualche big. Gli ultimi 70 chilometri, dopo il passaggio da Bressanone, propongono varie salite non troppo impegnative. Quelle di Elvas (4ª cat., 3,4 km al 7,6%, 12,0% max) e soprattutto Terento (3ª cat., 6,6 km al 7,6%, 12,0% max) potrebbero però a loro volta rappresentare il terreno ideale per un attacco, tenuto conto che allo scollinamento mancheranno meno di 50 chilometri al traguardo.

Conclusa la discesa a Brunico, si comincerà a salire leggermente per poi arrivare agli ultimi 5,5 chilometri verso Anterselva (3ª cat., 6,9%, 12,0% max), piuttosto pedalabili che, al termine di due giornate così intense, potrebbero regalare distacchi molto dilatati e inaspettati.

Domenica 2 Giugno – 21ª Tappa: Verona – Verona (17 km)

La cronometro dell’ultimo giorno ha sempre qualcosa da raccontare. Soprattutto quest’anno che sarà tutt’altro che una passerella cittadina in quel di Verona. Gli organizzatori hanno infatti messo sul piatto 17 chilometri da Verona Fiera all’Arena, simbolo della città scaligera, conditi dalla storica salita delle Torricelle a metà percorso.

Dopo i primi 4,7 chilometri pianeggianti, si affronteranno infatti i 4,5 chilometri di salita al 4,6% di pendenza media, con punte del 9% nella seconda parte. Seguiranno 5,3 km di discesa non troppo difficili, la cui parte più ripida dura circa tre chilometri, prima dell’ultimo chilometro pianeggiante, da Ponte della Vittoria fino ad arrivare dentro l’arena.

Se si dovesse arrivare a questa tappa conclusiva con una situazione di alta classifica particolarmente incerta, aspettiamoci una giornata da ricordare.

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