© Euskadi - Murias

Euskadi-Murias, per il Tour de France 2019 servono risorse. Odriozola: “Ma siamo pronti”

La Euskadi-Murias conferma il suo obiettivo di ottenere una Wild Card per il Tour de France 2019. Già presente giovedì scorso al Palazzo dei Congressi di Parigi in occasione della presentazione della prossima Grande Boucle, in programma dal 6 al 28 luglio 2019, il general manager della formazione basca, Jon Odriozola, ha ribadito i propositi nel corso di una lunga intervista concessa a deia.eus, nel corso della quale ha manifestato l’intenzione di riportare una formazione appartenente alla regione autonoma iberica a partecipare al GT più importante del mondo, provando così a rinverdire i fasti dei lustri scorsi della Euskaltel-Euskadi.

“Abbiamo fatto capire agli organizzatori che siamo pronti ad esserci. Eravamo con il direttore Christophe Prudhomme ma, cosa ancora più importante, con Jean-Etiene Amaury, il proprietario di ASO. Lui ha riconosciuto il lavoro che stiamo portando avanti e questo significa che stiamo progredendo molto velocemente. Ci è stato riferito che gli sono piaciuti molto i valori che stiamo portando avanti e i risultati ottenuti. Hanno avuto parole di stima per noi e per i sostenitori baschi. Abbiamo potuto inoltrare la candidatura e ora non ci resta che attendere”.

In stagione la formazione Professional spagnola si è aggiudicata una tappa alla Vuelta con Oscar Rodriguez e la classifica finale del Giro di Turchia con Eduard Prades: “Non so fin dove arriveremo – ha proseguito l’ex corridore di Banesto e Kelme a inizio secolo – ma ciò che abbiamo raggiunto resterà scolpito nella storia. Magari sarà più riconoscibile fra dieci anni, ma fa parte del gioco. Siamo competitivi e abbiamo ottenuto grandi successi, con personalità. Il salto è stato compiuto, ora serve continuità nel tempo e un futuro solido. Opzioni che Murias, da sola, non può darci. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Siamo baschi e portiamo avanti con fierezza il nostro stemma, ma ora bisogna capire quanti vorranno sostenerci e continuare a crescere per disputare una corsa come il Tour. Per riconoscere il lavoro che stanno facendo i ciclisti servono risorse economiche. Qui tutti sono al minimo salariale e nonostante ciò sono stati in grado di fare cose impensabili contro corridori che guadagnano milioni di euro”.

 

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