Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech): Il tracciato pareva proprio perfetto per lui e lui, su questo tracciato, non vedeva l’ora di correre. Alla fine, disegna una vera opera d’arte, prima ispirato dall’amico, oltre che rivale di Classiche, Tadej Pogačar e poi facendo tutto da solo, in un rettilineo finale che rimarrà uno dei più entusiasmanti dell’intera stagione, per non dire di più.
Mads Pedersen (Lidl-Trek): La stanchezza non sa proprio cosa sia. Dopo tre settimane passate ad attaccare qua e là per propiziarsi la possibilità, poi fatta realtà, di salire sul podio finale come tenutario della Maglia Verde, ha ancora le energie per prendere le ruote degli altri fenomeni in gara su uno strappo tutt’altro che banale. Al secondo “giro di giostra” non riesce a prendere la carrozza giusta, ma rimane comunque nella partita, chiudendo con un bel terzo posto di giornata.
Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG): Non sarà una novità, ma di certo non può mancare fra i migliori, anche di questa tappa. Dimostra di non volersi mai accontentare della “normalità” e, come l’anno scorso, infiamma corsa e pubblico sulle salite di Montmartre. Stavolta però gli mancano le forze (o magari la determinazione mentale, che tutto sommato può anche starci) per portare a termine l’ennesima impresa. Ma non gli si può negare il merito di aver fatto da “miccia”.
Biniam Girmay (NSN): Non avrebbe comunque vinto, visto che Van der Poel alla fine si è tenuto tutti dietro, ma una volata un po’ più convincente ce la si poteva aspettare. L’eritreo chiude il suo Tour con un undicesimo posto che non può nobilitarne il bilancio personale, al termine di tre settimane che lo hanno visto protagonista sì, ma probabilmente non al livello sperato da lui e soprattutto dalla squadra.
Olav Kooij (Decathlon CMA CGM): La squadra, che spesso nell’arco di queste tre settimane si è spesa per Paul Seixas, stavolta fa di tutto per metterlo in condizione di giocarsi un successo che sarebbe molto pesante. Ai suoi compagni manca però qualcosa per chiudere l’ultimo buco, come a lui mancano le energie necessarie per provare il colpaccio partendo da lontano nel finale.
Filippo Ganna (Netcompany Ineos): C’era la possibilità, che forse era più una speranza, che potesse raddrizzare un Tour avaro di soddisfazioni per la sua squadra, ma nei momenti da “Classica” che hanno caratterizzato il finale non è riuscito a saltare sulle ruote degli altri campioni capaci di avvantaggiarsi. Alla fine, era lì con i migliori, ma il 14esimo posto nell’ordine d’arrivo non rende giustizia alla sua classe.
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